Non salvare Barnes & Noble!

Dylan Pahman

In precedenza è già successo a Toys ‘R’ Us, ma non abbiamo fatto nulla tranne lamentarci.

Ora starebbe succedendo a Barnes & Noble e non faremo niente. Niente tranne lamentarci. Accadrà sicuramente di nuovo.

Certo, inizieremo a lamentarci probabilmente per settimane se non mesi per un’altra grande mega-corporation che lotta per rimanere in attivo, David Leonhardt del New York Times ha sostenuto ieri che noi (riferendosi ai regolamenti dello Stato) “Salviamo Barnes & Noble!”.

Ha scritto: I dirigenti dell’azienda affermano di avere un piano di riconversione, basato su negozi più piccoli e accattivanti, incentrati sui libri, e spero che il piano funzioni. È deprimente immaginare che oltre 600 negozi Barnes & Noble potrebbero semplicemente sparire –com’è già successo con Borders nel 2011. Ma ora è possibile che la Barnes & Noble fallisca.

A prima vista, questa sembra una classica storia di cessazione di un’attività. Barnes & Noble e Borders una volta erano così imponenti da essere un modello per la malvagia corporazione che cercava di distruggere le librerie indipendenti nel film del 1998 “You've Got Mail”. Poi il mondo è cambiato. I vecchi leader non potevano mantenere il passo. Questo è il capitalismo.
Questa storia è incompleta.

Leonhardt è abbastanza consapevole da rendersi conto che sta difendendo una mega-corporation una volta dipinta ingiustamente come impero malvagio unidimensionale, forse monopolio, ma a quanto pare non è in grado di immaginare che, in un decennio o due, la gente potrebbe scrivere un editoriale intitolato “Salviamo Amazon!”.

Invece, dice Leonhardt, “tutta la storia ruota intorno alla politica dello Stato – in particolare, la clemenza di Washington, di entrambi i partiti, verso i giganti della tecnologia che sono arrivati ad assomigliare a monopoli”.

Apprezzo che abbia moderato il suo linguaggio. Dire che Amazon “è arrivata ad assomigliare” a un monopolio, questo comporta sapere che cosa sia realmente un vero monopolio e quando è effettivamente dannoso per l’economia.

Un vero monopolio si ha quando c’è un singolo fornitore in un determinato mercato. I veri monopoli sono dannosi, come ha rilevato decenni fa l’economista Joseph Schumpeter, solo quando i mercati sono chiusi, cioè quando ci sono così tante barriere artificiali all’ingresso che la nuova concorrenza non potrebbe mai entrare in un mercato del genere per sfidare il monopolio. Come ha affermato l’economista Israel Kirzner, “la condizione necessaria e sufficiente perché la concorrenza esista senza ostacoli è la completa libertà di accesso a tutti i tipi di attività di mercato”.

Quindi, prima di tutto, Amazon non ha altri concorrenti? Una rapida ricerca su Google (o Yahoo, o Bing) evidenzia facilmente diversi rivenditori alternativi di libri online. Bisogna notare che i concorrenti non devono necessariamente essere grandi come Amazon. Devono solo esistere, cioè produrre un utile, operando nello stesso mercato.

Inoltre, ogni negozio di libri locale (quelli sopravvissuti al grande terrore Barnes & Noble del 1998) compete con Amazon. Potrebbero non essere così visibili, ma se possono realizzare un profitto, essi competono.

Per quanto riguarda i neofiti del mercato, se il contesto normativo è veramente “indulgente”, allora chiunque abbia abbastanza capitale e un modello aziendale migliore dovrebbe essere in grado di entrare in un mercato e competere.

Tuttavia, la situazione è in realtà ancora più complessa. Il confronto tra Amazon e Barnes & Noble non è proprio equo. Si fanno concorrenza ma Amazon non vende solo libri per conto suo. Il suo sito web è anche una piattaforma per altri venditori più piccoli. Infatti, proprio la settimana scorsa ho acquistato un libro usato tramite Amazon da una libreria di dimensioni e ubicazione sconosciute, probabilmente un negozio che, senza una piattaforma online come Amazon, non avrebbe mai usufruito della mia transazione.
Anche se Barnes & Noble perdesse terreno su ad Amazon, non accadrebbe solo con Amazon. Perderebbe anche sugli stessi negozi piccoli che una volta si temeva sarebbero falliti.

Ho iniziato dicendo che probabilmente le persone si lamenteranno, ma non faranno nulla. Spero comunque che non sarà così. Nonostante le obiezioni di Leonhardt, questa è davvero “una classica storia di difficoltà negli affari”. E sarà così finché manterremo lontano i regolamenti statali. Leonhardt preferirebbe che Amazon fosse più simile a “Standard Oil e AT&T”. A me piace Amazon e voglio che contini a piacermi, quindi io non sono d’accordo.

In effetti, Leonhardt ammette anche che, in fondo, gli piace Amazon: “Come molte persone, sono un cliente abituale di Amazon frequente e solitamente soddisfatto”. Ci si aspetterebbe che poi continui a incitare all’azione, chiedendo ad altri, di fare come lui, sacrificarsi cancellando gli abbonamenti Amazon Prime e inondare Barnes & Noble di ordini.

Ma lui no. Preferirebbe che, contro i desideri dei consumatori come lui, che sono “solitamente soddisfatti” (4 stelle su 5?) di Amazon, si intromettesse lo Stato (o “intervenisse”), li fermasse e dicesse a loro e a tutti come fare affari – e di conseguenza dicesse ai consumatori dove e come possono e non possono fare affari.

Mi viene in mente di quando qualche mese fa ho spiegato a mio figlio di sei anni che Toys ‘R’ Us stava chiudendo definitivamente. Era triste e non voleva che chiudessero. Ho detto, tra l’altro, che non poteva competere con Amazon ma che quando una grande azienda come Toys 'R' Us fallisce, è in realtà un segno che il mercato è sano, perché la grande azienda non è stata protetta dal fallimento con speciali privilegi statali.

Ovviamente, la mia spiegazione non è servita a ridurre la sua tristezza per una grande ingiustizia. Ma, ho aggiunto, significa che Toys ‘R’ Us avrà delle ottime vendite! Questo ha aiutato un po’.

Quindi siamo andati da Toys ‘R’ Us a cercare il treno di legno elettrico che desiderava. Quando non siamo riusciti a trovarlo, mio ??figlio ha detto: “Non fa niente. Possiamo semplicemente ordinarlo online”.

Così abbiamo fatto. Invece di cercare di convincerlo per qualche altro giocattolo – o nessun giocattolo – mia moglie ed io abbiamo ordinato proprio il treno che tanto voleva ad un ottimo prezzo.

Ora, so che alcune persone di Toys ‘R’ Us hanno perso il lavoro. Non sto dicendo che non è importante. Ma anche le persone che lavorano per Amazon sono importanti. E, del resto, anche mio figlio.

È facile, come diceva Frédéric Bastiat, preoccuparsi di ciò che si vede e trascurare ciò che non si vede. La gente vede Amazon come grande, enorme e di successo, e vede Toys ‘R’ Us o Barnes & Noble fallito, stanco e sconfitto. Ma ciò che non vede sono tutte le persone per cui il costo della vita è diminuito grazie ad Amazon, la cui selezione di prodotti per soddisfare i loro desideri e bisogni è migliorata, non vede tutte le piccole imprese che vendono prodotti su piattaforme come Amazon, né tutte le persone che lavorano per Amazon per mantenere le loro famiglie.

Amazon non è un monopolio, proprio come non lo era Barnes & Noble. Piuttosto, è grande e di successo perché sta facendo un lavoro migliore, fornendo un servizio a milioni di consumatori “di solito soddisfatti”, ogni giorno. Se Amazon deve crollare, vorrei solo che accadesse perché le altre aziende offrono un servizio migliore a quei milioni di consumatori, piuttosto che a qualche burocrate a cui non importa se il risultato del loro perdente monopolio otterrà una recensione a 1 stella dai consumatori che loro sostengono di proteggere. In pratica, una tale norma tende a chiudere i mercati al dinamismo della concorrenza, che spinge anche le attività grandi e di successo a continuare a superare se stessi nella produzione di prodotti e servizi di qualità.
In questo caso si tratterebbe di una perdita che certamente merita le nostre lamentele.
 

Nota: l’articolo originale Don’t save Barnes & Noble! è stato pubblicato sul nostro sito il 9 maggio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.