I promotori del mercato ci spronano, ma fa altrettanto lo Stato?

Victor V. Claar

Nelle prime ore di lunedì mattina (ora statunitense), l’Accademia Reale Svedese di Scienze ha annunciato di aver assegnato il premio della Banca di Svezia per le Scienze Economiche 2017 in memoria di Alfred Nobel a un unico destinatario, Richard Thaler dell’Università di Chicago, per il suo lavoro sull’economia comportamentale. Il lavoro di Thaler solleva importanti domande sull’influenza dello Stato sull’azione umana.
 
A differenza degli altri premi Nobel che tendono a riconoscere, relativamente parlando, recenti scoperte e conquiste, il premio per le scienze economiche è stato storicamente assegnato agli economisti in riconoscimento del loro corpo di lavoro che nel tempo ha significativamente modificato il percorso di ricerca teorica ed empirica. Detto in un altro modo, i laureati in economia in genere non vincono il premio per la realizzazione di risultati isolati; piuttosto, questi leggendari economisti spesso sfidano e annullano i paradigmi prevalenti in modi che influenzeranno tutta la futura indagine scientifica. I laureati ci aiutano a comprendere meglio l’ordine economico delle cose più di quanto abbiamo fatto in precedenza.
 
Da alcuni anni due o tre economisti hanno condiviso il premio per il loro contributo collettivo a uno specifico filone d’indagine, ma quest’anno il 72enne Thaler è stato il solo destinatario del premio grazie ai suoi traguardi sull’economia comportamentale. In poche parole, l’economia comportamentale è l’applicazione di intuizioni di altre scienze sociali, quali la psicologia, al processo decisionale che gli agenti economici come te e me devono affrontare ogni giorno. Considerate il fastidioso problema del comportamento incoerente quando organizziamo le cose nel tempo. Facciamo un esempio: io so che sarebbe meglio per alzarmi e iniziare la giornata alle 5.30 del mattino. La scelta di massimizzazione dell’utilita rispetto all’ora in cui devo alzarmi non dovrebbe dipendere da quando mi viene chiesto di farlo. Così sebbene io metta la sveglia alle 5:30, nel momento in cui le 5:30 arrivano, io potrei andare contro i miei propositi di organizzazione ottimale della giornata – ossia alzarmi alle 5:30 – e di conseguenza spingo il bottone dello snooze una o anche due volte.
 
Sebbene un comportamento così incoerente dell’organizzazione del tempo non si adatti perfettamente alla nostra rappresentazione di “homo economicus”, l’economia comportamentale tenta di aumentare i modelli economici tradizionali per adattarli meglio alle nostre esperienze e comportamenti. Possiamo andare oltre: gli economisti comportamentali come Thaler sono convinti che anche piccole deviazioni del comportamento individuale dalle scelte razionali organizzate possano portare a significativi cambi della società in senso più ampio, lontano da quello che la teoria economica pura potrebbe aver suggerito e una somma di tali cambiamenti potrebbe rivelarsi costosa.
 
Ecco la buona notizia: tutti noi troviamo espedienti per affrontare i limiti umani dettati dall’economia comportamentale. Per esempio, se sono preoccupato che io possa spegnere la mia sveglia alle 5:30 e prendere così una decisione sbagliata, allora potrei risolvere il problema ponendo la mia sveglia dall’altra parte della stanza in modo che la mattina dovrò scendere dal letto per fermarla. E, anche se non ha un senso razionale, tutti noi ci creiamo nella nostra mente una forma di contabilita nella quale prevediamo i nostri risparmi - che sono fungibili! - destinati a una varietà di pianificate spese future (ad esempio, affitti, fondi per i college, risparmi per la pensione). Alcuni di noi conservano persino i conti di risparmio Christmas club per paura di non avere i soldi necessari per comprare regali ai nostri amici quando arriveranno le feste, anche se tutto quello che dovremmo fare è risparmiare. Non è necessario disporre di più conti bancari per fare la cosa giusta con il denaro guadagnato. Si deve solo programmare ed essere disciplinati e, se necessario, risparmiare.
 
L’economia comportamentale porta a una serie di altre conoscenze che dovrebbero aiutare il nostro processo decisionale. Ad esempio, tendiamo a nascondere a noi stessi le conseguenze che le nostre azioni odierne avranno sul nostro futuro. Sappiamo che dobbiamo mangiare meglio, però non lo facciamo sempre. Ma se potessimo vedere noi stessi nel futuro – addirittura il nostro futuro profilo Facebook – più chiaramente quando ponderiamo di doverci allenare, di mangiare broccoli o di essere gentili con gli altri, allora ci comporteremmo in un modo più coerente nell’organizzazione del nostro tempo, e le nostre vite sarebbero migliori.
 
Forse la parte più interessante dell’eredità di Thaler è che ha portato ad un fenomeno conosciuto come “nudge unit”. Tratto dal titolo del libro best seller di Thaler “Nudge” (coautore di Cass Sunstein), le nudge units sono agenzie governative specificamente intese a spingere indirettamente (tramite rinforzi positivi) le persone a fare delle scelte migliori di quelle che potremmo fare altrimenti. Molti paesi, tra cui gli Stati Uniti e il Regno Unito, hanno creato tali “unità di spinta”, e il loro compito è quello di influenzare indirettamente le decisioni che affrontiamo affinché facciamo una scelta migliore, per esempio, per la nostra dieta, per l’esercizio fisico,per il risparmio, ecc. Anche se negli Stati Uniti la “nudge unit” è scaduta con la fine della presidenza di Obama, i difensori della pubblica “spinta” sostengono che noi stiamo affrontando sempre la stessa gamma di opzioni, ma la spinta fornita dalle “nudge units” a fare scelte intelligenti potrebbe guidarci in una direzione migliore.
 
Il marketing aziendale tenta di influenzarci continuamente. L’opzione “C”, che potrebbe sembrare un po’ noiosa come una proposta “prendere-o-lasciare”, ma comincia a sembrare straordinariamente attraente dopo che abbiamo visto le opzioni precedenti “A” e “B”. I nostri datori di lavoro e gli assicuratori tentano e ci stimolano verso attività volte al nostro benessere. E ogni genitore tenta di spingere il proprio figlio ad un comportamento migliore cercando di inquadrare diversamente gli interessi del giovane.
 
Ma c’è un compromesso fondamentale su cui riflettere quando lo Stato si assume il compito di essere il “nudger” principale. Anche se è vero che una tale influenza potrebbe incoraggiarci a impegnarci a scegliere il comportamento corretto in un breve periodo di tempo, dobbiamo considerare che potrebbe indebolire la nostra capacita innata a fare la cosa giusta semplicemente perche è la cosa giusta da fare.
Se queste spinte indeboliscono la nostra capacità di vedere chiaramente le future conseguenze delle nostre azioni o intaccano la nostra forza di scegliere, allora rischiamo di diventare una società di pecore: andremo in qualunque direzione siamo spinti, senza alcuna capacità di fare scelte virtuose per conto nostro.
 
NOTA: L’articolo originale, Marketers ‘nudge’ us, but should government?, è stato pubblicato sul nostro sito l’11ottobre 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton