Come i monaci medievali hanno trasformato il settore bancario

Samuel Gregg, D. Phil.

Malgrado la sua appartenenza al famoso ordine francescano ascetico, noto a tutti per il distacco dalle cose del mondo, San Bernardino da Siena (1380-1444) era notevolmente perspicace in materia pecuniaria.

Comprensibilmente, tanta gente rimane particolarmente sorpresa, quando apprende che alcuni dei primi importanti sviluppi intellettuali che hanno consentito alla finanza di diventare un motore di crescita sono stati portati avanti da uomini come Bernardino che, per la maggior parte hanno fatto liberamente voto di povertà. Come tutto il clero medievale, Bernardino si è fermamente opposto all’usura. In un suo sermone, Bernardino ha scritto: “L’usura concentra il denaro della comunità nelle mani di pochi, come se tutto il sangue del corpo di un uomo restasse nel cuore lasciando secchi gli altri organi”. Eppure lo stesso Bernardino ha investito il suo tempo per spiegare il motivo per cui era legittimo per i creditori applicare  interessi sui prestiti per compensare se stessi avendo ceduto l’opportunità di investire i loro soldi altrove. In tali circostanze, si credeva che il creditore avesse il diritto di essere risarcito per i profitti mancati. Egli ha scritto: “Quello che nel fermo proposito del proprietario è volto ad ottenere qualche possibile profitto non ha solo il carattere di mero denaro o di un semplice oggetto, ma ha pure una connotazione fondamentale di qualcosa di redditizio, ciò che si suol definire  ‘capitale’”.

Questo termine , noto come lucrum cessans ( ovvero, i profitti rinunciati  o quello che oggi potremmo definire il come ‘il costo-opportunità’ di liquidità), riflette l’idea che il denaro non è sempre stato qualcosa di sterile e che potrebbe diventare produttivo: il denaro potrebbe trasformarsi in capitale. I francescani non si sono limitati solo a scrivere su tali questioni. Dal XIV secolo in poi, hanno cercato di aiutare i bisognosi ad avere accesso al credito sotto forma di agenzie di prestito. Il primo di questi istituti di credito – più popolarmente conosciuto come Montes pietatis – fu istituito dai francescani e inizialmente finanziato da donazioni di ricchi cristiani. Il Montes pietatis prestava denaro a persone relativamente povere che non potevano accedere a società finanziarie. I mutuatari avrebbero dato in cambio piccoli oggetti di valore, come sicurezza per il rimborso del prestito.Tuttavia, sono sorte delle polemiche quando i Montes pietatis cominciarono ad applicare gli interessi che oscillavano tra il 4% e il 12%. Uno dei loro sostenitori più accaniti, un altro francescano Bernardino da Feltre (1439-1494), ha insistito che aumentare gli interessi è essenziale per tali istituti se vogliono diventare autosufficienti. Alla fine, questo è diventato normale per tutti i Montes pietatis creati dai francescani. Non a caso, alla fine sono stati accusati di usura.

Tuttavia, i Montes pietatis e le loro pratiche di addebitare interessi sono stati sostenuti, prima da Papa Paolo II nel 1467 quando ha approvato il Montes pietatis originale a Perugia, e poi da papa Leone X che, quando nel 1515 ha emesso la bolla papale Inter multiplicis, ha affermato che i Montes pietatis non praticavano l’usura. Successivamente, sono emersi centinaia di Montes pietatis in tutta Italia, Francia, Austria, Germania, Fiandre e Spagna. Uno dei primi, il Monte dei Paschi di Siena, è stato fondato nel 1472 ed esiste ancora oggi. È la terza banca d’Italia in ordine di grandezza e dà lavoro a migliaia di persone in tutto il mondo. Nonostante l’approvazione papale, le accuse di usura nei confronti dei Montes pietatis non scomparvero. Questo ha portato pensatori scolastici, come il domenicano del XVI secolo Martín de Azpilcueta (1491-1586), a sostenere l’aumento degli interessi. Egli ha dichiarato che l’interesse era, letteralmente parlando, una commissione per sostenere le spese amministrative del prestito, piuttosto che un pagamento diretto per il prestito. Oggi, molte persone vedono con un po’ di cinismo il modo in cui gli intellettuali cristiani reagirono a tali sviluppi durante il medioevo e all’inizio dell’era moderna. Molti hanno suggerito che si trattava dei cristiani impegnati in un’ingarbugliata argomentazione per aiutare il cristianesimo ad adattarsi ai cambiamenti economici diffusi quando le prime forme di capitalismo hanno cominciato a radicarsi nell’Europa medievale. Ridurre un tale sviluppo intellettuale ad un grossolano adattamento alle circostanze sarebbe un errore. Certo, il contesto è importante. Ma è anche vero che un ambiente in cui si assiste ad un grosso cambiamento economico ha spronato molti intellettuali cristiani dal secolo XI in poi a ripensare alla natura del denaro. Col passare del tempo, c’è stata una serie d’importanti delucidazioni e spiegazioni – la più significativa è stata una chiara distinzione tra l’usura e le forme legittime di prestare denaro.

Questi scrittori non hanno trattato tali problemi come gli economisti. Hanno affrontato queste questioni nel contesto della teologia morale e del diritto.

In breve, le idee che guidano il settore bancario moderno – come le professioni del settore bancario in sé – hanno un’origine molto più profonda di quanto si pensi. Non ci fa male tenere questo in mente in un’epoca in cui banchieri e bancari sono visti con molto sospetto.

Note: Questo articolo è estratto dall’ultimo libro di Samuel Gregg, For God and Profit: How Banking and Finance Can Serve the Common Good (Crossroad Publishing Co., 2016).
L’articolo originale, How Medieval Monks Changed the Face of Banking è stato pubblicato su American Banker il 6 maggio 2016. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton