Perché Macron corteggia la Chiesa?

Samuel Gregg, D. Phil.

Questo mese, per alcuni giorni, la Francia ha sperimentato una ricaduta in quel tipo di retorica anticattolica che, 100 anni fa, avrebbe entusiasmato metà paese e fatto infuriare tutti gli altri.

Laurence Rossignol, ex ministro del governo socialista, ha accusato i cattolici di aver tentato di limitare l’accesso alla FIVET e all’aborto, cercando di fermare la legalizzazione dell’eutanasia. Tuttavia, i suoi commenti impallidiscono in confronto a quelli dell’ex candidato alla presidenza della sinistra, Jean-Luc Mélenchon. Quest’ultimo ha accusato il presidente Emmanuel Macron di comportarsi come un “piccolo prete”. In tutto il paese, c’è stata un’esplosione di dichiarazioni su Twitter contro qualsiasi riavvicinamento tra L’État et L’Église.

La scintilla che ha fatto esplodere il caso è stata la decisione di Macron di pronunciare un discorso ai vescovi cattolici francesi e ad oltre 400 leader cattolici al Collège des Bernardins, il centro della vita intellettuale cattolica a Parigi. Macron non è il primo presidente della Quinta Repubblica a collaborare con i vescovi cattolici in un contesto pubblico. Nicolas Sarkozy, ad esempio, ha accolto formalmente i leader cattolici all’Eliseo diverse volte e ha sempre avuto un atteggiamento positivo verso l’eredità cattolica francese.

Il discorso di Macron era diverso perché veramente incoraggiava i cattolici francesi a partecipare alla vita pubblica del Paese in quanto cattolici. Identificò persino tre “doni” che i cattolici potevano offrire alla nazione:

  1. La sagesse. Si riferisce alla saggezza secolare da sempre racchiusa nella Chiesa, in particolare sulle questioni della vita umana. I cattolici, ha specificato Macron, non dovrebbero aver paura di esprimere le proprie opinioni su questi argomenti. “Voi considerate”, disse concretamente, “che il vostro dovere è proteggere la vita, in particolare quando è vulnerabile”.

  2. L’engagement. Secondo Macron, la Chiesa sfida il relativismo e il nichilismo che gravano sulla società francese. Ma, ha aggiunto, l’impegno cattolico si riflette anche nell’ampio, ma a malapena riconosciuto, impegno della Chiesa verso i poveri, i malati e i disabili in Francia.

  1. Votre liberté. In un mondo privo di punti di riferimento fissi, ha suggerito Macron, l’insistenza del cattolicesimo su certe verità universali gli permetteva di parlare di argomenti che tutti gli altri trovano irritanti, come i doveri che abbiamo gli uni verso gli altri, le sfide poste dall’Islam e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente.

Tutto ciò è stato inserito nello scenario presentato da Macron che elenca tante maniere in cui i cattolici nel corso dei secoli hanno sostenuto la cultura francese. Ha anche apertamente collegato il nome di don Jacques Hamel, giustiziato nel 2016 da due terroristi musulmani, all’ufficiale di polizia cattolico Arnaud Beltrame, anche lui ucciso da un jihadista dopo che aveva preso il posto di un ostaggio in un supermercato nel sud della Francia il mese scorso.

Ma la domanda che ossessionava i media dopo il discorso di Macron era: perché?

Perché Macron – un uomo di una famiglia non religiosa che ha chiesto il battesimo a 12 anni e ha frequentato una scuola di gesuiti, ma che è un po’ misterioso riguardo alle sue precise credenze religiose, va al Collège des Bernardins? Perché si riferirebbe con rammarico ai tentativi di emarginare i cattolici dalla sfera politica? E perché ha chiesto ai cattolici francesi di aumentare il loro coinvolgimento nella sfera pubblica? Perché se sapeva che tali commenti avrebbero infastidito quelli di sinistra e di destra che istintivamente considerano ogni coinvolgimento cattolico negli affari pubblici come una minaccia della laïcité, la ferrea separazione della Repubblica francese dalla religione?

Come accade molte volte quando si ha a che fare con Emmanuel Macron, le risposte sono complicate. In primo luogo, Macron si considera una figura apportatrice di trasformazioni in Francia. Capiamo questo osservando come ha costruito una vittoria presidenziale e un governo su un’alleanza non convenzionale che spazia da importanti conservatori a socialisti moderati. Questo si può comprendere anche dai suoi tentativi di liberare alcuni settori dell’economia francese dalla modalità interventista. Poiché l’impegno pubblico di Macron verso i cattolici sfida lo status quo, quest’atteggiamento ben si adatta alla sua volontà di voltare pagina nella storia francese.

In secondo luogo, è risaputo che Macron vuole che tutti sappiano che lui è incline ai cambiamenti nella società francese. A tale proposito, è senza dubbio consapevole che la comodità e il “cattolicesimo a bassa energia” degli anni ‘70 sono stati a lungo eclissati da un tipo di ortodossia dinamica. Oltre a non considerare per niente le aspettative laiche, coloro che il quotidiano Le Figaro definisce les néocatholiques uniscono la chiarezza nell’articolazione del credo cattolico col fatto che lo presentano in maniera attraente. Il tuo sacerdote medio francese di età inferiore ai 50 anni non è un sessantottino che indossa sandali trasandati e che spaccia volantini maoisti. È più probabile che stia indossando una tonaca mentre propone con insistenza i libri del cardinale Robert Sarah ai suoi parrocchiani o mentre scrive blog su argomenti che vanno dai pericoli dell’ideologia di genere agli acuti problemi economici della Francia.

Le risposte positive al discorso di Macron da figure rappresentative di questo target cattolico francese sempre più ampio, più schietto e politicamente impegnato, come si evince da siti quali Padreblog, suggeriscono che egli abbia giudicato molto bene questo pubblico.

La consapevolezza che le cose sono cambiate tra les cathos ci porta al terzo motivo del discorso di Macron. Il suo governo sta proponendo di anticipare la legge che consente alle donne single e alle coppie lesbiche di accedere alla fecondazione in vitro. In Francia, questo è attualmente permesso solo alle coppie eterosessuali sterili. Si parla anche di depenalizzare l’eutanasia.

Macron riconosce che se persegue con l’una o l’altra di delle due questioni, scatenerà un’enorme resistenza dei cattolici francesi. Durante il mandato del suo predecessore François Hollande, i cattolici hanno dimostrato che, attraverso movimenti come La Manif pour tous, potevano scatenare forti proteste da parte di credenti e non contro le politiche ritenute dannose per la vita familiare.

Per ragioni storiche ben note, i politici francesi si innervosiscono ogni volta che milioni di persone iniziano a marciare per le strade, com’è successo durante le proteste contro la legalizzazione del matrimonio omosessuale proposta da Hollande nel 2013.

Se Macron vuole davvero cambiare le leggi sulla FIVET e l’eutanasia, potrebbe scommettere che un modo per ammorbidire l’opposizione cattolica sarebbe quello di dimostrare che lui, a differenza di Hollande, è molto più aperto al “dialogo” su tali questioni. Ciò non impedirà ai cattolici di mobilitarsi contro tali cambiamenti, ma diminuirebbe i paragoni con lo sfortunato Hollande che era chiaramente sconcertato dalla resistenza d’ispirazione cattolica.

Infine, è possibile che le osservazioni di Macron a favore dei cattolici facciano parte di una strategia per affrontare la sfida più grande della Francia: integrare una popolazione musulmana in crescita e, in alcune aree, sempre più attiva.

Il presidente sa perfettamente che gli otto milioni di musulmani francesi appartengono a una tradizione religiosa che non accetta alcuna distinzione tra politica e religione, ma che cerca pure, come attesta in modo inequivocabile la documentazione storica, di dominare la società da un punto di vista sia politico che religioso quando sono in maggioranza. Questo cozza contro la laïcité. Ciò include le versioni religiose, articolate dai presidenti François Mitterrand e Sarkozy, da cattolici francesi influenti come il compianto cardinale Jean-Marie Lustiger e dal fondatore cattolico della Quinta Repubblica, Charles de Gaulle.

Il discorso di Macron ai cattolici potrebbe essere l’inizio degli sforzi per ripensare alla laïcité in maniera da poter effettivamente “domare” l’Islam in Francia? In questa fase, è troppo presto per dirlo. Il perseguimento di tale obiettivo, però, riflette un’immagine di Macron intento a rinnovare la Francia affrontando problemi che nessun politico francese ha mai trattato dai tempi in cui lo fece brillantemente de Gaulle.

La drammatica retorica di cui si serve abitualmente Macron per coprire le sue ambizioni per la Francia ha portato alcuni critici a definirlo “Napoleone”, un paragone che Macron non ha negato.

Ma ricordiamo che fu Napoleone a porre fine alla guerra della Rivoluzione contro la Chiesa attraverso un concordato con Pio VII nel 1801. Forse i cattolici francesi possono essere ottimisti riguardo alle idee di Macron. Ciò, tuttavia, non dovrebbe essere percepito troppo positivamente se consideriamo che Pio VII scomunicò l’imperatore francese otto anni dopo e la reazione di Napoleone fu esiliare il papa a Savona.

L’invito di Macron ai cattolici francesi a entrare nel dibattito pubblico, senza dover chiedere scusa perché sono cattolici, dovrebbe essere benaccetto. Ma, come sempre, si deve ascoltare l’adagio del Salmo 146: Nolite confidere in principibus. Non confidate nei potenti – nemmeno in quelli gallici.

Note: l’articolo originale, Why is Macron courting the Church? è stato pubblicato su Catholic Herald il 20 aprile 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.