L’attacco di Papa Francesco contro l’“individualismo libertario” non contro i libertari

Rev. Robert A. Sirico

Papa Francesco, in un recente messaggio rilasciato alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, evidenzia alcune preoccupazioni morali su un fenomeno che considera un’“invasione” nei “livelli alti della cultura e nell’istruzione sia universitaria sia scolare”. Ossia, l’“individualismo libertario”.

Alla mia prima lezione di filosofia all’università, il professore ci ha avvisato che se era nostra intenzione avere una discussione o un dibattito intelligenti, dovevamo prima di tutto definire bene i termini che utilizzavamo. Gli scambi d’idee possono essere accesi e turbolenti, ma in fin dei conti inutili se non si compie quel primo passo verso la chiarezza.

Consideriamo quindi come il papa vede quello che sta criticando. Come le parole “capitalismo” e “libertario” sono termini con molteplici livelli di significato, e perciò diverse definizioni, molteplici e limitate, nonché sfumate e precise. Dunque, quale significato attribuisce il pontefice al termine libertario?

Quando parla di individualismo libertario, ha in mente qualcosa che, come dice lui, “esalta l’ideale egoista”, per cui “... è solo l’individuo che dà valori alle cose e alle relazioni interpersonali e quindi è solo l’individuo che decide cosa è bene e cosa è male”.

Egli dice che questo comporta credere nell’“auto-causazione” che, secondo me, vuol dire rifiutare qualsiasi concretezza della natura umana a favore di un’autonomia radicale in cui la moralità non è più una questione di libera adesione alla verità del bene e del male, ma piuttosto è semplicemente questione di ciò che io voglio essere.

Il papa contesta questo, e sono certamente d’accordo, in quanto tale situazione “nega la validità del bene comune”. Si potrebbe aggiungere che nega anche l’intera tradizione della legge naturale tramite un’esaltazione della soggettività e il distacco della coscienza dalle verità che possiamo conoscere solo attraverso la fede e la ragione.

Ma la parte più interessante dei commenti di Papa Francesco sta nell’affermazione che l’individualismo libertario nega la validità del bene comune perché, da un lato, presume che l’idea stessa di “comune” implichi delle limitazioni, almeno per alcuni individui e dell’altro che la nozione di “bene” privi la libertà della sua stessa essenza. Questo poggia, quindi, su una base “antisociale”.

A un certo punto Francesco esprime preoccupazione circa quel tipo di mentalità che nega che ci siano condizioni che promuovono la fioritura umana per via dell’accettazione di alcuni limiti comuni, come per esempio accade con lo stato di diritto. Questo, difatti, contestualizza bene il concetto della Chiesa cattolica riguardo il “bene comune”.

Inoltre, il papa sembra criticare qualunque sistema etico che vede la libertà – intesa come mancanza di limitazioni – con fini e finalità proprie. Per i cattolici e altri cristiani la libertà significa più della libertà negativa, vale a dire essere liberi dalle restrizioni, oppure semplicemente la capacità di volere e attuare X invece che Y.

Tutto questo è un insegnamento del cattolicesimo tradizionale. Però bisogna chiederci se il papa dà una definizione giusta o precisa del “libertarismo”.

Consideriamo, ad esempio, che esistono molte scuole di libertarismo: c’è quello di Locke, quello buonista, di Nozick, di Hayek, di Rand, addirittura quello anarco-capitalista di Rothbard, per citarne solo alcuni.

Questi non sono d’accordo su tutto. Per quanto potrebbe essere interessante esaminare le differenze tra queste posizioni, credo sia più produttivo definire alcuni concetti con cui, secondo me, tutti i veri credenti potranno essere d’accordo. Inoltre, credo sia meglio vedere se tali concetti possono fornirci un’alternativa a quel tipo specifico di libertarismo che Francesco sta denunciando ma che possono pure renderci immuni da quelle alternative collettiviste che qualcuno potrebbe pensare siano appoggiate dal papa.

Gli esseri umani non sono semplicemente individui, anche se colloquialmente usiamo questa parola per descrivere le persone. Certamente, gli esseri umani godono di una legittima libertà e unicità a cui alcuni filosofi (ad esempio, Aristotele e Tommaso d’Aquino) a volte fanno riferimento considerandole espressione dell’individualità.

Anche la costituzione pastorale del Concilio Vaticano II Gaudium et spes parla della proprietà privata come “una zona indispensabile di autonomia personale e familiare e […] come un prolungamento della libertà umana”.

Sappiamo anche, tramite la ragione e le scienze naturali, che dal momento del concepimento ogni essere umano è biologicamente distinto dal padre e dalla madre. Il suo DNA, per esempio, è diverso. Eppure, allo stesso tempo, quell’essere umano è già un individuo in relazione con la madre e il padre.

Insomma, la persona è contemporaneamente individuale e sociale. Forse alla luce di ciò è meglio parlare di esseri umani non tanto come individui, quanto come persone.

La realtà sociale dei rapporti interpersonali è ciò che crea una comunità umana. Si tratta di un legame che comporta certamente delle limitazioni, ma che non è una limitazione in sé.

Questo mi collega alla preoccupazione di Papa Francesco per i legami e i vincoli in relazione alla libertà umana. A tale proposito, tempo fa ho scoperto gli scritti del sociologo Robert Nisbet, in particolare quelli in cui si riferisce alla differenza tra potere e autorità.

Sia il potere che l’autorità sono forme di costrizione, spiega Nisbet. Il potere è un tipo di coercizione esterna alla persona. Ciò significa che esso è imposto a una persona senza tener conto della sua libera volontà, ad esempio costringere qualcuno con la violenza a conformarsi al proprio comportamento.

L’autorità, invece, è una forma di vincolo interno alla persona, un codice basilare in cui la persona stessa crede e che accetta passivamente, anche se a volte a malincuore, come l’astenersi dal mangiare la carne il venerdì.

Molti di noi accettano liberamente tutte le forme di “autorità”, così come la intende Nisbet, e giustamente non accettano quelle che egli considera imposizioni di “potere”.

Un’altra forma di autorità riconosciuta da tempo dalla Chiesa sta nella legge legittima e negli atti legittimi degli Stati sovrani. La legge e lo Stato impongono certamente restrizioni, ma creano anche legami particolari tra gruppi di persone particolari.

Da questo punto di vista, cominciamo a vedere che molti dei dibattiti intrapresi da persone di qualsiasi convinzione politica – inclusi quelli che si autodefiniscono libertari – vertono sul momento in cui un legame è divenuto una costrizione illegittima, oppure se una costrizione, per quanto necessaria, è vista come un obbligo, o ancora su quando le società si affidano troppo alle costrizioni per riuscire a fare ciò che normalmente si compie tramite legami interpersonali.

Alexis de Tocqueville ha riassunto questo in una breve domanda: “Com’è possibile che la società sfugga alla distruzione se il rafforzamento degli obblighi morali non è inversamente proporzionale alla lassità degli obblighi politici?”

Ecco le questioni che sono e che devono essere considerate nelle società che cercano di prendere sul serio la libertà, la giustizia e il bene comune. Si tratta anche di lavori sempre in corso.

L’ironia, tuttavia, è che viviamo in un momento in cui la preoccupazione per la libertà – intesa soprattutto nel senso cristiano del termine – non solo non sta per niente prevalendo nelle nostre culture, ma è pure minacciata.

In alcune parti del mondo, è messa in pericolo proprio da quel tipo di populismo che ha fatto così tanti danni nell’America Latina di Papa Francesco, e che sta attualmente distruggendo il Venezuela. In altri Paesi, viene lentamente soffocata dalle burocrazie che guidano le democrazie sociali europee.

Poi c’è il jihadismo che sta distruggendo la libertà di molti e uccidendo letteralmente migliaia di cristiani ogni anno.

Quindi, benché gli avvertimenti del papa a proposito dell’individualismo radicale, contro il quale la Chiesa cattolica ci ha sempre messo in guardia, siano importanti, speriamo che le sue parole non distolgano l’attenzione da alcune delle gravi violazioni della libertà che si stanno verificando in tutto il mondo.

NOTE: L’articolo originale Pope Francis’s attack on “libertarian individualism” not about libertarians è stato pubblicato su Crux il 5 maggio 2017. La versione italiana Non sparate sui "libertari". Cosa intende il Papa è stata pubblicata su La nuova bussola quotidiana il 16 maggio 2017.