Il “nuovo” antisemitismo è causato da vecchie falsità sull’economia

Ed West

Nelle settimane passate, il partito laburista inglese di opposizione è stato ricoperto da accuse di antisemitismo. Gli americani possono trovare bizzarro che questo problema venga considerato un fenomeno di sinistra, ma il collasso del centro ha portato alla ribalta quello che August Bebel una volta definì “il socialismo degli stupidi”. 

La saga iniziò nel 2015, quando Jeremy Corbyn, un membro del Parlamentare di secondo piano dell’estrema sinistra, sconvolse l’intera classe politica diventando il leader del partito laburista, ulteriore prova che la politica inglese ha attraversato l’Infinite Probability Drive di Douglas Adams. 

Quasi immediatamente i gruppi ebraici hanno espressero preoccupazione sui trascorsi di Corbyn e perché in passato ha definito “amici” gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah. L’anno seguente è stata aperta un’inchiesta dopo che Bradford Shan fu sorpreso a condividere alcuni post di Facebook in cui si sosteneva che Israele doveva essere “trasferito” negli gli Stati Uniti. Fu sospeso anche il precedente sindaco di Londra Ken Livingstone, il che prova la massima di Enoch Powell: “ogni carriera politica termina in un fallimento”, anche se il finale politico di Livingstone – che si è nascosto nei bagni per disabili dei Millbank studios per evitare le domande dei giornalisti a proposito dei sui ultimi bizzarri commenti su Hitler e il sionismo – non ha fatto scalpore.

L’inchiesta sull’antisemitismo è stata vista soprattutto come un insabbiamento e una farsa, e la situazione è esplosa di nuovo quest’anno quando è stato rivelato che Corbyn era in un gruppo Facebook che condivideva post antisemiti. Poi, a marzo, sono venuti fuori i suoi commenti del 2012 a favore di un murales – “Libertá per l’umanitá” dell’artista americano Mear One – che ritraeva lo sfruttamento capitalista, mostrando personaggi tipicamente antisemiti che sfruttano i poveri di colore. Il Tower Hamlets Council, non conosciuto per la sua moderazione, lo fece immediatamente rimuovere, il che portò l’allora politico di secondo piano Corbyn a rispondere: “Perché? Siete in buona compagnia. Rockfeller fece distruggere il murales di Diego Viera perché c’era un’immagine di Lenin”.

Nessuno crede che Corbyn è antisemita: lui proviene essenzialmente dalla tradizione quacquera: un barbuto ciclista vegetariano che davvero crede ingenuamente che, se buttiamo via le pistole, anche i cattivi lo faranno. Per lui i problemi del mondo sono colpa dell’Occidente, certamente è un ingenuo, ma non un razzista.

Eppure c’è certamente qualcosa che si sta muovendo tra i laburisti. Anche se questo ha soprattutto a che fare con l’aumento dei membri musulmani, questo è solo parte della storia e ci sono anche molti membri laburisti bianchi coinvolti. In realtà, l’ultimo membro di alto profilo ad essere espulso recentemente, Marc Wadsworth, è nero ed è un sostenitore dell’anti-razzismo. Il conflitto nella sinistra deriva in parte da cosa intendono per razzismo e dal fatto che l’antisemitismo viene visto o non visto come “vero razzismo”, usando le parole di un membro del Parlamento corbynita. In un certo senso non è razzismo. La teoria di razza e razzismo, come insegnato all’università per quasi 50 anni, è una nozione molto influenzata dal Marxismo: la dottrina della borghesia che opprime il proletariato nel sistema di sfruttamento capitalista è diventata oppressione dei neri da parte dei bianchi nel sistema di sfruttamento della supremazia bianca.

Quindi quell’ostilità verso gli ebrei non è razzismo in senso classico – non è “pregiudizio unito al potere” – sebbene questo sia di scarso conforto alle vittime di violenza razziale, della quale gli ebrei sono stati i maggiori rappresentati in Europa. In realtà, questa sorta di ostilità verso gruppi più prosperi economicamente, spronata da nazionalismo di sinistra e analfabetismo economico, storicamente è stata persino più velenosa e odiosa del tradizionale razzismo.

Invidia: la guida del pregiudizio
Una delle molte cose interessanti citate nel libro di Amy Chua Political Tribes é come i comunisti del Vietnam fossero motivati dall’ostilità verso la minoranza cinese del paese. I cinesi erano solo l’1% della popolazione del Vietnam, ma l’80% dei suoi uomini d’affari. Il miscuglio che ne derivò tra nazionalismo e idiozia economica fu senza dubbio mortale. Uno dei precedenti bestseller di Chua, World on fire, ricordava quanto odio alimentavano i movimenti violenti nel mondo verso le “minoranze che dominavano il mercato”, contro i cinesi nel sud-est dell’Asia, gli arabi in Africa orientale, i “gringo” in America Latina, o gli ebrei in Europa. 

Quest’ostilità contro minoranze benestanti è legata all’ignoranza sul funzionamento della moneta e sulla nozione semplicistica che, come scrivono in uno dei libri dei miei bambini, “quando un uomo diventa ricco, dieci diventano poveri”. Quanti murales, spettacoli, film, o canzoni popolari ci dicono sempre che solo il 10% del mondo vive oggi in estrema povertà, un numero che era prossimo al 40% prima della grande liberalizzazione del mercato iniziata negli anni ‘80 nei paesi industrializzati – o 9 persone su 10 prima dell’emergere del moderno capitalismo! In questo periodo di trionfo “neoliberale”, qualcosa come 137.000 persone si liberano dalla povertà ogni giorno e, persino tra i paesi più poveri, il numero dei decessi per malattie prevenibili è calato drasticamente. Definire il murales offensivo sarebbe come riconoscere che esso mostra una verità dolorosa, quando invece esso è solo molto impreciso. 

Nella storia, la violenza verso le minoranze e verso lo straniero è stata alimentata dall’analfabetismo economico. La persecuzione degli ebrei nel medioevo fu ispirata da differenze culturali e religiose, ma anche dell’invidia per le diverse condizioni economiche. Gli ebrei, ad esempio, possedevano la metà di tutte le proprietà di Parigi durante il secolo XII, mentre Aaron di Lincoln era ritenuto l’uomo più ricco in Inghilterra, un uomo le cui tasse da sole sostenevano lo Stato.

Il risentimento economico contro gli ebrei fu intenso, poiché la maggioranza della gente non capiva come funziona la finanza. La minoranza non cristiana era specializzata nel prestare denaro, una professione che naturalmente provoca invidia e crea un gruppo di persone che vorrebbe la rovina di questa minoranza. Il prestito fa indebitare le persone, ma è anche una cosa necessaria per la crescita economica. Analogamente questi intermediari, visti come parassiti da chi non sa come funziona la finanza, rendono la crescita economica possibile. 

L’idea che chi prestava denaro non avesse un vero e proprio scopo economico fu un pregiudizio diffuso, poiché nessuno poteva vedere ciò che essi davvero producevano. C’e da dire che essi producevano allo stesso modo in cui lo fanno un agricoltore o un fabbro. Eppure la Lincoln Cathedral non sarebbe mai stata costruita senza i banchieri ebrei, che furono così essenziali come i lavoratori della pietra e come gli artisti artigiani nella sua realizzazione. Lo stesso potrebbe essere detto della maggior parte dei siti storici inglesi.
Chiunque visiti Venezia può vedere segni tangibili della grande città stato marinara che, senza finanziatori, agenti assicurativi e investitori sarebbe letteralmente una palude. Molti di questi banchieri erano ebrei rifugiati provenienti dalla Spagna, ai quali non era permesso possedere proprietà e così investivano in banchi al mercato negozi, aprendo banche.

Le banche sono impopolari oggi, come sempre lo saranno. Il ruolo indefinito dell’industria dei servizi finanziari ne fa un bersaglio per populisti sia di destra che di sinistra. Certamente, noi che ne stiamo al di fuori vediamo solo stipendi scandalosi e una ricchezza che ci da fastidio. Ma l’analfabetismo economico di chi disprezza le banche, ulteriormente aggravato dal desiderio dell’irraggiungibile uguaglianza di profitto, è stato alla base di stermini e persecuzione per un millennio. Non è una sorpresa che il socialismo rende così spesso stupida la gente. 

Nota: l’articolo originale, The ‘new’ anti-Semitism is caused by old economic fallacies è stato pubblicato sul nostro sito il 3 maggio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.