Lettera da Cracovia: “JPII, we miss you!”

Kishore Jayabalan

Saluti da Cracovia, dove ho appena partecipato ad un evento co-sponsorizzato dall’Acton su "Europa tra nichilismo post illuminista e la questione islamica" alla Pontificia Università Giovanni Paolo II.

Ad occuparsi di questo argomento impegnativo c’erano alcuni studiosi particolarmente esperti: il Prof. Francesco Botturi dell’Università Cattolica di Milano, il Prof. Stanisław Grygiel dell’Istituto Giovanni Paolo II di Roma e Mons. Piotr Mazurkiewicz dell’Università cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia. Il cardinale Willem Eijk di Utrecht, l’arcivescovo Marek Jędraszewski di Cracovia e l’arcivescovo emerito Luigi Negri di Ferrara-Comacchio componevano un imponente rappresentanza ecclesiastica.

Sarebbe difficile riassumere i dibattiti, tuttavia non c’è da sorprendersi che Papa San Giovanni Paolo II sia molto apprezzato e amato.  Come l’anno scorso nella diocesi di Tarnów vicino Cracovia, ho avuto la fortuna di raccontare dei miei contatti personali e professionali con il compianto pontefice.  È ancora chiaro che il suo contributo intellettuale alla Chiesa non è più sotto i riflettori, nemmeno nella sua terra natale.

Probabilmente è questo il destino di tutti gli intellettuali, un ricordo umiliante per quelli che tra noi vivono e lavorano nel mondo delle idee. L’argomento su cui ci si è focalizzati maggiormente è la questione della governance del papa, in particolare la sua gestione degli abusi sessuali del clero. Il Cardinal Stanislaw Dziwiszche, che è stato a lungo segretario di Giovanni Paolo II, ha diffuso una lettera di ringraziamento a Papa Francesco per aver difeso l’eredità di GPII e per la sua gestione degli scandali sugli abusi che continuano a tormentare la Chiesa.

Dato che è un tema d’attualità, ho deciso di chiedere ai tre vescovi come stanno affrontando gli scandali. Il cardinale Eijk ha dato la risposta più qualificata e precisa, dicendo che la Chiesa deve assolutamente prendere l’iniziativa, creando commissioni con le autorità per indagare e coinvolgendo i laici. L’arcivescovo Jędraszewski ha dichiarato che, nonostante tutte le brutte notizie, il popolo di Cracovia continua a sostenere i propri sacerdoti. L’arcivescovo Negri ha detto che non dovremmo mai essere sorpresi dalla presenza di peccatori nella Chiesa.

Ancora una volta, le diverse reazioni hanno dimostrato che ogni Paese tratta gli scandali degli abusi in modo diverso. Parlando senza mezzi termini, gli olandesi hanno l’approccio più diretto, i polacchi fanno affidamento sulla fede della gente comune, e gli italiani hanno già provato tutto. Il contesto potrebbe anche spiegare le reazioni inizialmente scettiche che ebbe Giovanni Paolo verso le accuse di abusi. Si è preparato clandestinamente al sacerdozio durante l’occupazione nazista in Polonia ed è diventato vescovo sotto il dominio comunista, quando le false accuse mirate a screditare la Chiesa erano dilaganti.

Non dico questo per giustificare il comportamento incredibilmente immorale di alcuni sacerdoti o il successivo insabbiamento da parte dei loro vescovi. Ma non dovrebbe sorprenderci in una Chiesa universale con una storia di duemila anni che ha sempre cercato di mitigare la giustizia con la misericordia. In molti casi, anche se fosse soddisfatto il nostro naturale desiderio umano di vedere il colpevole punito con la massima pena possibile prevista dalla legge, non si tratterebbe di un approccio veramente cristiano.

Considerato tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, in Italia e in Polonia, nei prossimi mesi vorrei parlare di più del coinvolgimento della Chiesa nella politica. Per ora, torno al pensiero di Giovanni Paolo II e su ciò che deve ancora insegnarci in questi tempi confusi e persino deprimenti.

Leggendo George Weigel, ho pensato a lungo che tre encicliche riassumano al meglio il pensiero sociale di GPII: Centesimus annus (1991), Veritatis splendor, (1993) e Evangelium vitae (1995). Nel piccolo mondo degli intellettuali cattolici professionisti, solo la prima è normalmente considerata un’enciclica sociale, poiché commemora il centenario della prima enciclica sociale moderna, Rerum novarum di Papa Leone XIII. Veritatis splendor viene solitamente sostenuta da teologi morali di varie categorie, mentre l’Evangelium vitae è considerato l'insegnamento pro-vita per eccellenza. Per classificare le encicliche solo in base al pubblico a cui sono destinate o dal contenuto politico/economico, tuttavia, manca ciò che è unico e fondamentale per l’insegnamento della Chiesa e di conseguenza di GPII.

Come hanno notato tutti i relatori della conferenza di Cracovia, Giovanni Paolo II ha sottolineato soprattutto la centralità di Gesù Cristo. Russell Hittinger ha notato astutamente che, mentre ogni papa sin dalla rivoluzione francese scrisse sulle relazioni tra Chiesa e Stato nelle encicliche inaugurali, GPII iniziò il suo pontificato con Redemptor hominis, proclamando il Cristo pienamente divino e pienamente umano come risposta a tutti i nostri problemi. Il fatto che Gesù non abbia regnato come un re terreno, come molti ebrei in quel momento si aspettavano che il Messia facesse, ci lascia perplessi ma anche liberi di gestire le nostre vite politiche diversamente. Questa è la base per ogni tipo di liberalismo cristiano che in questi giorni è oggetto di una buona dose di critiche.

Ricordare San Giovanni Paolo II e il suo pensiero non dovrebbe essere solo un fatto nostalgico, cioè il desiderio di quel passato apparentemente dorato in cui la Chiesa e il mondo non avevano problemi. Devo ammettere che si tratta di una forte tentazione di combattere, dopo aver passato una settimana a guardare l’immagine di GPII ovunque andassi. Lui stesso ci spingerebbe a seguire Cristo e non Karol perché, proprio come ci ricorderebbe, anche lui è un peccatore bisognoso di pentimento. In questo modo, Papi come Benedetto XVI e Francesco hanno tracciato una continuità perfetta con il loro predecessore, qualcosa che noi che facciamo orgogliosamente parte della generazione di GPII non dovremmo mai dimenticare. Tuttavia possiamo ancora essere perdonati se ci manca quel grande uomo.

(Foto: Kishore Jayabalan)