Una soluzione di mercato a sostegno delle ostetriche pro-vita svedesi

Rev. Ben Johnson

Un tribunale svedese ha stabilito che lo Stato può costringere le ostetriche a praticare l’aborto e licenziarle in caso contrario. Per quanto negativa, questa battuta d’arresto per la vita e la libertà avrebbe potuto essere peggiore se non fosse per il libero mercato.

La Corte d’appello svedese si è pronunciata contro un’ostetrica pro-vita che ha perso il posto di lavoro in due ospedali della Svezia meridionale perché si rifiutava di praticare aborti. Ellinor Grimmark ha intentato causa contro il suo datore di lavoro, il quale le aveva detto che se voleva far nascere i bambini doveva essere anche disposta a interrompere le gravidanze. Lei ha risposto che la sua fede cristiana non le permetteva di farlo.

Ai funzionari governativi non importava che questo andasse contro la sua fede. In realtà sembravano compiaciuti. Un ministro svedese, facendo poi riferimento anche all’ISIS, ha detto che “chi rifiuta di praticare l’aborto è un estremista religioso”.

Un tribunale distrettuale ha condannato la Grimmark nel novembre del 2015. L’ha anche ulteriormente umiliata condannandola a pagare le spese processuali di €100.000.

Ha perso anche il secondo appello e sta valutando di presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

Robert Clarke dell’Alliance Defending Freedom International ha detto: “Il primo e più importante motivo per cui molte ostetriche e molti infermieri decidono di praticare la loro professione è il desiderio di proteggere la vita. Invece di licenziare le ostetriche, di cui c’è un disperato bisogno, gli Stati dovrebbero tutelare le convinzioni morali del personale medico”.

Si tratta chiaramente di una questione morale. Ma si tratta anche di economia: la sofferenza della Grimmark è dovuta a una mancanza di libertà economica nella sua Svezia, mentre invece la sua capacità di guadagnarsi da vivere nel paese confinante con la  Norvegia è dovuta alla libertà economica di cui gode in quel paese.

Controllo statale, valori statali
Lo Stato domina la sanità in Svezia. L’agenzia statale contro la quale la Grimmark ha fatto causa – il servizio sanitario regionale della città di Jönköping – ha sottolineato che essa “ha una notevole autonomia e poteri di imposizione fiscale” (non ci sono dubbi). E ha detto che tutte le ostetriche devono praticare aborti: senza scuse, senza eccezioni.

La Svezia, in paragone agli altri paesi nel modo, sostiene particolarmente l’interruzione volontaria di gravidanza. Stoccolma finanzia aborti a livello globale. Un funzionario svedese ha detto che la decisione del neo-eletto presidente degli Stati Uniti di limitare i fondi per l’aborto è “catastrofica”.

Quando lo Stato controlla la sanità, sono i burocrati a stabilire i valori del sistema sanitario. Questo è l’opposto del consumatore che può prediligere chi condivide le sue opinioni.

Non ci confondiamo però, c’è un mercato anche per medici e ostetriche pro-vita. Recentemente, un’amica mi ha detto che non sceglierebbe mai di farsi curare da un medico che consiglierebbe un aborto. Sicuramente le madri dovrebbero essere libere di scegliere medici che condividono il loro stesso impegno a sostegno della vita del nascituro.

Invece, lo Stato svedese ha creato un monopolio. Solo le ostetriche con la sua autorizzazione possono praticare la loro professione, e tra le proprie competenze deve essere inclusa la pratica dell’aborto. Come nel caso dei sindacati che rifiutavano di accettare i neri, lo Stato svedese ha reso i cristiani praticanti una minoranza esclusa.

Ma l’esclusione di qualsiasi lavoratore ha delle conseguenze – non solo per i lavoratori. Secondo il Wall Street Journal, in Svezia c’è “una forte mancanza di ostetriche”. “L’ottanta per cento dei consigli provinciali che gestiscono gli ospedali locali ha riferito che l’anno scorso avevano difficoltà a trovare ostetriche.”

Questo è negativo perché le ostetriche “contribuiscono a migliorare del 56% le condizioni sanitarie,” secondo il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Ironia della sorte, allo stesso tempo, il ministero degli affari esteri si occupava dell’associazione Midwives4All “per diffondere la conoscenza circa i benefici arrecati dalle ostetriche” in tutto il mondo.  

Sono queste le contraddizioni di una nazione in cui l’assistenza sanitaria è considerata un diritto, ma la vita no.

Mercato libero, libertà e coscienza
Allora, che cosa ha salvato Ellinor Grimmark dal non poter praticare affatto la professione scelta? La concorrenza globale.

La Grimmark ha preso la decisione difficile di viaggiare per quattro ore – a tratta – per andare a lavorare in un ospedale norvegese. Oslo non è più pro-vita rispetto a Stoccolma. La Norvegia, però, rispetta i diritti degli obiettori di coscienza. 20 dei 28 Stati membri dell’U.E. hanno deciso di fare lo stesso.

O forse semplicemente la Norvegia è più interessata a far nascere bambini che a punire i cristiani che rifiutano di inginocchiarsi davanti a Mammona e Moloch. Qualunque sia il motivo, è nell’interesse della Norvegia permettere alle donne di beneficiare dei servizi offerti dalle ostetriche pro-vita. La perdita della Svezia è il guadagno della Norvegia.

Se la Svezia fosse più tollerante, potrebbe usufruire di una forza lavoro maggiore e più diversificata. La sua intolleranza la priva della varietà sul posto di lavoro e della qualità dell’assistenza sanitaria riproduttiva.

Nonostante l’intolleranza della Svezia, la Grimmark è libera di lavorare oltre il confine, in Norvegia. Il suo viaggio per raggiungere il posto di lavoro la porta ad attraversare i confini nazionali. La libertà di lavorare in Norvegia le ha permesso di essere un’ostetrica senza violare i Dieci Comandamenti.

Sta seguendo delle buone orme. Quante volte nella vita dei santi leggiamo che sono stati esiliati? Sant’Atanasio è un noto esempio. San Massimo il Confessore e San Gregorio Palamas sono stati esiliati varie volte. In realtà, nella storia cristiana, fuggire da una patria opprimente è così comune che si può paragonare a un pellegrinaggio.

L’immigrazione è oggetto di molte controversie nell’U.E. “Tale problema è il più basilare per il futuro del mondo”, ha scritto Ludwig von Mises nell’opera Liberalismo. “Il destino della civiltà”, egli dice “dipende dalla soluzione soddisfacente di tale problema”.

Ci sono forti ragioni culturali per cui una nazione vorrebbe proteggere i suoi confini – ragioni che Mises definisce “giustificate”. La Bibbia non richiede l’apertura delle frontiere. Ma queste preoccupazioni non riguardano coloro che condividono le proprie culture e che sono abbastanza propensi a diventare pendolari, come la Grimmark.

Quello che permette a un’ostetrica pro-vita di prendersi cura dei bambini è la libertà economica.

Non è abbastanza, però. Proprio gli Stati devono rispettare il diritto alla vita e all’obiezione di coscienza. Nulla può sostituire uno Stato che riconosce il diritto di un essere umano di vivere la propria vita secondo la propria coscienza, e dal suo inizio fino al suo termine naturale.

Tuttavia, quando i fedeli devono sottostare a uno Stato che non condivide il loro pensiero – la libertà economica può essere la nostra unica protezione. Almeno ci può tutelare da alcuni di quei danni che i secolaristi potrebbero arrecare a noi credenti. E siate sicuri che alcuni di loro sono davvero una minaccia.

I sostenitori della vita che non si preoccupano abbastanza della libertà economica dovrebbero, invece, riflettere sulle maniere in cui essa potrebbe permetterci di lavorare e di praticare la nostra fede in una società che altrimenti sarebbe solo laica.

NOTE: L’articolo originale A Free Market Solution to Pro-Life Midwives’ Freedom of Conscience è stato pubblicato su The Stream il 15 aprile 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.