Lettera da Roma: nessuna giustizia, nessuna pace in Vaticano

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

il mese di agosto è normalmente il più tranquillo di tutti a Roma. Negli scorsi anni, ho attraversato le stradine della città in un giorno feriale e non ho incontrato una sola persona. Per quanto riguarda la vivibilità generale ed il senso dell’ordine, Roma funziona molto meglio quando i romani sono al mare o in montagna. Forse un mese di vacanza non è abbastanza.

Papa Francesco, però, non va in ferie ed agosto 2018 potrebbe rivelarsi uno dei più significativi mesi del suo pontificato. Tutto è cominciato il 2 agosto con i cambiamenti fatti dal Papa al Catechismo sulla pena di morte. Papa Giovanni Paolo II aveva già cominciato ad apportare questi cambiamenti nel 1992 e nel 1995, abbandonando la giustizia retributiva che era una delle giustificazioni della pena capitale e promuovendo “mezzi incruenti” per proteggere la società e riabilitare i criminali.

Alcuni studiosi si opposero al cambiamento del Papa, dicendo che esso andava ben oltre lo “sviluppo della dottrina”, la quale dovrebbe riconoscere il legittimo diritto degli Stati di giustiziare chi è stato giudicato colpevole dei più odiosi crimini. Se è la Chiesa a promuovere gli standard universalmente vincolanti e eterni di giusto e sbagliato (cioè la legge naturale), ciò che era una volta permesso non può essere dichiarato inammissibile oggi.

Inizialmente io non ero completamente d’accordo con queste critiche. Gli insegnamenti della Chiesa sull’usura, la schiavitù e la libertà religiosa sono cambiati similarmente nel tempo, adottando una sorta di sintesi tra il cristianesimo e il liberalismo nel nome della libertà umana e della dignità. Anche se con alcune resistenze, la detta sintesi è stata generalmente accettata dalla maggior parte dei cattolici e dei cristiani. Inoltre, quando si tratta di dare un giudizio prudenziale, i problemi sociali non sono fondamentali per la fede, così rinunciare alla pena di morte sembrava essere un piccolo prezzo da pagare per la vita eterna. La misericordia batte la giustizia dopo tutto.

Nel frattempo, stava venendo a galla il caso del Cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington DC. Papa Francesco lo ha rimosso dal ministero sacerdotale pubblico il 20 giugno e gli ha tolto il berretto rosso il 27 luglio dopo che l’indagine della arcidiocesi di New York ha rivelato credibili le accuse di abuso sessuale contro McCarrick che risalivano a quarant’anni fa. Francesco ha ordinato al cardinale 88enne “una vita di preghiera e penitenza in isolamento”, in attesa di un processo canonico, che, data la sua età avanzata, è improbabile che abbia mai luogo. Ancora una volta, sebbene alcuni critici volessero vedere il cardinale punito più duramente, questa sembrava la cosa più misericordiosa da fare.

A Roma, i cardinali di età superiore a ottant’anni non contano, poiché non possono votare nel prossimo conclave, e di solito vengono dimenticati velocemente, ma non è accaduto con McCarrick. Io lo avevo incontrato un po’ di volte quando lavoravo per il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, di cui era membro. Il cardinale continuava i suoi impegni anche nella Papal Foundation, la Catholic Relief Services e in molte altre organizzazioni cattoliche. Molti anni fa, alcuni dei suoi attuali e precedenti seminaristi in Newark e Washington mi raccontarono di alcune dicerie a proposito della “casa al mare dello zio Ted”. Alcuni dei sacerdoti che ho incontrato all’Acton University a giugno scorso mi hanno avvisato che questa storia non fosse per niente risolta e che diversi altri vescovi americani importanti sarebbero stati coinvolti.

Poi ci sono state due notizie terribili il report di un gran giurì della Pennsylvania del 14 agosto e la testimonianza del 25 agosto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò sul fatto che gli abusi sessuali di McCarrick fossero stati coperti. Viganò ha parlato anche di importanti vescovi americani, di cardinali influenti del Vaticano (compreso il mio ex capo, il cardinale Renato Martino; sono pienamente d’accordo con la dichiarazione di Benjamin Harnwell, presidente del Digniatis Humanae Institute.) e persino di Papa Giovanni Paolo II, di Papa Benedetto XVI e, cosa ancora più importante, di Papa Francesco stesso. Quest’ultimo, secondo Viganò, dovrebbe dimettersi per la sua cattiva gestione della questione. Il Papa ha rifiutato di rispondere alle accuse, dicendo ai giornalisti di indagare loro stessi, cosa che certamente estende e rafforza il dramma.

Dal momento che i romani stanno ritornando proprio in questi giorni dalle loro vacanze, è difficile capire l’impatto che ha avuto la lettera di Viganò in città. I giornalisti italiani e americani che difendono il Papa si stanno schierando, mettendo in cattiva luce Viganò senza cercare di capire se le sue accuse sono vere. Ad un certo punto, gli italiani probabilmente esprimeranno stupore per il fatto che l’America vacilli tra libertinismo e puritanesimo quando si tratta di comportamenti sessuali. Sarebbe tutto molto divertente se non si trattasse di una questione così seria e importante per la Chiesa e la società.

Altri giornalisti hanno sollevato il problema dell’omosessualità nel sacerdozio e dell’apparente mancanza di fede negli insegnamenti cristiani. Questi sono chiaramente fondamentali per capire come si è originato lo scandalo McCarrick. Mentre ci sono aspetti modernisti e post modernisti nello scandalo, la struttura di governo feudale del Vaticano risulta essere la meno idonea nell’affrontare simili problemi. I vescovi diocesani e della curia gestiscono ciò che corrisponde a feudi sotto un sovrano assoluto che non sembra agire come tale. Alla fine non ci sono controlli istituzionali sul potere papale.

Un editoriale del Wall Street Journal ha avanzato la seguente interessante osservazione: “È ironico che, nel sistema capitalistico spesso attaccato da Papa Francesco, nessun dirigente pubblicamente accusato di coprire abusi come questi possa sfuggire alle sue responsabilità. La Chiesa cattolica non è una corporazione a fini di lucro, e il Papa non è un amministratore delegato”. Questo avviene perché lo Stato moderno ed il capitalismo incoraggiano la molteplicità di interessi sotto una direzione esecutiva piuttosto che sotto una regola reale. Ne risulta che i critici cattolici di destra o di sinistra spesso incolpano il capitalismo democratico perché esso manca di una singola autorità responsabile del bene comune.

Questi sistemi moderni di governo esistono come reazione a un governo assoluto, il problema teologico-politico di avere un solo uomo o un solo ente che parla per Dio sulla terra con abusi di potere e ipocrisia. La riforma protestante fu una reazione a questa situazione, un’altra è stata il liberalismo moderno, spesso unito a una critica della tradizione cattolica della legge naturale. Questo stranamente porta alla mancanza di risposte del Vaticano nei confronti di questo o quello scandalo: la questione politica centrale della giustizia. (Michael Pakaluk è stato il primo a fare questo collegamento nel contesto attuale).

Nonostante il clamore per la “giustizia sociale” dalla sinistra, la compassione e l’empatia hanno rimpiazzato la giustizia come la più importante virtù della nostra era. Quindi non c’è da sorprendersi se il cardinale Blaise Cupich ha enfatizzato le questioni dell’ambiente, dell’immigrazione e, presumibilmente, quello della pena di morte più della crisi degli abusi sessuali nel clero. Secondo questa nuova visione, la riforma delle strutture sociali è più importante della riforma dell’anima. Le preoccupazioni umanitarie hanno rimpiazzato quelle religiose e politiche, persino per i più importanti leader della Chiesa. Se volete capire come siamo giunti a questo punto vi consiglio di leggere il saggio di C.S. Lewis The Humanitarian Theory of Punishment.

Nel susseguirsi degli scandali cileno, honduregno, ed altri, il caso McCarrick ha già creato un grosso danno alla credibilità di Papa Francesco come riformatore di qualunque genere. Ai cattolici viene richiesto di pregare per il Santo Padre nella sua guida della Chiesa, e noi dobbiamo pregare ancora di più.

Possiamo anche offrire i nostri rispettosi consigli. Francesco può cominciare rispondendo alle accuse fatte da Viganò senza ulteriori indugi, certamente conosce queste cose più di quanto potranno farlo i giornalisti. Lui e i suoi successori dovranno allontanare la Chiesa da metodi di governo che incoraggiano la corruzione e la segretezza per dirigerla verso una maggiore trasparenza e responsabilità pur mantenendo la protezione necessaria per il sacramento della confessione. La Chiesa nella sua interezza ha bisogno di lavorare verso il recupero della natura umana come base del diritto politico e dell’etica sessuale.

Nessuno dei punti citati sarà facile da affrontare per la gerarchia della Chiesa o per i fedeli. La nostra fede, comunque, è in Gesù Cristo, non nei principi, nemmeno in quelli della Chiesa. Forse Dio ci sta castigando per la nostra mancanza di fede, permettendo tali scandali per rammentarci che egli non consentirà alle porte degli inferi di prevalere contro la Chiesa e che senza di Lui, noi non possiamo fare nulla.

Kishore Jayabalan
Direttore