Lettera dalla Cina: virtù civica senza libertà?

Kishore Jayabalan

Ho trascorso la maggior parte del mese di luglio viaggiando in varie zone della Repubblica Popolare Cinese. Pur avendo già fatto brevi viaggi ad Hong Kong nel 2000 e Pechino nel 2016, non avevo mai avuto nessuna esperienza paragonabile a questo soggiorno prolungato.

Avere una guida che parlava cinese e l’opportunità di parlare con persone autoctone “alleati” (di cui non posso fare nomi per non mettere a repentaglio la loro sicurezza) mi hanno permesso di avere una prospettiva più ampia di quella che potrebbe avere un semplice turista.

Sarebbe stupido per uno straniero cercare di cogliere il senso di un paese tanto grande e antico che sta subendo un cambiamento così rapido e persino violento. Comunque, questo non ha impedito a tanti occidentali - molti dei quali lodano costantemente il modello cinese come modello di sviluppo superiore al loro - di cercare tale senso. Vedete, per esempio, il giornalista Thomas Friedman del New York Times, che ha fantasticato sul fatto di diventare “Cina per un giorno” o il vescovo del Vaticano Marcelo Sanchez Sorondo che loda la Cina come il miglior modello di Dottrina Sociale della Chiesa.

Queste persone che esprimono tali osservazioni sono in particolar modo impressionate dalle maniere autoritarie della Cina, che fanno a meno delle formalità democratiche come elezioni, deliberazioni pubbliche e diritti umani, al servizio di ciò che essi percepiscono come il bene comune. A differenza dei progressisti americani, i cinesi non devono confrontarsi con fastidiosi Repubblicani pro-life che negano il cambiamento climatico; possono semplicemente liquidare tali reazionari con le buone maniere comuniste. Non è la prima volta che degli intellettuali occidentali subiscono il fascino di tali illusioni e certamente non sarà l’ultima.

Ciò che rende la Cina di oggi diversa da quella di Mao è la sua apertura al commercio globale e l’assimilazione di alcuni aspetti della modernità occidentale che farebbero girare la testa del presidente. Ne risulta che centinaia di milioni di cinesi non sono più poveri. I livelli occidentali di materialismo e consumismo sono evidenti ovunque, a giudicare dalla forte presenza di innumerevoli hotel di lusso, automobili di fabbricazione straniera, e centri commerciali con cinema multisala che proiettano gli ultimi film di Hollywood sui supereroi. Vengono costruiti con un ritmo assurdo enormi blocchi di alti edifici residenziali tutti uguali, anche laddove quelli esistenti sembrano in gran parte disabitati. Ha fatto male a questo tifoso dei Detroit Tigers vedere tanti cappellini dei New York Yankees nel Regno di Mezzo.

Proprio come accadde in Occidente, l’industrializzazione di massa e l’urbanizzazione hanno condotto ad una frattura della società tradizionale ed hanno incrementato l’individualismo. Il partito comunista cinese ha perciò implementato programmi per creare “la società armoniosa” e, più di recente, “ il sogno cinese”. Così facendo, sperano di ridurre gli aspetti distruttivi della modernità mantenendo un’ideologia socialista e restando loro stessi al potere.

Sembra che, per imparare dall’Occidente, i leader politici cinesi abbiano letto l’analisi di Alexis de Tocqueville sulla Rivoluzione Francese e sugli errori dell’ancien régime. É anche evidente che essi sono influenzati da uno dei mentori di Tocqueville, Jean-Jacques Rousseau, e dalla sua critica alla società commerciale dal punto di vista della virtù sia civica che marziale. (Ci sono molte pubblicità sull’esercito cinese e pubbliche dimostrazioni del potere militare. Di contro, mi è stato detto che la parola “liberalismo” non è comunemente usata o compresa in Cina. É meno chiaro se la Cina saprà tenere viva tale preoccupazione per la virtù in mezzo alla sua crescente prosperità e diseguaglianza o se essa seguirà inevitabilmente la strada occidentale verso la “decadenza”.

Seguendo Rousseau e Tocqueville, i cinesi sembrano riconoscere l’utilità della “religione civica” per assicurare l’equilibrio tra virtù e progresso materiale. Ai comunisti non importa se si praticano il confucianesimo, il buddismo, il taoismo, l’islamismo o il cristianesimo, finché queste religioni hanno le “caratteristiche cinesi”, cioè se servono l’ideologia socialista. Il bisogno di una religione civica potrebbe spiegare il recente accordo diplomatico tra Vaticano e Cina (apparentemente progettato per indebolire, se non eliminare, la chiesa “sotterranea”) così come la lunga persecuzione dei buddisti tibetani e dei musulmani uiguri.

In base a tali prospettive, il governo cinese ha incrementato i suoi metodi di controllo, usando tecnologie di riconoscimento facciale per migliorare il sistema di “credito sociale” e punire “comportamenti antisociali”. Praticamente in ogni bagno in stile occidentale si leggono indicazioni che suggeriscono agli uomini di fare un “piccolo passo” verso l’orinatoio per un “salto gigante” verso la civiltà. Una campagna per scoraggiare la gente a “sputare in pubblico” fu lanciata prima dei Giochi Olimpici del 2008. In una città è stato recentemente proposto di abolire il “Bikini Pechinese” (che sarebbe davvero una buona idea!). Ho visto personalmente la polizia fermare il conducente di un calesse perché portava troppi passeggeri, come se fosse una minaccia all’ordine pubblico.

I comunisti cinesi hanno compreso solo parzialmente Tocqueville e Rousseau, poiché entrambi avevano enfatizzato di più il concetto di libertà, specialmente quella morale e intellettuale, contro le tendenze uniformanti della democrazia liberale. Inoltre, i concetti di libertà e di virtù non si sarebbero potuti conservare in un paese con un territorio tanto vasto e impersonale come la Cina. Lo Stato cinese vuole la virtù civica senza la libertà, cosa che rendere tale una virtù ambigua, che si addice più a degli schiavi o a degli animali che agli esseri umani. Come si evince dalle proteste di Piazza Tienanmen del 1989 e dalle attuali manifestazioni ad Hong Kong, quando la gente assapora la libertà, è difficile che se ne voglia privare in seguito.

I conservatori e liberali occidentali dovrebbero essere capaci di concordare almeno su questo.

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