John McCain, l’Hilton di Hanoi e la virtù politica

Ray Nothstine

Il senatore John McCain, che è morto sabato 25 agosto, è innegabilmente il più famoso prigioniero di guerra catturato e torturato dai vietnamiti del nord. McCain era uno dei 591 americani rimpatriati dal Vietnam del Nord con l’Operazione “Homecoming” nel 1973 dopo diversi mesi. Ma nella nostra attuale era politicizzata, la fama di McCain oscura in qualche modo la leadership e gli insegnamenti di molti altri grandi americani torturati dai loro rapitori marxisti.

McCain ha spesso elogiato i compagni di prigionia come “più forti” e “più coraggiosi” di lui, dando credito a leader come Bud Day, che ha ricevuto la Medaglia d’onore per avergli salvato la vita. Purtroppo, gran parte dei mezzi di comunicazione e la nostra cultura ossessionata dalla politica si stanno servendo della morte del senatore McCain per fare il punto della situazione politica attuale. Tuttavia, se l’America vuole rimediare ai suoi mali, deve apprendere nuovamente le lezioni morali e la leadership dell’umiltà di quelle persone torturate nella prigione di Hỏa Lò – il famigerato Hanoi Hilton – e in altri campi.

Un altro noto prigioniero di guerra a Hỏa Lò è l’ammiraglio James Stockdale, ben noto anche nella politica americana come candidato alla presidenza insieme a Ross Perot nel 1992. Stockdale sarebbe dovuto essere un candidato sostitutivo fino a quando Perot non ne avesse trovato uno più “raffinato”. Ma Perot non si è mai mosso. Il comportamento di Stockdale nel dibattito con l’ex vicepresidente Dan Quayle e l’allora senatore Al Gore è stato particolarmente deriso, soprattutto dai personaggi dell’intrattenimento. Ed Rollins, ex direttore della campagna elettorale per Reagan e Bush nel 1984, ha lavorato per la campagna di Perot e l’ha definita la più grande ingiustizia politica a cui avesse mai assistito nella sua vita. Rollins ha scritto: “Il Congresso dovrebbe approvare una legge che imponga a chiunque lo ha deriso durante il dibattito con il vice-presidente di leggere le sue note caratteristiche per capire come mai Stockdale ha ricevuto la Medaglia d’onore per la sua condotta da ex prigioniero di guerra per 8 anni ad Hanoi”.

Prima di entrare nella sfera politica nazionale, solo per fare un favore a un amico, Stockdale era un preside, un membro della Hoover Institution, docente e studioso dei classici. Nel suo libro Thoughts of a Philosophical Fighter Pilot, Stockdale scrive, “Coloro che studiano l’ascesa e la caduta delle civiltà apprendono che nessuna lacuna è stata sicuramente fatale per le repubbliche come una carenza di virtù pubblica, la riluttanza di coloro che governano a collocare il valore della loro società al di sopra dell’interesse personale”.

Robinson Risner è un altro prigioniero di guerra elogiato particolarmente da McCain. Per una buona ragione a Risner è stata dedicata una statua che commemora il suo eroismo e l’atteggiamento di sfida nei confronti dei suoi torturatori posta nell’Accademia dell’aeronautica degli Stati Uniti vicino a Colorado Springs, Colorado. Ha scritto uno dei resoconti più inquietanti e avvincenti del suo calvario in The Passing of the Night. Lo stesso hanno fatto Jeremiah Denton in When Hell Was in Session e Jerry Coffee in Beyond Survival. Questi libri sono rappresentazioni autorevoli della centralità della fede nella lotta contro una visione del mondo materialista e contro il secolarismo che oggi sta provocando il caos e l’angoscia morale in tutto il mondo occidentale.

Molti di questi uomini sono morti prima di McCain. Dopotutto, erano gli ufficiali più anziani che si sacrificavano subendo spesso le torture, tentando di proteggere i loro sottoposti. In pratica erano tutti aviatori, e molti non volarono mai più, i loro corpi erano troppo deformati e devastati per ritornare nella cabina di pilotaggio. Alcuni prigionieri di guerra come Lance Sijan e Ronald Storz furono torturati fino alla morte per il loro Paese. Molti di loro hanno sofferto così a lungo nelle prigioni del Vietnam del Nord che sono tornati in un’America completamente diversa che, per loro, offriva immagini scioccanti di declino morale e culturale.

Gran parte degli elogi politici e mediatici a McCain erano usati a scopi politici di parte, come si è visto nei servizi della CNN, in cui i conduttori dei programmi evidenziavano ogni punto in cui era possibile mostrare che il politico McCain diverso da (e migliore del) presidente Donald Trump. L’eredità e la testimonianza lasciate da questi combattenti non riguardano il potere o la politica, ma il servizio e il sacrificio. “Nell’Hilton di Hanoi ho imparato che comandare con onore significa fare la cosa giusta, anche quando comporta sacrifici personali”, ha scritto l’ex prigioniero di guerra Lee Edwards.

Nel suo capolavoro letterario When Hell Was in Session, Denton ha osservato, “Ora possiamo aggiungere la nostra testimonianza a quella di grandi eroi come Solzhenitsyn e Sakharov”. In un paese affamato di verità, sarebbe saggio se una nuova generazione di americani leggesse e avesse familiarità con queste testimonianze che ci fanno capire come quel sacrificio ha portato alla nostra unità e grandezza contro ogni previsione. Auspichiamo che tutta l’enorme effusione di meritata gratitudine e rispetto verso McCain possa trascendere la politica e spingere il Paese verso una vita di sacrificio al servizio di qualcosa di molto più grande.

Nota: l’articolo originale, John McCain, the Hanoi Hilton, and public virtue è stato pubblicato sul nostro sito il 29 agosto 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton