Lettera da Roma: la libertà religiosa e la ricerca della coesione sociale

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

poiché si è appena conclusa anche quest’anno Acton University, la mia testa è un fiume in piena di idee riguardanti le condizioni attuali della società libera e virtuosa. Più specificamente sulla libertà religiosa e la morale civica, che era il tema generale di tutte le conferenze plenarie serali e delle singole sessioni in cui ho tenuto o frequentato delle lezioni.

Non è un caso che la libertà religiosa sia diventata l’argomento di discussione primario per i conservatori religiosi americani. A quanto pare è nata una forma aggiornata di “fusionismo” che sostiene una visione morale della società contro gli attacchi dello Stato moderno e quindi unisce sostenitori del liberalismo economico, del conservatorismo sociale e di una politica estera incisiva (soprattutto quando si tratta di proteggere le minoranze religiose dalla persecuzione). Quello che sembrava un imminente crollo del movimento conservatore sotto la presidenza Trump potrebbe essere stato solo un breve rinvio dell’inevitabile e la nascita di una nuova bandiera sotto cui marciare.

I sostenitori del conservatorismo religioso sono particolarmente soddisfatti per la recente sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti secondo la quale alle istituzioni religiose non si può negare l’assistenza statale quando svolgono un servizio pubblico. Chi non è americano potrebbe restare sorpreso dal fatto che la richiesta della parte attrice, la Chiesa luterana di Trinità di Columbia, Missouri, sia irrilevante per i suoi sostenitori, così come la questione della ripavimentazione di un parco giochi del suo asilo nido. In questo caso, lo Stato del Missouri aveva negato una sovvenzione a questa chiesa luterana, citando una disposizione costituzionale del XIX Secolo contro i sussidi anche se il centro da sovvenzionare avrebbe avuto lo scopo laico di educare i bambini. (Tali disposizioni, chiamate talvolta “Blaine amendments”, ironicamente sono state istituite dalle maggioranze protestanti per impedire sovvenzioni statali alle scuole cattoliche; sono uno strascico delle idee nativiste e anti-cattoliche negli Stati Uniti).

La sentenza 7-2 della Corte a favore della chiesa permette alla religione di avere un ruolo istituzionale più importante nella vita pubblica, invece di avere solo un ruolo limitato a questioni di coscienza individuale, culto e convinzioni personali.

La maggior parte delle persone che praticano la loro religione vuole vivere in una società che riflette le proprie credenze o almeno un certo atteggiamento rispettoso nei confronti dei “timorati di Dio” e della religione in generale. Quando la fede è presa sul serio non ci si può accontentare di rimanere un docile membro della società civile come tutti gli altri. Una società dignitosa dovrebbe favorire la pratica della religione piuttosto che la sua assenza, anche se ci sono difficoltà o contrasti nel determinare ciò che la religione è o dovrebbe essere. Le maggioranze tendono a declamare l’unità, mentre le minoranze desiderano la libertà. Eppure, come molti di noi dell’Acton abbiamo sostenuto, tale conflitto può solo intensificare quando si fa affidamento al potere dello Stato. Con il finanziamento statale arriva anche il controllo statale, a cui le chiese e i leader religiosi dovrebbero avvicinarsi con molta cautela.

Gli accordi tra Stato e Chiesa variano da paese a paese e sono condizionati dalla storia, dalla politica e dalla legge. In Italia, ho appena scelto di destinare l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Avrei potuto in alternativa destinarlo ai programmi di assistenza sociale, alla Chiesa greco-ortodossa, a una delle diverse confessioni protestanti o a un’associazione ebraica, buddista o indù (non sono permessi contributi a moschee, almeno per ora). Non sorprende che la Chiesa cattolica abbia maggiori contributi rispetto a tutti questi altri gruppi. Ma meno italiani stanno scegliendo di dare il loro contributo alla Chiesa cattolica, questo potrebbe spiegare perché è stata fatta molta pubblicità sull’8 per mille.

In un paese tradizionalmente cattolico, la Chiesa può aspettarsi di ricevere finanziamenti pubblici senza troppe intromissioni o difficoltà. Ma mentre la pratica della fede sta diminuendo e stanno arrivando gli immigrati con religioni diverse, c’è sempre maggiore pressione per cambiare le regole del gioco. Quella che una volta era una relazione positiva può diventare un rapporto tra antagonisti, con minacce sia simboliche (rimozione dei crocefissi dalle scuole) che più sostanziali (legalizzazione dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia e del matrimonio tra persone dello stesso sesso).

Ci sono diversi modi per valutare la libertà religiosa da una prospettiva religiosa. Avere meno interferenze da parte dello Stato è sicuramente una cosa positiva, anche se l’onere della raccolta di fondi potrebbe non risultare particolarmente piacevole a molti pastori di alti principi. D’altra parte, la coerenza tra le leggi morali e civili di una nazione è auspicabile, ma può anche condurre all’autocompiacimento e a una forma di obbedienza verso l’autorità che un giorno potrebbe ritorcersi contro la Chiesa.

L’identificazione tra religione e Stato ha portato a conflitti religiosi tra Stati, stabilendo le basi per una netta separazione non solo tra Chiesa e Stato, ma anche tra società e Stato, morale e legge, economia e politica, valori e azioni e molti altri aspetti della democrazia liberale come la conosciamo. Il liberalismo moderno ha cercato di risolvere il problema della violenza settaria, e la libertà religiosa, nonché quella economica, sono dei mezzi per raggiungere questo obiettivo del “regime di separazione”. 

Di conseguenza, il pluralismo religioso che era tollerato quasi da tutti è diventato qualcosa degno di lode in nome del multiculturalismo; Il pluralismo che era un fatto concreto è diventato ideologia, fino a diventare “dittatura del relativismo” dove esiste solo il mio bene e il tuo bene, non semplicemente il bene. La libertà religiosa era originariamente intesa come un’idea liberale sia dalla Chiesa che dallo Stato. Come vediamo con John Locke, la tolleranza si estende a tutti tranne che nel caso degli’intollerabili, cioè quelli che pretendono di essere la vera Chiesa o la vera religione al di sopra di tutte le altre. Il modello americano della delegittimazione della religione e della sua libera pratica crea una concorrenza positiva piuttosto che un conflitto mortale tra le religioni. Le sette religiose che una volta si facevano guerra tra loro si trovano tutte nella stessa barca il cui timone sta nelle mani del secolarismo radicale dello Stato.

Le mie lezioni all’Acton University sulla teologia della liberazione, il distributismo e Edmund Burke hanno offerto diverse prospettive su cosa c’è di sbagliato nella situazione attuale. I teologi della liberazione sono i più espliciti nel chiedere un rilancio della teologia politica e su come la nostra comprensione di Dio e del Suo amore per i poveri deve modellare la società. La maggior parte dei teologi della liberazione concentra l'attenzione sull’America Latina ma anche sull’Africa e l’Asia, cioè sulle “periferie” in contrasto con i “centri” del potere nel mondo. I sostenitori del distributismo vorrebbero anche vedere una certa forma di cattolicesimo (di solito quello inglese) regnare su tutti gli aspetti della vita sociale. La teologia della liberazione e il distributismo sono in gran parte di mentalità agraria, diffidente verso l’accumulo di ricchezza e verso le industrie nelle grandi città, e cercano un’unità più profonda rispetto a quella che deve offrire il liberalismo in stile nordamericano.

Burke, il primo conservatore, era un grande sostenitore della libertà e dell’autorità, nutriva una certa diffidenza verso i ragionamenti astratti, verso soluzioni generiche a particolari problemi e soprattutto verso la Rivoluzione francese. Ciò che può apparire contraddittorio per i razionalisti trova posto in Burke: il cattolicesimo irlandese e l’anglicanismo inglese, la libertà americana e le tradizioni principesche in India sotto il dominio britannico, prudenza e principi, partito e patriottismo.

Per Burke, la libertà deve sostenere la coesione sociale e l’unità, lui para di “libertà sociale” e “parità di restrizione”. Ma da dove proviene quest’unità, quali sono le sue basi? Oltre all’unione tra “lo spirito di un gentiluomo e lo spirito della religione”, Burke non lo dice. I progressisti lasciano che il processo storico determini il futuro perché credono nell’umanità invece che nella natura umana. I conservatori sostengono quest’ultima ma sono riluttanti a parlarne molto.

Dove porta tutto questo per noi che siamo i moderni difensori della fede e della libertà? Il finanziamento pubblico di un parco giochi di una parrocchia può essere un passo nella giusta direzione, ma è molto poco. È una vittoria, però, qualcosa che i conservatori, da Burke in poi, non hanno avuto con regolarità.

Kishore Jayabalan
Direttore