L’automazione non renderà Marx ‘di nuovo importante’

Philip Booth

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, ha recentemente richiamato l’attenzione su di se a causa delle sue previsioni su cosa potrebbe accadere quando i robot assumeranno il controllo nel mercato del lavoro, svolgendo molti compiti che ora spettano agli esseri umani.

Carney ha sostenuto che, se la meccanizzazione ha portato ad un abbassamento dei tenori di vita e ad una maggiore disuguaglianza, “Marx ed Engels potrebbero tornare ad essere importati”. Ci sono alcune affermazioni poco precise in quest’analisi, ma non è chiaro il motivo per cui il governatore vorrebbe sollevare timori quando una considerazione più approfondita farebbe sorgere delle domande differenti ma più rilevanti.

Carney ha paragonato la futura meccanizzazione alla prima rivoluzione industriale. Nei primi decenni della prima rivoluzione industriale, ha sostenuto, i lavoratori non hanno beneficiato pienamente degli aumenti di produttività derivanti dalla meccanizzazione. Questo a quanto pare ha dato vita alle idee di Marx ed Engels.

Nel suo insieme, questa visione è alquanto bizzarra. I tenori di vita non erano stagnanti quando i telai meccanizzati sostituirono le imprese artigianali alla fine del XVIII secolo. La rivoluzione industriale subisce una cattiva pubblicità. È vero che a breve termine un numero relativamente piccolo di artigiani qualificati ha sofferto per la meccanizzazione. Tuttavia, la stragrande maggioranza delle persone ha migliorato la propria condizione, poiché il prezzo dei beni di prima necessità è diminuito perché è diventato possibile produrli con manodopera meno qualificata e con un capitale maggiore. È vero che, mentre le persone si trasferivano nelle città, la povertà diventava più evidente. Forse è da questo che nascono gli scritti di Marx ed Engels. Tuttavia, le entrate aumentarono e il lavoro, il cibo e le altre necessità primarie furono più sicure.

Probabilmente, Mark Carney è di origini irlandesi. Non sarebbe sorprendente se la sua famiglia si fosse spostata dall’Irlanda a causa della carestia degli anni ‘40 dell’Ottocento (come, credo, fece uno dei miei antenati). Prima della rivoluzione industriale e in paesi che erano rimasti fedeli ai vecchi metodi di produzione, i poveri erano in situazioni difficili, in preda alla malnutrizione o alla morte.

Non solo, le idee marxiste non erano per niente diffuse in Gran Bretagna in quel momento. La prima organizzazione marxista nel Regno Unito nacque solo nel 1880, alcuni decenni dopo il periodo a cui fa riferimento Carney. Il lavoro più importante di Engels non fu nemmeno tradotto in inglese fino al 1885. In effetti, con l’estensione del voto a più persone, i conservatori furono i più avvantaggiati. I paesi in cui le idee marxiste si sono sviluppate non erano quelli in cui stava avvenendo la rivoluzione industriale.

Il passato non si adatta alla descrizione di Carney, ma cosa dire del futuro?

Il governatore della Banca d’Inghilterra ha suggerito che la meccanizzazione porterà alla stagnazione dei redditi per grandi gruppi di persone, mentre chi possiede un capitale avrà la quota maggiore del reddito nazionale. Mark Carney ha fatto degli esempi di lavori tipici della classe media che sono stati sostituiti dalle macchine; ecco l’analogia con la rivoluzione industriale.

Non c’è dubbio che un piccolo gruppo di persone possa essere danneggiato temporaneamente dalla meccanizzazione, proprio come accadde nel XVIII secolo. Se un giornalista può leggere ad alta voce un articolo che può essere registrato, corretto e scritto da un software di riconoscimento vocale, i giornali saranno più economici, ma i redattori non avranno più lavoro. Le loro future migliori occasioni potrebbero essere limitate a breve termine. Ma Carney non stava descrivendo la prospettiva di un piccolo gruppo di persone che perdonno il lavoro, qualcosa che accade fin dall’inizio dei tempi. Carney stava descrivendo una possibile situazione in cui un gran numero di persone è sostituito dalle macchine. È plausibile che la situazione di tutte queste persone peggiori?

Immagina un mondo in cui sono prodotti due tipi di beni o servizi. La produzione dell’oggetto A può essere meccanizzata usando i robot, ma non si può fare altrettanto per la produzione dell’oggetto B. Entrambi gli oggetti costituiscono una grande percentuale dell’economia.

Come risultato della meccanizzazione, si possono produrre molti più oggetti A con molto meno lavoro. Cosa succede dopo? Forse molte persone che producono l’oggetto A saranno licenziate. Ci saranno altre cose che possono fare, ma a breve termine saranno pagate di meno. La preoccupazione è che ora saranno i proprietari dei robot a guadagnare tutti i profitti. Inoltre, la disuguaglianza si amplia anche perché i produttori dell’oggetto B stanno ancora lavorando, ma tutto ciò che acquistano è più economico.

I profitti per i produttori degli oggetti A potrebbero essere enormi. Ma questa non è una situazione stabile. Un numero maggiore di imprenditori produrrà l’oggetto A (da cui si possono trarre grandi profitti). L’oggetto A sarà quindi più economico, di migliore qualità e più disponibile, proprio com’è accaduto alla lavorazione del cotone e della lana nel XIX secolo. I profitti in eccesso saranno sottratti. Saranno disponibili più persone per la produzione dell’oggetto B e cambieranno i compiti. Questo può accadere nel caso di servizi, come assistenza infermieristica o assistenza agli anziani. La fornitura di questi servizi diventerà anche più abbondante e più economica.

È interessante notare che in tutti i paesi occidentali (e asiatici più industrializzati) la principale preoccupazione economica a lungo termine è quella dell’invecchiamento della popolazione e di una conseguente mancanza di lavoratori contribuenti mentre la popolazione anziana aumenta. Ciò potrebbe comportare una inadempienza del sistema pensionistico finanziato dalle tasse e dell’assistenza sanitaria. Se chi crede che i robot cambieranno il mondo ha ragione, la loro introduzione aiuterà i paesi industrializzati ad affrontare i propri problemi più seri.

È difficile immaginare che le condizioni di gran parte della popolazione stiano peggiorando in questa situazione. Probabilmente le persone dovranno cambiare lavoro, ma se possono essere prodotte così tante cose con meno lavoro, tutto sarà più abbondante e più economico.

In un certo senso, questa è la continuazione di un processo che è in corso da un po’ di tempo. Tranne che a Londra, l’orario di lavoro è in calo da decenni nel Regno Unito. Potrebbe calare ulteriormente poiché il tempo libero diventa più prezioso dell’accumulo di un maggior numero di oggetti. Si potrebbe sempre più preferire il consumo (e la produzione) di prodotti più personalizzati come birre artigianali e pane casereccio – ancora una volta parliamo di qualcosa che sta già accadendo. Forse questo processo ci permetterà di ripensare al lavoro perché serviranno meno ore lavorative per produrre i beni di prima necessità. Inoltre, se i rendimenti totali corrisposti a chi detiene il capitale aumentano (semplicemente perché, nel complesso, c’è un capitale maggiore nel processo di produzione), allora dovremmo attuare politiche che consentano una maggiore diffusione del capitale. È certamente importante che i profitti monopolistici non siano protetti dalle leggi sulla proprietà intellettuale. La Dottrina Sociale della Chiesa ha molto da dire sull’importanza del risparmio e della natura del lavoro in documenti come Rerum novarum e Laborem exercens.

La mia impressione è che i cambiamenti nel mercato del lavoro saranno lenti e non rivoluzionari (nel senso letterario del termine). Le economie che funzionano bene affrontano bene il cambiamento. Gli economisti dovrebbero fare attenzione quando tentano di prevedere cosa accadrà sia all’economia sia al conseguente impatto di quest’ultima sul sistema politico nei prossimi 50 anni. Lottano per prevedere l’immediato futuro con precisione. Le parole di Carney sono mere speculazioni e non permettono di focalizzare l’attenzione su un’analisi seria dei problemi importanti.

Nota: l’articolo originale, Automation will not make Marx ‘relevant again’ è stato pubblicato sul nostro sito il 23 aprile 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.