Ibn Khaldun (1332 - 1406)

Ibn Khaldun, considerato il più grande storico arabo, è anche conosciuto come il padre della moderna scienza sociale e della storia della cultura. Nato a Tunisi da una devota ed influente famiglia, la sua prima educazione fu segnata dallo stimolo intellettuale che una tale influenza comportava. Nel 1349 la Morte Nera colpì Tunisi e prese con sé la madre e il padre, oltre a tanti suoi maestri. A questo punto manifestò il desiderio di lasciare la solitudine di Tunisi per trasferirsi a Fez, il centro nevralgico della vita politica e culturale del Nord Africa. Tuttavia, Ibn Khaldun era uno spirito irrequieto e trascorse anni spostandosi da una città all’altra del mondo musulmano da un incarico politico all’altro.

Nel 1335, sopraffatto dalla solitudine e stanco della politica, Ibn Khaldun si sistemò con la famiglia vicino l’odierna città di Frenda in Algeria e lì scrisse il suo capolavoro, il Muquaddimah. Ciò che nelle intenzioni doveva essere una storia universale degli arabi e dei berberi, si sviluppò al punto da diventare una filosofia della storia. Il successivo studio sulla natura della società e i mutamenti sociali lo portò a sviluppare ciò che oggi consideriamo una nuova scienza della cultura.

Come parte di questa nuova scienza, Ibn Khaldun intendeva analizzare oggettivamente le questioni economiche e mostrare le conseguenze delle varie politiche. Egli era persuaso che si possa dimostrare scientificamente che quanto ci è stato affidato da Dio rappresenti la migliore politica sociale, e ciò era la conseguenza naturale del fatto che i principi economici e le fondamenta della vita buona sono entrambe creature di Dio. Queste leggi affermano che allo Stato competono alcune funzioni limitate: difendere la comunità contro l’aggressione ingiustificata, proteggere la proprietà privata, vigilare sulla correttezza degli scambi commerciali tra i cittadini, supervisionare bene la zecca per salvaguardare la moneta, ed esercitare una saggia guida politica. Denunciò l’alto prelievo fiscale e la competizione tra governo e privato, dal momento che la minore produttività rappresenta un disincentivo al duro lavoro ed infine distrugge lo Stato.

Fonti: Imad A. Ahmad, The Political Economy of the Classical Islamic Society, University of Chicago Press, 1971; Mushin Mahdi, Ibn Khaldun's Philospohy of History,University of Chicago Press, 1971.