Lettera da Roma: antiamericanismo al Vaticano

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

un paio di settimane fa, è stato pubblicato su La Civiltà Cattolica l’articolo “Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico: un sorprendente ecumenismo”, in cui vengono attaccati i conservatori religiosi americani, accusati di praticare un “ecumenismo dell’odio”. Questo articolo è stato subito criticato da molte persone appartenenti alla destra, tra cui il nostro collega Sam Gregg, Padre Raymond de Souza e l'arcivescovo Mons. Charles Chaput di Philadelphia, ed elogiato da quelli di sinistra, come Sean Michael Winters.

L’articolo è talmente di bassa qualità e ordinario che non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione. È come se fosse stato scritto per alimentare il fuoco di un incendio di parte già scoppiato nella Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Gli unici motivi per cui l’articolo ha attirato tanta attenzione sono: 1) i suoi autori, come si sa, sono amici stretti di Papa Francesco, 2) gli articoli di La Civiltà Cattolica sono controllati dalla Segreteria di Stato del Vaticano e quindi, anche se non ufficialmente, rappresentano le sue idee.

Così, piuttosto che discutere se i conservatori americani siano catturati in “un complicato intreccio di dimensioni religiose e politiche che gli farebbe perdere la consapevolezza del suo essere a servizio del mondo” o se il sito web della Church Militant parla per me e miei amici – può darsi non sia così, ma io sono sicuro che il sito abbia beneficiato di un aumento delle consultazioni online – vorrei capire come e perché esistono tali punti di vista in Vaticano.

Ho lavorato per cinque anni al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace durante il pontificato di Giovanni Paolo II – da allora diventato parte del nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale perché la giustizia e la pace non erano abbastanza difficili da raggiungere! Il Consiglio era noto come l’ufficio del Vaticano in cui quelli di sinistra potevano sentirsi dei bravi cattolici. Evitavamo di parlare degli insegnamenti sessuali retrogradi della Chiesa e ci concentravamo su temi di moda come l’ambiente e il disarmo e su quanto sarebbero state meravigliose le Nazioni Unite se solo…

Per un conservatore americano è stata un’esperienza profondamente penitenziale e spero mi abbia permesso di scontare un po’ di Purgatorio. I primi tempi, in occasione di un’assemblea plenaria di vescovi e di persone proveniente da tutto il mondo, mi sono fatto coraggio per intervenire e ho detto che la Chiesa non deve dare per scontato che gli affari e il profitto sono intrinsecamente cattivi. Ricordo ancora il mormorio che si è levato in quella stanza color salmone. Nessuno ha voluto discutere o approfondire la questione. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre del 2001, ho dovuto convincere i miei colleghi che era inutile chiedere agli Stati Uniti di non fare la guerra perché la guerra era già iniziata. Ho fatto del mio meglio per spiegare che sostenere il Protocollo di Kyoto non era una prova di virtù morale, per non parlare di santità. Avrei anche potuto affermare che, in alcuni casi, la pena di morte può essere giustificata, ma era troppo anche per me.

Sapevo che ero solo, ma per qualche motivo era anche per me un piacere cinico. Nessuno si aspettava che un giovane uomo dalla pelle scura con un nome indiano potesse essere un conservatore americano e pure simpatico. Se un collega, o Dio non voglia uno dei miei superiori, fosse stato d’accordo con me, avrebbero dovuto dirmelo privatamente, sotto voce. A causa della natura internazionale delle questioni che trattavamo, abbiamo spesso collaborato con la Seconda Sezione della Segreteria di Stato e del suo corpo diplomatico, dove si nascondevano uno o due conservatori, abbiamo così formato un piccolo club di eretici nella cultura politica prevalente eurocentrica della Curia romana.

Potreste dire che forse questo è possibile con Papa Francesco, ma come è potuto accadere durante il pontificato di Giovanni Paolo II, che sapeva che cosa facevano i comunisti e i socialisti in Polonia? Chi poteva essere di sinistra e al contempo cattolico in quel periodo? I colleghi della Segreteria di Stato rispondevano che gli insegnamenti rigorosi della Chiesa su matrimonio e questioni familiari erano in sintonia con la destra, quindi per evitare di essere di parte la Chiesa doveva essere d’accordo con la sinistra su altre questioni. Infatti, una volta in cui si è svolta una conferenza delle Nazioni Unite sull’abitazione, sono stato accusato di aver creato tensioni tra Vaticano e Unione Europea sulle questioni riguardanti la famiglia. Questo è giusto se si pensa alla necessità diplomatica dell’equilibrio ideologico. Ma sembra una scusa piuttosto che qualcosa che ha a che fare con la realtà. Purtroppo per i cattolici sostenitori della giustizia sociale, c’è solo un modello giusto del matrimonio e della famiglia, invece sono molteplici le maniere per aiutare i poveri, proteggere l’ambiente, promuovere la giustizia, ecc.

È comprensibile che la Chiesa non sia in sintonia con un partito politico (soprattutto per uno dell’altro partito), nonostante il fatto che uno partito in certe circostanze è più benevolo nei confronti della Chiesa come istituzione. Ad esempio, molti cattolici americani erano di casa nel Partito Democratico, tanto che votare per un repubblicano avrebbe potuto essere un motivo per ricorrere alla confessione. Dopo la seconda guerra mondiale, i partiti cristiani democratici europei si sono opposti ai partiti socialisti e comunisti di sinistra, ma sembrano aver perso la loro ragion d’essere dopo la fine della guerra fredda. (La Civiltà Cattolica ha messo in guardia i suoi lettori contro la teocrazia manichea dell’Italia di Andreotti?). Per quanto vogliamo separare la religione e la politica, trovano sempre delle maniere per correlarle.

Questo fatto dovrebbe essere ovvio per una rivista tanto importante come La Civiltà Cattolica, e proprio questo rende il suo recente articolo così assurdo. I suoi autori sono stati colti di sorpresa dall’esistenza di fondamentalisti evangelici o di integralisti cattolici (vale a dire veri credenti) o dal fatto che essi si coalizzano quando è necessario? La religione dovrebbe essere presente sia in ambito pubblico sia politico, altrimenti sarebbe semplicemente una questione di preferenza individuale, come il gusto di gelato preferito. La politica moderna, con i suoi partiti guidati da ideologie, è anche una questione di dibattito pubblico su convinzioni profonde che riguardano la società. Politica non è semplicemente sostenere dei principi, ma è anche adattarsi alle realtà e alle alleanze che cambiano. Se tutti la pensassimo allo steso modo su Dio e sulla politica, non ci sarebbe molto per cui varrebbe la pena vivere o morire e il mondo sarebbe un posto molto meno interessante.

In definitiva, negare le diversità religiose e politiche vuol dire scappare con codardia dal mondo per evitare conflitti disordinati e talvolta violenti, che l’Europa conosce bene. L’America è sia il risultato che la reazione a questa scuola di pensiero europea. Da una parte, molti americani sono orgogliosi della loro eredità europea – e continuano a venire in questo continente per ragioni educative e culturali – dall’altra hanno lasciato i loro Paesi alla ricerca di una vita migliore con più opportunità di progredire e crescere. Gli americani sono quindi molto più disposti a mettere in risalto le proprie diversità apertamente e a collaborare tra loro nonostante queste. Tale aspetto spesso colpisce gli europei che considerano questo comportamento incivile se non addirittura pericoloso per il bene comune, ma ciò fa parte del malinteso nei confronti degli americani di cui sono testimone sia sul piano personale che professionale.

Il malinteso si applica a tutto: religione, politica, crimine, giustizia ed economia. Gli americani abbracciano il pluralismo, mentre gli europei prima s’ignorano, dopo si placano e poi si preoccupano, e infine si distruggono a vicenda a causa delle loro diversità. Almeno mangiano, bevono e si vestono bene e ci lasciano alcune opere d’arte molto notevoli. Vive la différence!

Kishore Jayabalan
Direttore