Lettera da Roma: il nesso populista Francesco–Trump

Cari amici dell'Istituto Acton,

Il populismo e il libero mercato hanno un rapporto teso. Da un lato, il libero mercato ha alzato il tenore di vita della gente comune oltre le aspettative e gli ha dato opportunità che i loro antenati non potevano nemmeno immaginare. Così si potrebbe pensare che qualsiasi leader che voglia la gente dalla sua parte promuova l'economia di mercato. D'altra parte, gli attuali populisti in tutto il mondo attuano una demagogia contro ogni possibilità che ricevono dal capitalismo e la gente spesso approva, anche se soffocare i ricchi raramente aiuta i non ricchi e di solito rende la vita di tutti peggiore.

Il populismo è pure uno strano compagno di letto. Per esempio, considerate il caso di Papa Francesco e Donald Trump. Sono certamente populisti di diverso stampo, ma c'è un punto che li unisce - entrambi sono duri critici della globalizzazione economica. Francesco fa esplicitamente e chiamando le cose per nome ciò che Trump fa implicitamente e nella pratica. Infatti, la loro popolarità sembra derivare in gran parte dai loro attacchi ai liberi mercati come un nemico del popolo. I loro mondi si scontreranno alla fine del mese quando Papa Francesco visiterà i centri americani del potere politico e finanziario - K Street e Wall Street non saranno trattate bene, possiamo esserne sicuri.

Ma in realtà, come possono il Papa e "the Donald" parlare la stessa lingua? Non è Francesco la voce compassionevole verso gli emarginati e gli esclusi del mondo, mentre Trump è la faccia aggressiva spesso insultante di uno stridente nazionalismo? La risposta di Trump al problema dell'immigrazione clandestina dell'America (vale a dire, la costruzione di un muro lungo il confine con il Messico, la deportazione dei clandestini e la negazione della cittadinanza americana ai nati negli Stati Uniti) non potrebbe essere più opposta a quella di Francesco. Trump rafforzerebbe le forze armate americane e ha affermato che lui non chiede perdono a Dio. Non ci poteva essere un contrasto più netto tra l'umiltà cristiana e la spavalderia americana.

Trump può sembrare l’esempio perfetto  del capitalismo, ma in effetti si capisce che è contro il libero scambio. Come Ross Perot, un altro imprenditore diventato populista che concorreva per la presidenza nel 1992, Trump promette di riportare i manufatti dal Messico. Promette di iniziare una guerra commerciale con la Cina. Riesce persino ad essere favorevole sia a imposte più basse che a imposte più alte per i ricchi. Pensa che padroneggiare l'arte della trattativa è il modo per far divenire gli individui e le nazioni più ricchi, spesso a scapito dei loro vicini, e crede che per troppo tempo gli americani sono stati beffati dai loro concorrenti. Trump il presidente-negoziatore farà l'America "grande" di nuovo. Il suo modo di pensare è più vicino al mercantilismo che al capitalismo.

In che modo Papa Francesco è in disaccordo con "Trumponomics"? Ha certamente un approccio più indulgente nei confronti dell'immigrazione, sicuramente esorterà gli americani a essere più, e non meno, accoglienti verso gli immigrati indipendentemente dal loro status giuridico, proprio come ha esortato gli europei a farlo. Egli critica la globalizzazione economica per la creazione di grandi disparità di ricchezza, inducendo in tal modo gli immigrati a lasciare casa per trovare opportunità all'estero, spesso rischiando le loro vite. Questa è “l'economia che uccide". Francesco incolpa i ricchi per emarginare i poveri; Trump incolpa i poveri per approfittare dei ricchi. Ma Francesco e Trump entrambi vedono l'economia come un gioco a somma zero, dove ricchezza e posti di lavoro sono ottenuti o persi, non creati.

Di conseguenza, entrambi vedono le economie come qualcosa che deve essere "gestito", o dalle autorità nazionali (Trump) o da quelle internazionali (Francesco). Trump non fa mistero della sua capacità di contrattare accordi con i politici per permettere alla sua attività di avere successo, e si vanta di poter fare lo stesso per conto della nazione come presidente. Come tutti i capitalisti, l'interesse è il suo principio guida, ma non dice se gli interessi di politici e uomini d'affari si allineano sempre. Essi possono o non; tutto dipende da quale lato del tavolo Trump è seduto. Il punto è che Trump è un vincitore e solo lui può porre fine alla serie di sconfitte americane.

Francesco, d'altra parte, ha un parere negativo dell’interesse personale e parla del bene comune piuttosto che di vincere e perdere. Autorità internazionali che non hanno particolari interessi nazionali o personali (se davvero esistono persone così) dovrebbero sorvegliare l'economia mondiale. La ricchezza deve essere ridistribuita e la concorrenza limitata nel nome dell’equità e dell’uguaglianza. Se la pianificazione economica non ha funzionato in passato, è solo perché la pianificazione non è stata abbastanza ampia e coordinata. Un'economia globale richiede una pianificazione globale al servizio dell'umanità nel suo insieme.

Come populisti, Francesco e Trump hanno fiducia nella saggezza del popolo contro le élite, anche se alcune élite (come se stessi) devono ancora proteggere il popolo contro altre élites (soprattutto banchieri). Entrambi hanno messaggi d'ispirazione ma concezioni della vita buona diametralmente opposte. L'idea di Trump di un tenore di vita decente farebbe impallidire Francesco, per esempio. (La buona vita di Francesco probabilmente non può nemmeno essere misurata.) Essi, tuttavia, condividono un presupposto comune sull’attività economica: ci sono vincitori e vinti certi e definitivi i governi giocano un ruolo importante nel determinare chi sono questi. Entrambi sono diffidenti dei mercati perché i mercati sono sempre manipolati da qualcuno; entrambi vorrebbero che i mercati fossero manipolati in modo diverso da élite diverse.

La risposta del libero mercato sia a Trump che a Francesco è che nessuno, non importa quanto sia saggio o potente, può  "gestire" con successo un' economia perché, come Friedrich Hayek ha suggerito, nessuno ha la necessaria conoscenza delle innumerevoli operazioni che si svolgono in una economia locale, per non parlare di una globale. Gli economisti della teoria della scelta pubblica”  come James Buchanan hanno esteso l'interesse personale e il comportamento clientelare a funzionari pubblici  apparentemente disinteressati, e fanno riferimento ad una certa "politica senza romance". Leggi e regolamenti sono assolutamente necessari in un'economia di mercato funzionante, ma non possono essere utilizzati per “perfezionare” un sistema che non aveva mai quello scopo. La concorrenza aperta ed equa è ciò che dovrebbe sostituire i mercati manipolati, non un altro tipo di manipolazione.

Il capitalismo è una parte integrante dell'ordine democratico liberale che ha plasmato il Nord America e l'Europa occidentale negli ultimi 300 anni e ha avuto la sua parte di amici e nemici (tra gli intellettuali e i moralisti, sicuramente più nemici che amici, come direbbe Trump). Al centro di quest’accordo politico, il capitalismo è necessariamente soggetto alle pressioni politiche; è per questo motivo che dipende da un governo limitato e dalla distinzione delle sfere pubbliche e private della vita. I leader populisti sono sempre tentati di cancellare tali limiti e distinzioni quando traggono benefici politici da questo, anche se non ha nessun senso economico. Il populismo attacca i mercati in termini economici ma per scopi non economici; il suo scopo va oltrela crescita economica. 

Pur essendo un imprenditore di successo, Trump ha padroneggiato la retorica e coesione sociale. Ha seguito le orme di Vladimir Putin e Silvio Berlusconi nei loro appelli ipocriti verso le persone che soffrono la burocrazia e il clientelismo causato da se stessi. Può un tale "uomo forte" essere eletto nell'America di oggi? Dobbiamo ricordare che il presidente preferito di Ronald Reagan era il "silenzioso" Calvin Coolidge. Gli americani in genere si aspettano di meno dai loro politici e capiscono che la retorica infuocata e l'abilità politica non sono sostituti per politiche economiche sane. Alla fine, gli americani non si vergognano ancora di essere capitalisti borghesi.

Come Jeb Bush ci ha ricordato, Francesco è un leader spirituale e non ci si deve aspettare un suo rimedio ai nostri mali economici. Le sue preoccupazioni sono di ordine naturalmente più elevato, così la coerenza delle sue osservazioni economiche non è di primaria importanza. Ma, contrariamente a Bush, egli ha ancora il diritto e il dovere di affrontare la nostra situazione morale anche se sembra coinvolgere "semplicemente" preoccupazioni materiali. L'uomo non vive di solo pane ma ha ancora bisogno di pane, e niente produce pane come un'economia di mercato funzionante. (Vi è, naturalmente, un altro tipo di pane che il mercato non produce, di cui il papa ha molto da dire.) 

Non è sorprendente che Papa Francesco e Donald Trump sono popolari in un periodo di stagnazione economica e incertezza. Parlano del problema da prospettive molto diverse, eppure entrambi pensano che il nostro attuale sistema economico è rotto e corrotto, e molte persone sono chiaramente d'accordo con loro. Purtroppo, le loro soluzioni potrebbero anche generare lo stesso errore populista di aggravare gli sbagli percepiti del sistema bloccando la concorrenza e non permettendoci la possibilità di avanzare. Questo è tutto ciò che possiamo chiedere, perché le élite saranno sempre tra noi.


Kishore Jayabalan
Direttore

 

 

 

 

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