Affrontare seriamente la povertà significa comprendere la ricchezza

William R. Luckey

I cristiani sono in genere consapevoli di avere un obbligo ad aiutare i poveri. È predicato dai pulpiti, scritto nei libri, insegnato a scuola. Il punto di discussione, tuttavia, si concentra sul modo migliore per aiutarli. Troppo spesso i difensori dei poveri ignorano quali siano le basi da cui partire per soccorrere i poveri, ossia la produzione di beni. Se i cristiani intendono vogliono essere seri nel voler migliorare la vita dei poveri, allora devono essere seri nel capire quali sono le risorse per la creazione di benessere.

Il motore di creazione di ricchezza: la ricerca dei beni
Quando un economista parla di “beni”, non sta parlando necessariamente di “beni tangibili” come potrebbe essere una lavatrice o un’automobile. Per gli economisti austriaci e tanti altri che si rifanno alla tradizione aristotelica-tomistica, un bene è quello che noi pensiamo essere un “bene”, nient’altro che qualcosa che soddisfi il bisogno di una persona. Questo bene è visto perciò come qualcosa di soggettivo: esistono beni oggettivi nell’universo, ma per desiderare questo o quel bene oggettivamente buono, devo soggettivarlo; insomma, devo vedere se esso è un bene per me in quel particolare momento.
 
I bisogni che le persone provano possono essere di diversa natura: educazione, amore, cibo, cultura, o la sopra menzionata lavatrice. Ci sono due tipi di beni che soddisfano i nostri propositi: i beni gratuiti, cioè cose che sono parte del nostro ambiente e che possiamo avere quando vogliamo, come l’aria; e i beni economici, ossia quei beni che sono limitati perché non ce ne sono abbastanza per poter soddisfare i nostri desideri. Perché i nostri desideri non hanno un vero limite, mentre i beni economici ce l’hanno, per cui questi ultimi devono essere risparmiati. Ciò significa che essi non possono essere distribuiti indiscriminatamente, perché l’approvvigionamento svanirebbe rapidamente.
Il più delle volte le cose di cui abbiamo bisogno sono beni di prima necessità come cibo, vestiario e riparo. Abbiamo bisogno di macchine per raggiungere il posto di lavoro o un negozio o la chiesa, abbiamo bisogno di cure mediche e dentistiche, libri da leggere o carta sulla quale scrivere.
 
Infatti, poiché l’uomo è co-creatore con Dio, come ha detto Giovanni Paolo II (Laborem Exercens, nn 12-13), crea la propria società che servirà ai suoi scopi, la maggior parte dei quali sono solo scopi intermedi che dovrebbero, a loro volta, servire il suo ultimo fine. Quindi la società e l’economia sono ordini spontanei guidati dai bisogni che gli esseri umani hanno. Il romanzo Robinson Crusoe è un buon esempio. Crusoe si trova su un’isola, da solo, non ha praticamente nulla per la sua sopravvivenza. Inizia immediatamente a soddisfare la sua prima necessità, il cibo, in seguito altre necessità come il riparo. Quando conosce Venerdì, si accordano per sviluppare cose che rendono la loro vita un po’ più facile. Più la società diventa complessa, più sono disponibili le cose che incrementano la prosperità dell’uomo. Nel romanzo, Crusoe trova una bibbia tra il materiale della nave e diventa cristiano e poi converte Venerdì. Così i rapporti sociali ed economici tendono a cose più alte, come la salvezza eterna.
 
È naturale che gli esseri umani vogliano portare se stessi e le loro famiglie in uno stato di cose migliore di quello attuale. Non importa se si parla di finanze, istruzione, salute, religione o condizioni di vita; le persone cercano generalmente di passare a una situazione migliore in tutte queste, ed altre, aree. Se una persona è completamente soddisfatta del suo stato attuale, allora non farà nulla per cambiare il suo stato.
 
Lo sforzo per migliorare il proprio stato di cose richiede la fede nella causa e nell’effetto. Bisogna essere in grado di prevedere che ci sono azioni che consentano di elevarsi a una migliore situazione. Inoltre, deve esistere la possibilità di svolgere tali azioni. In molti paesi sottosviluppati, le scelte sono vincolate per vari motivi, diminuendo così la probabilità che la gente possa intraprendere azioni per migliorare la loro condizione. In Occidente, e in luoghi come Hong Kong, Taiwan, Singapore e Giappone, queste possibilità in genere ci sono. In questi luoghi possono esistere altre ragioni per cui le persone non si sforzano di migliorare la loro condizione, comprese l’apatia e l’esistenza d’incentivi perversi (un indebolimento della relazione causa-effetto che normalmente motiva l’azione).
 
Quando stiamo pensando a delle strategie per incrementare la ricchezza, allora questa spinta a migliorare le condizioni di qualcuno è il motore che deve essere sempre alimentato. Approci e politiche che diminuiscono queste motivazioni e che le reindirizzano in metodi infruttuosi finiranno per essere controproduttive. Senza questa motivazione naturale a migliorare le nostre condizioni, il mondo non si sarebbe mai sollevato dalle barbarie. Se la distruggiamo, il mondo potrebbe ritornare in quella direzione.
 
Condizioni per la creazione di ricchezza: capitale e proprietà
Se una persona raccoglie semplicemente cibo per sopravvivere, non c’è possibilità che il suo tenore di vita migliori. Tutti i suoi beni li sta utilizzando per un consumo del momento. Ma se possiede alcuni beni che verranno utilizzati per produrne altri per un futuro consumo, allora possiede un capitale. Ad esempio, se il raccoglitore di cibo inventa un tipo di aratro, pianterà un po’ del grano che avrebbe consumato e inizierà a far crescere il proprio grano, piuttosto che spogliare la terra nuda e trasferirsi in altre zone in cerca di cibo. L’aratro è un bene capitale. Ma come ha acquisito questo bene? Doveva trascorrere del tempo a pensare realmente alla sua invenzione e come poteva essere fatta e usata. Per fare questo, doveva astenersi dal consumare una parte della sua fornitura di grano e conservarlo in modo da nutrirsi durante il periodo in cui avrebbe dovuto fare e testare l’aratro. Chiamiamo questo risparmio. Sempre l’aumento della produzione richiede risparmi.
 
Risparmiare implica un certo tipo di moralità. La volontà di consumare meno di un guadagno richiede autocontrollo. Anche se nel prospero Occidente siamo bombardati con costanti motivi di acquistare questo o quello, non siamo tuttavia obbligati a farlo. Molte persone lamentano che la pubblicità li “forzi” a comprare cose di cui non hanno bisogno. Ma tutti gli acquisti sono azioni libere di creature razionali. Il problema non sono gli annunci, ma una mentalità materialistica che, come ha scritto Giovanni Paolo II (Centesimus Annus, n. 36), ha una persona che si definisce per ciò che ha, non per quello che è.
 
Quali sono le motivazioni per risparmiare? Il primo è un ritorno del proprio denaro. Le imprese prenderanno in prestito denaro dai risparmiatori per un interesse. L’interesse è l’incentivo per il risparmiatore di sacrificare i beni correnti per i beni futuri. Il secondo incentivo a risparmiare è che una persona avrà un fondo per le emergenze. Un altro è che la persona avrà i soldi con cui vivere durante la pensione.
 
Indipendentemente dall’intenzione del risparmiatore, i risparmi vanno a espandere l’industria, l’istruzione o altri sforzi produttivi. In altre parole, senza risparmio, non ci sarebbero nuove cose: non più dispositivi per alleggerire il lavoro; nessuna auto migliore e più sicura; nessun riscaldamento centrale o acqua corrente e lavandino, vasca e wc; nessun’aria condizionata centrale o ascensori elettrici; nessun avanzamento nella diagnostica medica e nei trattamenti o nuove medicine.
 
Un altro fattore indispensabile è la protezione della proprietà privata. Il settimo comandamento esiste per una ragione naturale molto buona. Se i beni di ognuno di noi fossero un gioco in mano ad altri, non varrebbe la pena lavorare. Se, appena tornassi a casa dal lavoro con la mia retribuzione o da un negozio con i miei acquisti, qualcuno prendesse i miei soldi o le mie cose, svilupperei rapidamente un atteggiamento cinico. Probabilmente deciderò che il modo più efficace per mantenere o migliorare la mia condizione sarebbe quello di rubare le cose altrui e cercare di difendere gli oggetti che ho rubato nel miglior modo possibile da altri ladri.
 
Ma c’è un altro aspetto di questo problema che è importante per lo sviluppo economico. Non solo una persona non può dare via ciò che ha rubato; non può nemmeno venderlo. Non posso vendere quello che non possiedo. Non mi è permesso darti i soldi affidati a me da un altro. Anche se uso un camion per trasportare i condizionatori d’aria per l’azienda per cui lavoro, posso usare solo il camion per lo scopo che il proprietario mi ha assegnato. Non mi è consentito usarlo per scopi diversi o per partecipare ad un evento di automobilismo. Il punto qui è l’importanza della sacralità della proprietà privata per il funzionamento del mercato. Senza la certezza che la mia proprietà, incluso il mio denaro, sia al sicuro, i furti aumenteranno e lo sviluppo economico si bloccherà.
 
Quindi lo sviluppo economico, e di conseguenza la creazione di ricchezza, richiede risparmi, che provengono da persone che guadagnano più di quanto consumano e dove il loro diritto a mantenere ciò che fanno e hanno è protetto dalla legge e/o dalla tradizione. Inoltre, bisogna sperare che saranno ricompensati con un ritorno decente quando investono i loro risparmi. Senza questi fattori, si diffonderà la stagnazione e la povertà.
 
Ci sono molti ostacoli alla creazione di ricchezza che vanno al di là della portata di questa discussione, tra le quali le lotte politiche; la confisca della ricchezza da parte dei tiranni; l’industrializzazione forzata delle società agrarie; eccesso di regolamentazioni da parte dello Stato, e alta tassazione. Risolvere questi problemi non è un compito facile. Ma il lavoro monumentale di cercare un rimedio alla povertà non può concludersi con successo se non si comincia con una precisa comprensione di come creare ricchezza.
 
NOTA: L’articolo originale, Getting serious about poverty means understanding wealth, è stato pubblicato sul nostro sito il 25 ottobre 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton