San Tommaso d'Aquino (1225 - 1274)

Tommaso d’Aquino manifestò un particolare acume sin dalla prima formazione e, nello sgomento dei suoi genitori, decise di abbracciare la vita religiosa. Entrò nell’Ordine di San Domenico tra il 1240 e il 1243, e continuò a studiare sotto la guida dei più stimati studiosi del tempo, incluso Alberto Magno. L’Aquinate trascorse la vita ad insegnare, viaggiare e scrivere, finché nel 1273 a Napoli una forte esperienza religiosa lo costrinse a lasciare la penna per sempre. Il suo capolavoro, La Summa Teologica, il culmine del suo tentativo di sintetizzare la filosofia aristotelica e la teologia cristiana, rimase incompiuta. Morì il 7 marzo 1274.

Il pensiero economico dell’Aquinate è inseparabile dalla sua riflessione sul diritto naturale. Nella sua prospettiva, la legge naturale è un’etica dedotta dall’osservazione delle norme fondamentali della natura umana. Tali norme possono essere interpretate come la volontà di Dio sul creato. Un’azione illegittima è quella che perverte il disegno di Dio su un particolare aspetto della Sua creazione. Le transazioni economiche, per l’Aquinate, andrebbero considerate all’interno di tale struttura, dal momento che esse appaiono come tentativi dell’uomo di dotarsi della materia offerta dalla natura per il raggiungimento di certi fini.

La proprietà privata è un’istituzione economica desiderabile dal momento che concorre al desiderio interiore dell’uomo per l’ordine. “Di conseguenza il possedere non è contrario alla legge di natura”, scrive San Tommaso nella Summa, “ma un legato della ragione umana”. Ad ogni modo, lo stato ha l’autorità di regolare la vita commerciale, come ad esempio porre in essere le regole che puniscono il furto, l’estorsione e la frode. In tal modo, anche il diritto civile è un riflesso del diritto naturale. Inoltre, l’Aquinate era convinto che il diritto di proprietà privata fosse la migliore garanzia per la pace e per una società ordinata, poiché esso assicura il massimo degli incentivi per la gestione responsabile della proprietà.

L’Aquinate ha consentito di andare oltre la visione negativa della vita commerciale che avevano ad esempio i Padri della Chiesa. Per Tommaso il commercio in sé non è un male; piuttosto, la sua dignità morale dipende dalle motivazioni e dalla condotta del commerciante. Inoltre, il rischio associato all’opera di portare i beni da lì dove sono abbondanti a lì dove sono scarsi giustifica anche il profitto imprenditoriale. Il mercante, ad ogni modo, deve orientare il suo profitto verso finalità virtuose.

Fonti: Tommaso d’Aquino, La Summa Teologica, ESD, Bologna 1996.