La triste morte della formazione professionale

Erik Lidström

La distruzione della formazione professionale è una delle tante tragedie provocate dai tentativi di riforma scolastica nel secolo scorso. In realtà, la sua distruzione è una delle ragioni principali per cui praticamente tutte le altre forme d’istruzione in America, Gran Bretagna, Svezia e al di là dell’atlantico si trovano oggi in uno stato così squallido.
 
Userò la mia nazione, la Svezia, come esempio di ciò che è accaduto alla formazione professionale.
 
In Svezia come in America, la maggior parte delle persone era in grado di leggere e scrivere già molto tempo prima che quasi tutte le forme d’istruzione diventassero una preoccupazione dello Stato. La Svezia iniziò ad aprire scuole statali dal 1842 in poi. I bambini iniziavano la scuola a sette anni ed era obbligatoria per sei anni. Le scuole impiegavano metodi d’insegnamento tradizionali e, quando gli studenti avevano dodici o tredici anni, ne sapevano di più, rispetto a quelli che oggi terminano la scuola superiore (anche se parliamo di materie differenti). In media sapevano tutti leggere e scrivere, oltre a conoscere l’algebra, la storia e l’educazione civica, probabilmente meglio dei diciannovenni di oggi.
 
Dico “probabilmente” perché quelli che hanno imposto un nuovo sistema scolastico alla Svezia non hanno fatto nessun paragone, dopo che il lavoro iniziale negli anni ‘50 aveva dimostrato che il nuovo sistema scolastico aveva dato risultati negativi. (Per ulteriori informazioni su questo, vedete Scuola prima e ora - 50 anni di sviluppo di  Sixten Marklund e Uguaglianza e libertà: obiettivi politici per la scuola elementare svedese di Karin Hadenius.) 
Ho raccolto molte delle prove disponibili del danno che queste politiche hanno inflitto nel mio libro Education Unchained. Come esempio del livello d’istruzione dei lavoratori che hanno avuto sei anni d’istruzione formale (o meno), possiamo mostrare come hanno reagito nei confronti di August Palm, uno dei socialdemocratici svedesi d’avanguardia nel 1885:
 
“Palm è nato per essere un agitatore popolare con il suo temperamento vivace, per non dire focoso, coinvolgente e drastico, che affascinava i suoi ascoltatori. Per raggiungere un pubblico più vasto, Palm inizio come giornalista a Malmö, ma a causa di diverse difficoltà, si stabilì a Stoccolma, dove fondò il partito socialdemocratico nel settembre 1885. 
 
Si trovò però in un settore di cui non aveva padronanza. Gli operai, che già allora erano lettori di giornali critici, furono scoraggiati dai molti errori grammaticali dai difetti stilistici e dal linguaggio volgare degli articoli di Palm”. (Erik O. Löfgren, Oscar II, Sveriges historia genom tiderna IV. 1948. Stoccolma: Saxon & Lindströms förlag, p. 396. Enfasi aggiunta).
 
Al contrario, i docenti dell’Università di Uppsala hanno scritto che, nel 2013, “tra gli studenti che vengono nella nostra università dalle superiori, la maggioranza ha problemi con la lingua”. Altrove, la metà di coloro che iniziano il liceo non padroneggia la matematica che dovevano imparare tra i 10 e i 12 anni. Questo accade perché degli studenti che si sono concentrati su argomenti teorici. Coloro che seguono studi professionali hanno realizzato risultati molto peggiori in questi test. Nel vecchio sistema svedese, dopo il sesto anno obbligatorio, alcuni come mio padre hanno iniziato a lavorare, ma un’altra parte più consistente è andata alla formazione professionale. Molti frequentavano scuole municipali, che erano di un livello eccezionale perché avevano copiato dal libero mercato; cioè, hanno insegnato reali abilità lavorative. Altri sono andati a lavorare in grandi aziende che hanno fornito formazione professionale mista a lavoro e ad altre materie insegnate nelle loro sedi.
 
Queste scuole professionali sono durate altri quattro anni, quindi le persone si sono immatricolate a sedici o diciassette anni come operai e artigiani molto qualificati. Tuttavia, con la “riforma scolastica” del 1962 e del 1968, tutto questo è cambiato.
 
Com’è stata distrutta la formazione professionale
In quegli anni, lo Stato decise che tutti i bambini in Svezia dovevano andare in scuola media e studiare solo materie teoriche. Questo ha creato immediatamente il caos nelle scuole dal settimo al nono anno. I metodi d’insegnamento tradizionali sono stati abbandonati e consentire agli studenti di scegliere le proprie classi in base alle loro capacità e agli interessi personali fu proibito severamente.
 
Poiché non esisteva alcuna opzione di formazione professionale dal settimo al nono anno, sono stati aggiunti due anni alle scuole superiori, i programmi biennali che sono diventati praticamente obbligatori per poter ottenere un lavoro. Successivamente, questi programmi sono stati estesi a tre anni, ritardando ulteriormente l’ingresso degli studenti nel mercato del lavoro.
 
Durante gli anni Settanta, il caos generato dal biennio che va dal settimo al nono anno si è gradualmente esteso verso i gradi inferiori. Poiché le classi erano formate da studenti con abilità e interessi diversi, il ritmo di studio per tutti gli studenti e la qualità del contenuto insegnato diminuivano. Cosicché gli studenti più bravi imparavano molto meno di prima, invece coloro a cui non interessava essere lì, in genere, non imparavano nulla e disturbavano lo studio degli altri. Ironia della sorte, questo sistema è stato implementato, secondo i nostri politici, in modo che tutti i bambini ricevessero la stessa “istruzione di alta qualità”.
 
Il risultato finale è che questa categoria di giovani, che in precedenza avevano iniziato a lavorare o avevano frequentato la formazione professionale, oggi spesso escono con un’istruzione di qualità inferiore, nonostante trascorrano altri sei anni a scuola. Se poi si applicano e riescono a togliersi le abitudini controproducenti acquisite a scuola, hanno la possibilità di diventare esperti nel proprio lavoro all’età di venticinque anni, mentre la generazione precedente lo diventava a circa diciassette anni.
 
Ancora una volta, non è più nobilitante essere un professore universitario piuttosto che un commerciante. Ma a causa delle politiche distruttive degli “esperti” e dei politici, è diventato molto difficile diventare un buon commerciante.
 
Non ci sono vocazioni “superiori” e “inferiori” nella vita. Il professore universitario può godere di uno status sociale più elevato in alcuni ambienti. Ma quella persona non ha ottenuto un lavoro più lodevole dell’idraulico o del falegname. In qualsiasi economia moderna, ci sono decine di migliaia di lavori diversi da fare. Sono tutti necessari e, se fatti bene, sono tutti degni di lode.
 
Abbiamo tutti competenze diverse in diverse aree e interessi sorprendentemente vari nella vita. Si discute esattamente di come l’interesse per un argomento specifico, la pratica e altri fattori sviluppino le competenze. (Confronta questo studio con Anders, Krampe e Tesch-Römer, “Il ruolo della pratica deliberata nell’acquisizione di prestazioni da parte di esperti”, Psychological Review 100 n. 3 -1993: 363-406). Ma questo illustra l’importanza di permettere a tutti gli studenti di perseguire le loro passioni meravigliosamente diverse.
 
Trovare il nostro posto specifico nella vita, la nostra vocazione, non è mai facile, e alcuni la raggiungono appieno, altri meno. Ma il nostro lavoro crea relazioni reciprocamente vantaggiose con gli altri. Adattiamo continuamente i nostri desideri ai loro e gradualmente troviamo la nostra strada.
 
Ma invece della libertà di perseguire la propria felicità, la società impone ai giovani l’ideale di frequentare almeno una scuola superiore, idealmente seguita da una laurea quadriennale che offre quasi nulla tranne l’istruzione astratta e teorica. Per almeno sei anni della loro vita, gran parte della popolazione è costretta a percorrere una strada che non ha scelto, e non è in armonia con i propri interessi, passioni e doni – a scapito di tutti gli altri nella società.
 
Note: l’articolo originale, The sad death of vocational education, è stato pubblicato sul nostro sito il 28 novembre 2017. La traduzione Italiana è dell’ Istituto Acton.