Riflessioni cattoliche sulle criptovalute

Philip Booth

Tanti teologi e leader cristiani sono spronati dalle tentazioni offerte dal denaro. Secondo san Paolo, l’amore per il denaro è la radice di ogni male. Papa Francesco ha insistito sul fatto che “il denaro deve servire, invece di governare”.

Ma cos’è il denaro? In effetti, esso ha una funzione relativamente banale. In termini semplici, il denaro è un bene, come l’oro, che possiamo usare per comprare tutti gli altri beni.

Una cosa usata come denaro deve avere determinate caratteristiche. Ad esempio, deve essere accettata ovunque. Non ha senso avere del denaro che nessuno vuole. Che cosa potrei comprare? Il denaro deve anche essere una riserva di valore. Se il valore di ciò che uso come denaro è sempre fluttuante, sarà rischioso continuare a tenerlo, a prescindere dalla quantità.

I moderni sistemi monetari sono basati su banche centrali e su un sistema bancario strettamente interconnesso. Nelle sue dichiarazioni ufficiali, la Chiesa cattolica sembra essere arrivata a sostenere tali sistemi, ma vorrebbe che fossero coordinati a livello globale. In effetti, ha incolpato la mancanza di coordinamento globale del sistema bancario per la crisi finanziaria. Eppure il sistema dell’eurozona (che è internazionale, sebbene non globale) non è proprio un esempio di stabilità.

Siamo abituati al fatto che il denaro sia fornito dalle banche sotto la supervisione di una banca centrale statale, se riflettiamo sulle funzioni del denaro, è chiaro che non c’è bisogno di coinvolgere tanto lo Stato. Cose come i denti degli squali e l’oro, che sono limitati in natura e trasportabili, possono essere usati come denaro e lo sono stati per gran parte della storia. In effetti, nei campi dei prigionieri di guerra l’uso di oggetti sostitutivi dei soldi si è evoluto rapidamente.

Quindi, cosa accade con le criptovalute? La criptovaluta più famosa, il Bitcoin, cerca di imitare una miniera d’oro. Le persone lavorano sodo usando algoritmi di calcolo per risolvere enigmi per guadagnare un Bitcoin. La riserva di Bitcoin è limitata e, proprio come l’oro, diventa più difficile da usare con il passare del tempo. Proprio perché l’offerta è limitata, i suoi sostenitori sperano che mantenga il suo valore e non sia soggetto all’inflazione.

A differenza dell’oro, tuttavia, i Bitcoin non hanno valore intrinseco. Non puoi appenderli al collo o farli crescere. Inoltre, nessuno sa davvero quale sarà la diffusione del Bitcoin. Potrebbe essere utilizzato per una notevole quantità di spesa della gente; oppure potrebbe scomparire del tutto finita la moda del momento, com’è accaduto con il veicolo elettrico Sinclair C5. Per questo motivo, il valore del Bitcoin è molto fluttuante poiché le persone speculano su di esso. Il prezzo di un Bitcoin era di 1.500 dollari un anno fa, è passato a 19.000 quattro mesi fa per raggiungere i 10.000 attuali.

La Dottrina Sociale della Chiesa ha detto molto sulla speculazione – mostrandosi per lo più diffidente. La maggior parte degli economisti, tuttavia, sosterrebbe con forza ogni divieto di speculazione, perché senza la speculazione i prezzi possono discostarsi dal loro valore equo per lunghi periodi, causando forti disagi. Tuttavia, se le criptovalute fossero semplicemente dei veicoli di speculazione, dovremmo mettere in discussione il loro valore sociale.

Ma che dire del futuro? Sebbene il valore del Bitcoin sia molto volatile, le nuove criptovalute potrebbero essere create con valori più stabili. Il problema di base con il Bitcoin è che, se più persone scelgono di usarlo o mantenerlo, il meccanismo progettato per prevenire l’eccesso di offerta e l’inflazione impedisce che l’offerta di questa criptovaluta aumenti per soddisfare la domanda. Quindi, il suo prezzo sale o scende con la domanda e questo sostiene la speculazione. Le criptovalute future potrebbero risolvere questo problema consentendo all’offerta di rispondere alla domanda. Dovrebbero quindi essere benaccette?

Una caratteristica importante delle criptovalute è che possono bypassare del tutto il sistema bancario. Sono una versione digitale di persone che si passano l’oro di mano in mano. Non c’è certamente nulla di fondamentale nella Dottrina Sociale della Chiesa che suggerisca che il denaro dovrebbe sempre essere collegato a un sistema bancario, quindi questo non dovrebbe essere un problema in sé e per sé.

Tuttavia, i sistemi decentralizzati e il registro cifrato utilizzato dalle criptovalute hanno guadagni attraenti per chi ricicla denaro, per gli spacciatori e i truffatori. Certamente, la Chiesa dovrebbe condannare quest’attività e qualsiasi coinvolgimento con essa, ma non è un motivo per opporsi alle criptovalute stesse.

Altri potrebbero obiettare che la Chiesa dovrebbe rifiutare qualsiasi forma di denaro non sostenuta da qualcosa di concreto come l’oro. Ma non c’è nulla di concreto alla base delle valute moderne. Questo è il motivo per cui gli Stati hanno potuto creare le condizioni per paralizzare l’iperinflazione, il Venezuela è solo l’ultimo tra i tanti esempi. Se la Chiesa condanna le criptovalute su questa base, dovrebbe essere coerente e richiedere un ritorno alle valute basate sul sistema aureo.

Con ogni probabilità il futuro determinerà una serie di sistemi monetari che coesisteranno: pagamenti tramite telefoni cellulari, contanti, depositi bancari, titoli garantiti da attività e possibilmente criptovalute. Questa non è una brutta cosa.

Un unico sistema monetario coordinato a livello globale basato sulle banche centrali è intrinsecamente fragile e comporta molta fiducia nella natura umana. Sistemi diversi hanno le proprie sfide etiche ed economiche. La Dottrina Sociale della Chiesa dovrebbe affrontare questi problemi anziché condannare nuove forme di denaro.

Note: l’articolo originale Why Catholics shoult take cryptocurrencies seriously è stato pubblicato dall Catholic Herald. È apparso sul nostro sito il 6 giugno 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.