L’antropologia della libertà

Rev. Ben Johnson

La libertà e il collettivismo non sono solo sistemi politici in concorrenza. Analizzandoli in maniera più approfondita, vediamo che sono teologie rivali. Ognuna ha un suo modo di descrivere Dio e, in base a questo, valuta in maniera differente la dignità dell’essere umano.

Roger Scruton nel suo ultimo libro, On Human Nature, scrive che il fascismo moderno e il socialismo nascono dal presupposto che l’umanità è prigioniera, da un punto di vista biologico o nelle diverse condizioni sociali. Nella mia recensione mi soffermo sul primo punto e sulle società che praticano discriminazioni razziali a causa del determinismo biologico. Ma il secondo punto non è meno controverso.

È vero, il marxismo era radicato in una lettura errata della scienza. I suoi seguaci hanno regolarmente sostenuto il sistema del “socialismo scientifico” e il suo inevitabile trionfo. Marx e Engels credevano che il processo evolutivo contenesse una componente economica che riguardava tutta la società. Inoltre, hanno combattuto contro qualsiasi interpretazione soprannaturale del processo evolutivo.

Tuttavia, il messaggio più attraente del socialismo sta nel sostenere una moralità secondo la quale bisogna aiutare i meno fortunati, condannando la disuguaglianza e facendo appello a credenze spirituali basate sull’equità e la compassione. Tale messaggio ha affascinato generazioni di persone che credevano nel Vangelo sociale, o che hanno sostituito la religione con l’ideologia statalista nel suo complesso.

“Il marxismo non ha basi scientifiche: è teologico”. Questa è l’affermazione di Janet Daley, un giornalista del London Telegraph, che potete trovare nel numero di aprile della nuova rivista di Daniel Hannan, The Conservative. “Quando si accettato tali premesse, cambia la percezione della condizione umana”. (Scruton stesso ha scritto un articolo su come il comunismo distrugge la comunità, cosa che definisce nello stesso numero, “La vera origine della schiavitù comunista”).

Quelli che aderirono sporadicamente al Vangelo sociale sono rimasti sconvolti quando il socialismo ha svelato la sua vera teologia, cosa che in realtà non sarebbe dovuta accadere. Il rivale di Marx, Mikhail Bakunin, scrisse su First International che in mezzo al Giardino dell’Eden c’erano i “passi in Satana, l’eterno ribelle, il primo libertino e il liberatore dei mondi. Egli fa vergognare l’uomo per la sua ignoranza e obbedienza selvagge, lo libera, imprime sul suo viso il sigillo della libertà e dell’umanità”.

Tuttavia, alcuni politici moderni vogliono dare al diavolo ciò che gli spetta – forse anche un po’ di più.

John McDonnell, lo Shadow Chancellor of the Exchequer* laburista ha confessato in alcune occasioni, “Sono un marxista”. All’inizio di questo mese, poco dopo la richiesta di Theresa May di elezioni anticipate, ha dichiarato a Andrew Marr della BBC: “Credo che ci sia molto da imparare leggendo Il Capitale”, il grosso volume di Marx.

Come ha notato Kristian Niemietz, c’è anche un costo opportunità nella lettura di Il Capitale. Vale a dire, non sprecare il tempo e leggere opere più profonde. Vorrei aggiungere che si può imparare molto dalla storia, in particolare da quella di chi ha letto Il Capitale e ha cercato di imporre i suoi precetti alla società. In seguito ai commenti di McDonnell, il sito virale History Daily ha stilato una lista dei “regimi più sanguinari del mondo”. I comunisti sono al quinto posto in una lista di 12. Adolf Hitler è al terzo posto.

History Daily è un sito popolare, non una rivista scientifica, e i suoi dati potrebbero essere messi in discussione. Vladimir Lenin dovrebbe essere ai primi posti nella lista, per la sua decisione di trarre vantaggio da una carestia che di fatto ha ucciso cinque milioni di persone, facendole morire inutilmente di fame. E il comunismo sovietico è stranamente basso nella lista (se il numero di persone che Stalin fece morire si può definire “basso”), perché l’autore della lista ha attribuito la colpa al dittatore non al sistema o alla nazione.

Alla base di tutta questa distruzione c’è l’invidia, l’avidità per il potere politico e il disprezzo della dignità intrinseca di ogni essere umano creato a immagine di Dio.

Papa Giovanni Paolo II ci avvisava nella sua lettera enciclica Centesimus annus che il socialismo viola “la natura dell’uomo, che è fatto per la libertà”.

“Al contrario, dalla concezione cristiana della persona segue necessariamente una visione giusta della società”, il papa continua. “La socialità dell’uomo non si esaurisce nello Stato, ma si realizza in diversi gruppi intermedi, cominciando dalla famiglia fino ai gruppi economici, sociali, politici e culturali che, provenienti dalla stessa natura umana, hanno — sempre dentro il bene comune — la loro propria autonomia”.

Secondo Scruton queste cose sono inghiottite dallo Stato. Papa Giovanni Paolo II ha scritto che esse sono state “annullate dal ‘socialismo reale’”. L’inevitabile risultato del collettivismo, scrisse il pontefice, “è che la vita sociale progressivamente si disorganizza e decade”.

Con o senza repressione politica, il socialismo non può funzionare perché viola la natura dell’“uomo, creato per la libertà”.

Se c’è saggezza negli scritti di Marx e nella storia dei suoi seguaci, ce n’è ancora più in coloro che mettono profeticamente in guardia la società contro questa tendenza al socialismo – e in chi, dopo aver osservato la sua devastazione, si sforza di ripristinare una giusta visione dell’umanità e della società, come Roger Scruton.

NOTE: L’articolo originale The anthropology of liberty è stato pubblicato sul nostro sito il 19 maggio 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.
*Nel sistema parlamentare britannico è il Cancelliere dello Scacchiere (Chancellor of the Exchequer) del governo ombra.