Il pericolo di pensieri sbagliati sulla disuguaglianza del reddito

Anne Rathbone Bradley

  Monete

La questione della disuguaglianza del reddito non è una novità, ma sta diventando un argomento sempre più dominante nelle discussioni accademiche e politiche. Quando l’economista francese, Thomas Piketty, scrisse un volume di 704 pagine sulla disuguaglianza del reddito nel 2014, il libro andò a ruba. Come ha potuto un enorme volume che trattava un concetto così tecnico generare tanto interesse popolare?

Piketty ha sfruttato alcune preoccupazioni profonde e crescenti degli americani sulla disuguaglianza del reddito. Il grosso divario tra i ricchi e i poveri negli Stati Uniti è un problema e la situazione sta peggiorando? Se sì, cosa dobbiamo fare e cosa possiamo fare? Noi cristiani dobbiamo fare i conti con queste domande se vogliamo davvero aiutare non solo i poveri, ma tutti coloro che potrebbero essere sempre più emarginati a causa di un sistema manipolato.

Per Piketty e per molti altri esperti, la storia della disuguaglianza del reddito è semplice da risolvere perché la soluzione è nella disuguaglianza stessa. I ricchi stanno accumulando ricchezza ad un tasso crescente e la ricchezza è sempre più ridotta per i poveri, li rende inoltre meno capaci di poter migliorare la loro situazione. La soluzione? Tassare i ricchi fino a percentuali molto elevate, in alcuni casi fino al 75%, e che la ricchezza venga ridistribuita per mettere tutti nelle stesse condizioni.

Cosa dice la Bibbia?
Noi cristiani, anche se fosse tutto così semplice, dobbiamo prima chiederci cosa dicono le Scritture sui ricchi e sui poveri. Quello che sappiamo è che chiunque può essere tentato dal fascino della ricchezza e che tale fascino la rende un idolo. Puoi fare della ricchezza un idolo indipendentemente dal fatto che tu sia ricco o povero. Ma il denaro in se non è un male, è “l’attaccamento al denaro la radice di tutti i mali” (1 Timoteo 6:10).

Alcune persone hanno molto più denaro o reddito rispetto ad altre. Questo in sé non è un peccato, supponendo che tale reddito sia stato guadagnato onestamente. Le Scritture ci esortano anche  lavorare sodo e ad essere intraprendenti. Nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi (2 Te. 3:10) leggiamo: “chi non vuol lavorare neppure mangi”. Ciò ci dà un altro principio biblico per comprendere la distribuzione del reddito ai giorni nostri. Devi lavorare sodo per quanto ti è possibile sfruttando i talenti che Dio ti ha dato. Ma non ci fermiamo a questo e supponiamo che coloro che hanno livelli di reddito più bassi sono pigri o non lavorano sodo utilizzando appieno i loro talenti.

Il processo di mercato dello scambio commerciale, che si verifica in società con una forte libertà economica come gli Stati Uniti, fornisce alle persone buoni incentivi per impegnarsi sul lavoro e quando applicano la loro creatività possono diventare molto ricche. Le economie di mercato ci incoraggiano a cercare i problemi e ad agire a livello imprenditoriale per risolverli. Ciò avviene attraverso scambi volontari, il che significa che le ricchezze derivano da attività produttive. Bill Gates è ricco, anche perché lo pago per i suoi prodotti e sono felice di farlo perché non posso creare questi prodotti da sola. Ho bisogno di Bill Gates e lui ha bisogno di me. Ecco come funzionano le economie di mercato. Grandi innovazioni imprenditoriali ci rendono più ricchi, ma alcuni diventano molto ricchi. Queste ricchezze sono guadagnate e quindi sono legittime, ma possono ancora portare ad un grande divario, come il divario tra Gates e me.

Infine, le Scritture sono chiare sul concetto di mentire, ingannare e rubare: è sempre sbagliato. Se uno ottiene ricchezza truffando, mentendo e manipolando il sistema allora abbiamo un problema. I redditi derivanti da quel tipo di attività non sono guadagnati. Infatti, si tratta di qualcosa che è stata sottratta ad altri. Questo tipo di creazione di reddito è un gioco a somma zero: io vinco perché tu perdi. Lo scambio che avviene nel libero mercato è vincente, detto anche a somma positiva. Vinciamo tutti e quindi tutti diventiamo più ricchi; La povertà e lo sfruttamento diventano così un’eccezione non più la norma.

Nei nostri sforzi per comprendere se il divario di reddito negli Stati Uniti è un problema, dobbiamo capire qualcosa che va oltre la distribuzione del reddito. Dobbiamo cioè chiederci se tale reddito viene acquisito – attraverso il servizio o il furto?

Cosa ci dice la disuguaglianza del reddito?
Quando gli economisti cercano di misurare la disuguaglianza del reddito in una società, utilizzano un’unità di misura chiamata la Gini Score, una misura di erogazione statistica che ci dice qual è il reddito di una determinata popolazione. Potremmo misurare il reddito per un paese, una città o in diverse nazioni. La Gini Score varia da zero a uno. Zero significa una perfetta uguaglianza di reddito: tutti hanno lo stesso reddito. Uno significa perfetta disuguaglianza dei redditi: una persona ha tutto il reddito e tutti gli altri niente.

Poiché non viviamo in un mondo di estremi la Gini Score negli Stati Uniti è di circa 0.42 secondo i calcoli della Banca mondiale, tale valore è salito rispetto allo 0.38 del 1986. Ciò conferma i timori di Piketty e degli altri esperti: la disuguaglianza del reddito sta aumentando negli Stati Uniti. È importante?

La risposta non è ovvia ne facile. Non possiamo semplicemente ignorare la disuguaglianza del reddito come se non fosse affatto un problema, perché viviamo in una società con molta libertà economica e politica. È vero che abbiamo una grande libertà, ma non significa che non ci siano problemi come la corruzione e il clientelismo.

La natura problematica dei dati della Gini Score è che non ci dice niente su come viene guadagnato il reddito, ma solo la sua distribuzione attuale, che può essere confrontata con quella del passato. Quello che non ci dice è infatti la cosa più importante: come e perché i ricchi diventano più ricchi e come stanno reagendo i poveri?

Cosa dobbiamo sapere ancora?
Ciò che ci aiuterà a colmare le lacune è guardare sta nel comprendere come viene guadagnato il reddito, in particolare nei primi quintili. Questo è molto più difficile da accertare. Tuttavia, ci dà una possibilità di pensare alle forze corrosive del clientelismo. Se chi detiene il potere utilizza sussidi, contributi finanziari e politici e la corruzione per manovrare i mercati a proprio vantaggio, abbiamo un problema. Questo clientelismo o corporativismo permette ai ricchi di diventare più ricchi a scapito di tutti gli altri.

Se un’azienda vede dei pericoli nelle quote di mercato o si sente minacciata a causa dei prezzi fissati dai suoi concorrenti e può utilizzare capitali politici e finanziari per ottenere una legislazione che la protegge, spesso decide di pagare delle tangenti. Tale situazione nuoce alle aziende concorrenti più piccole che non possono assumere avvocati e lobbisti che costano milioni di dollari. Questo genera il peggior tipo di disuguaglianza di reddito: rende i ricchi più ricchi grazie al furto e scoraggia i poveri, rendendoli così meno produttivi.

Un altro fattore importante per cercare di capire è la mobilità del reddito in una società. Quanto velocemente i poveri sono in grado di uscire dalla povertà? In qualsiasi società senza una perfetta equità di reddito (un’impossibilità pratica) ci saranno sempre i redditi relativamente più alti e più bassi. La cosa importante è quanto le categorie sono poco attive. Se i poveri sono intrappolati nei più bassi quintili di reddito, allora questo ci dice qualcosa sulla vitalità e sul dinamismo di una società.

Quello che vogliamo per i poveri è che non siano più poveri. Quello che vogliamo dai ricchi è che lavorino sodo e usino la loro creatività per scopi produttivi. Considerare solo i valori della Gini Score negli Stati Uniti non basta per capire se il divario di reddito crescente è qualcosa di cui preoccuparsi. È altrettanto difficile misurare la mobilità del reddito e del clientelismo perché i dati necessari non sono di facile acquisizione. Ciò non significa che non abbiamo nulla da fare. Significa che una tassa sul patrimonio mondiale del 75% non risolverà necessariamente il problema. Danneggerà i ricchi che sono produttivi, peggiorando la situazione di tutti. Anche se potessimo fare affidamento sullo Stato per ridistribuire il reddito, questo aiuterebbe le persone a sfuggire alla povertà? Non necessariamente. Certamente potrebbe soffocare la mobilità del reddito nei quintili più poveri.

Le persone tendono ad essere povere perché sono escluse dagli scambi. La ridistribuzione della ricchezza non cambia la situazione, ma rivedere la questione del clientelismo può cambiare le cose. Quello che dobbiamo assicurare è che il capitale finanziario non diventi equivalente al potere politico per le aziende.

Ciò non significa che non dovremmo mai dare un supporto finanziario al povero. Significa che dobbiamo pensare al divario di reddito sapendo che la nostra guida principale devono essere le Scritture e dobbiamo riconoscere che il problema ha diverse sfaccettature. In quanto cristiani dobbiamo capire il pericolo del clientelismo, che arreca evidentemente benefici solo ai ricchi a scapito di tutti gli altri. Dobbiamo combatterlo sempre.

Possiamo e dobbiamo essere un paese che offre grandi opportunità sia a chi nasce ricco che a chi nasce povero, ma dobbiamo sapere per cosa lottare. La diseguaglianza del reddito non è sempre negativa, ma se fraintendiamo il problema, anche noi siamo pericolosi, perché così non possiamo sapere cosa combattere e cosa sistemare.

NOTA: L’articolo originale, We are getting income inequality wrong – and that’s dangerous, è stato pubblicato sul nostro sito il 16 agosto 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.