Lettera da Roma: le lezioni politiche di Alfie

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

i lettori in Italia, Regno Unito e Stati Uniti già sanno probabilmente del caso di Alfie Evans, il bambino di 23 mesi affetto da una malattia neurologica non diagnosticabile. Sto scrivendo il 30 aprile, due giorni dopo la morte di Alfie e una settimana dopo che gli è stato staccato il sistema di supporto vitale all’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, dove era in cura dal dicembre 2016.

Il caso ha guadagnato i titoli di prima pagina a causa della contrapposizione tra i giovani genitori di Alfie, che volevano prolungare le cure, e i medici, gli avvocati e i giudici che hanno deciso che nuove cure non erano nel “migliore interesse”  del bambino. È diventato un caso da sostenere per gli attivisti pro-life. Il dramma è esploso con il coinvolgimento di Papa Francesco e dello Stato italiano quando quest’ultimo ha offerto ad Alfie la cittadinanza, così avrebbe potuto essere trasferito e curato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, gestito dal Vaticano. Anche il governo polacco è stato coinvolto. Alla fine, comunque, il tribunale britannico non ha permesso ad Alfie di lasciare l’Alder Hey.

Come per tutti i bambini la morte di Alfie ci spezza il cuore, soprattutto quello dei genitori che hanno fatto di tutto per prolungare la sua giovane vita. Sembra quasi irrispettoso trarre lezioni politiche da una tragedia così profondamente personale. Eppure, come Charlie Gard, Alfie è diventato un eroe per il popolare movimento per la vita e per la più diffusa la lotta politica populista in corso in Gran Bretagna, Europa e Stati Uniti. Dovremmo essere completamente ciechi per non vedere sentimenti simili tra gli elettori che hanno scelto Brexit e Trump. E non dovremmo permettere che un esagerato senso della proprietà ci impedisca di apprendere qualcosa di utile.

La cura di Alfie è diventata un problema pubblico solo perché le corti britanniche presero le parti dell’ospedale contro i diritti dei genitori. Sarebbe stato così difficile permettergli di  portare il loro figlio a Roma per curarlo? È impossibile immaginare una battaglia più chiara tra un vulnerabile innocente contro le élite il cui razionalismo scientifico presume di conoscere cosa è meglio per lui più dei suoi amorevoli genitori. 

Chi potrebbe mettersi contro Alfie? Solo quelli che vedono la vita priva di valore perché pensano che sofferenza e disabilità sono i mali più grandi. Tanti auguri a che vive nel Regno Unito e non è in perfetta salute: la vita e la morte saranno dosate secondo lo stesso perverso senso di compassione che uccide in nome della gentilezza.

Questo è potuto accadere solo in una società del tutto staccata dall’etica Cristiana, il che descrive piuttosto bene la Gran Bretagna di oggi. L’arcivescovo cattolico di Liverpool e la Conferenza Episcopale d’Inghilterra e Galles hanno supportato l’ospedale rispetto ai genitori di Alfie. A differenza dei loro predecessori, i vescovi d’oggi non hanno una figura potente come Enrico Ottavo da temere, ma solo paura di andare contro l’opinione delle élite. O forse il loro amore per il Servizio Sanitario Nazionale è maggiore del loro amore per la giustizia.

Comunque, quello di Alfie è stato un problema politico, non religioso. I governi dell’Italia e della Polonia hanno fatto la cosa giusta ed è allettante vederli impegnati in una specie di alleanza papista contro i perfidi anglosassoni, ma c’è di più. Nella Chiesa, la sintonia con la gente e gli istinti populisti di Papa Francesco sono molto superiori a quelli dei vescovi inglesi. Francesco di certo merita grande rispetto per le sue preghiere, per aver incontrato di persona il padre di Alfie e per avergli espresso il suo sostegno con i tweet, ma ci sono moltissimi altri casi in cui l’influenza del Papa non è così positiva, l’immigrazione è quello più ovvio. Contrariamente alle storiche paure degli anglicani e protestanti, la forza politica del cattolicesimo è ormai un fuoco spento.

La causa di Alfie ha più a che fare con la burocratizzazione del progetto europeo e il gran ruolo degli enti pubblici quali il Servizio Sanitario Nazionale, la Commissione Europea ed altri che formano lo Stato Amministrativo. L’Unione Europea è sempre più impopolare in Italia e, in generale, in Europa perché è vista come inaffidabile e con troppa ingerenza nelle vite giornaliere dei cittadini. Questa Europa depoliticizzata è gestita (o “spronata”) da gruppi di potere amministrativo più che governata democraticamente.

Non è stato sempre così. L’Italia è uno dei membri fondatori dell’Unione Europea ed è stata generalmente a favore dell’Europa finché la crisi dell’immigrazione ha messo alla prova le fondamenta dell’unità e della solidarietà europea. La Polonia post-comunista era desiderosa di unirsi all’occidente ma ora che ha eletto un governo di destra, è seconda solo all’Ungheria in quanto a emarginazione dall’Europa. Gli europei vedono con i propri occhi che la Commissione Europea è arrivata a governare le loro vite senza considerare il parere del Parlamento Europeo, senza parlare dei governi nazionali per conto dei loro popoli. 

Questo avviene perché lo Stato Amministrativo è un dio geloso. Esso tollera altre sorgenti di autorità solo finché seguono le sue regole. I leader religiosi, i rappresentanti eletti e i genitori devono cedere il passo quando si tratta di badare a cose come welfare, sanità, tutela dell’ambiente e istruzione. (Come potete aver intuito, lo Stato Amministrativo ha origini prussiane). Ciò che è intollerabile è che gente come i genitori di Alfie decida ciò che è meglio per il loro figlio; lo Stato Amministrativo richiede che siano dottori, ospedali, amministratori e, infine, i tribunali a gestire questi argomenti.

Perché questi presunti esperti non possono semplicemente esercitare del buonsenso  e rispettare i diritti genitoriali, risparmiando la loro energia per reali casi di abuso e abbandono di minori? Per quanto innocuo suona questo concetto, “i diritti dei bambini” sono stati usati finora per diminuire l’autorità dei genitori e degli insegnanti prima responsabili della formazione dei giovani. (Leggete per completezza l’articolo pubblicato nel 1982 su Public InterestChildren’s rights, adult confusions”). Non è un caso che Hillary Clinton e molte altre femministe progressiste sono state profondamente coinvolte nel movimento per i diritti dei bambini. È un modo, in apparenza nobile, per aumentare il potere dello Stato al di sopra delle tradizionali forme di autorità, specialmente quelle gestite da uomini quali: Chiesa Cattolica, Associazioni civiche ed imprenditoriali e famiglie tradizionali - moglie e marito. Il patriarcato è l’ultimo nemico da sconfiggere.

Poco tollerante per la confusione delle procedure democratiche che contano sulla persuasione razionale e sui compromessi tra i partiti, lo Stato Amministrativo si serve di agenzie esecutive e tribunali per espandere i diritti in nome dell’uguaglianza... perchè chi è contro l’uguaglianza? L’aborto è passato dall’essere una diritto privato a un bene pubblico. La Campagna sui Diritti Umani è preoccupata solo di proteggere le deviazioni sessuali. La campagna del 2012 di Obama “La vita di Julia” rappresentava una vita femminile completamente indipendente dagli uomini, ma dipendente dallo Stato per istruzione, opportunità di carriera, sanità, asili nido e infine la pensione per le donne; una morte indolore autorizzata dallo Stato non può essere tanto lontana nel futuro. Non è una coincidenza che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha rifiutato di ascoltare l’appello avanzato per conto dei genitori di Alfie contro le corti britanniche. Quanto detto è la prova che c’è chiaramente un problema sul nostro modo di considerare i diritti umani in relazione a concetti più antichi come la legge naturale.

Sebbene lui o i suoi genitori non potessero rendersene conto, Alfie è diventato un messaggero di importanti lezioni nella sua breve vita sulla terra. La cultura della vita ha più supporto popolare di quanto ritenuto in precedenza. I gruppi di potere amministrativo europei stanno sempre più separandosi dalla vita della gente comune. E ogni potenziale rinnovamento europeo dovrà rispettare e bilanciare le richieste politiche dei pochi e dei tanti, insieme con quelle della religione e della famiglia,  proprio come le più sagge élite di Platone, Aristotele e Thomas More avrebbero potuto insegnarci.
   
Kishore Jayabalan
Direttore