Lettera da Roma: leggende sull’Amazzonia, disperazione della civiltà

Kishore Jayabalan

Dovremmo essere scettici circa le teorie del complotto, soprattutto perché è necessario che i complottisti siano troppo preparati e intelligenti. L’esperienza ci dice che ignoranza e incompetenza sono molto più comuni tra coloro che detengono potere ed influenza. Inoltre, è comunque difficile credere a certe “coincidenze”.

L’isteria di questi giorni per gli incendi scoppiati in Amazzonia arriva proprio quando è alle porte il sinodo di ottobre dei vescovi provenienti dall’area dell’Amazzonia. Gli ambientalisti e i loro amici VIP hanno subito messo in circolazione delle legende sugli incendi e sull’Amazzonia. Alla fine, persino il New York Times e la CNN hanno dovuto riferire della diffusione di molte notizie false. Eppure le “notizie” erano già state pubblicate: il presidente del Brasile appartenente alla destra populista, corporazioni multinazionali e semplici agricoltori – uniti al cambiamento climatico, di sicuro – stanno distruggendo “i polmoni della terra” (ancora altre fake news).

Una storia del genere prepara opportunamente la strada verso il sinodo, il cui documento preparatorio è intitolato “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. Alcune voci dicono che i “nuovi cammini” includano la possibilità di permettere a laici “di provata fede” (viri probati) di servire come preti nelle aree più remote dell’Amazzonia, togliendo così importanza alla regola della Chiesa del celibato sacerdotale. Papa Francesco ha negato questo aspetto, prendendo invece spunto per criticare il nazionalismo e altri mali nel contesto della sua enciclica “verde” Laudato Sí . La principale causa dei nostri problemi, in ogni caso, è di solito ovvia: i conservatori pro vita e pro mercato, come voi e me. Se io fossi una mente incline alla cospirazione, vedrei Jeffrey Sachs ed i suoi amici in Vaticano dietro a tutto ciò.

Che l’Earth Institute controlli segretamente le Accademie pontificie oppure no, possiamo almeno chiederci perché l’Amazzonia si presta alla costruzione di un tale mito. L’immagine di esotice popolazioni indigene nelle foreste pluviali, che soffrono per mano di avidi imperialisti occidentali, ha una presenza particolarmente ingombrante. Nel suo primo viaggio in Brasile, Papa Benedetto XVI è stato particolarmente criticato per aver suggerito che gli indigeni dell’America latina “anelavano silenziosamente” alla fede cristiana portata loro dai missionari. Le controversie sull’Amazzonia vanno al di là della memoria storica della politica contemporanea.

L’estate scorsa, un vescovo dell’Amazzonia brasiliana mi ha invitato a vedere con i miei occhi, poiché sapeva che sul sinodo di Roma avrebbero aleggiato molti miti sull’Amazzonia. Non avendo mai visitato il Brasile, fui entusiasta per l’opportunità e rimasi molto sorpreso dalle realtà sociali e religiose che vidi. Ecco alcuni dei falsi miti amazzonici che ho scoperto, anche se sicuramente non-scientifici e puramente aneddotici. 

I brasiliani che ho incontrato a Rio e quelli di altre grandi città non hanno mai visitato l’Amazzonia. I voli da un estremo all’altro del Brasile sono lunghi, spesso notturni e costosi, persino per la gente degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale. Oltre al costo in tempo e denaro però, è ovvio che i brasiliani non considerano l’Amazzonia qualcosa di sacro ed intoccabile. Il Brasile è ancora un’economia emergente ed in fase di sviluppo che non può permettersi il lusso di trattare l’Amazzonia come un reperto da museo.

Per quanto riguarda il problema della deforestazione, esso è spesso dovuto alla mancanza dei diritti di proprietà. Stabilire dei diritti di proprietà nelle aree remote dell’Amazzonia dove le popolazioni indigene possono vantare dei diritti ancestrali non è un lavoro semplice, ma impossessarsi della terra senza essere proprietari e il conseguente vasto sfruttamento che avvengono in assenza di tali diritti peggiora problemi che sono già abbastanza gravi. (L’economista peruviano Hernando de Soto ha trattato l’importanza dei diritti di proprietà per lo sviluppo nel libro Il mistero del capitale).

La maggior parte della gente vive in città di piccole o media dimensioni lungo i fiumi maggiori dell’Amazzonia, non nella foresta. La gente che costituisce la Chiesa in Amazzonia è soprattutto di discendenza europea o mista, non si tratta di quelle tribù esotice dell’immaginazione popolare. Il vescovo mi ha anche detto che la gente dell’Amazzonia non si lamenta per la mancanza di preti ne chiede a gran voce l’ordinazione di viri probati. La maggior parte di loro sembra capace ed intenzionata ad adattarsi alle circostanze del loro tempo e del loro luogo. In altre parole, si tratta di cattolici ordinari, non di cavie destinate ad esperimenti sociali condotti da progressisti occidentali che fanno parte della gerarchia ecclesiastica.

Non accettare le leggende sull’Amazzonia è relativamente facile dopo aver fatto solo una breve visita. Più difficile comunque è controbattere alle persistenti pressioni della teologia della liberazione. Io ho tenuto lezioni su questo argomento all’Acton University per alcuni anni, e quindi trovo che i latino americani siano i più stretti oppositori della teologia della liberazione. Alcuni, tipo noi dell’Acton, possono aver pensato che la teologia della liberazione sia morta durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Eppure, come ha scritto il mio vecchio amico Ed Pentin, la tendenza ad accusare il capitalismo per i mali della regione, l’animosità contro una chiesa gerarchizzata, e le speranze per una utopia socialista sono vive e vegete nella preparazione del sinodo.

Proseguendo con un’ulteriore riflessione, forse il permanente potere della teologia della liberazione non è poi così sorprendente. I miti sulla società e l’ambiente circa l’Amazzonia, le lamentele esagerate per la maligna influenza del commercio, le visioni idealistiche di una società perfettamente egalitaria, sono tutti aspetti che mi ricordano il primo e maggiore critico della società commerciale moderna, Jean-Jacques Rousseau. Chi è l’indigeno esotico dell’Amazzonia se non un buon selvaggio? Per i difensori della purezza amazzonica nei media e al Vaticano, cosa corrompe di più tra la natura e la società? Leggendo Rousseau e Platone, si impara che tutte le società, inclusa la nostra presunta società razionalistica, hanno bisogno di miti di un tipo o di un altro. Le nostre preoccupazioni per l’Amazzonia rappresentano in poche parole la crisi dell’Occidente.

Non so cosa accadrà nel sinodo, ma prevedo che l’isteria riguardo gli incendi in Amazzonia si spegnerà quando il presidente brasiliano Jair Bolsonaro lascerà il suo incarico per essere rimpiazzato da una figura politica di sinistra. Comunque, le critiche spirituali ed intellettuali contro il cattolicesimo tradizionale e il capitalismo liberale e democratico non spariranno molto presto. Noi non abbiamo bisogno di elaborare teorie del complotto per spiegare ciò che è già evidente; la teologia politica e la filosofia politica sono le guide più sicure per la comprensione del nostro attuale malcontento.

(Foto: Shutterstock.com)