Lettera da Roma: Forza Blu!

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

perdonate il tifo incontenibile della lettera di questo mese, mi sto ancora riprendendo dall’euforia che ho provato la scorsa settimana quando ho visto giocare la mia squadra universitaria di football americano a Roma.

È stata un’esperienza straordinaria, un’esperienza che si prova una volta nella vita, per gli allenatori, i giocatori, le famiglie, i giornalisti e un tifoso in particolare che ha vissuto qui negli ultimi 18 anni senza aver perso una singola partita, in TV o alla radio, della squadra dell’Università del Michigan. Grazie alle meraviglie tecnologiche di internet e dello streaming digitale!

Addirittura i critici più accaniti dell’allenatore Jim Harbaugh ammettono di aver assistito a qualcosa di speciale in un ambiente degli sport universitari che si rivela spesso cinico. (Leggete qui, oppure qui e ancora se siete interessati ai commenti della stampa italiana).

Non vi annoierò con la mia analisi amatoriale sugli allenamenti della squadra. Vediamo soprattutto come e perché il Coach Harbaugh e l’Università del Michigan sono venuti a Roma.

In primo luogo, il “come”. La squadra di football del Michigan porta enormi quantità di denaro nelle casse dell’università. Possiede lo stadio più grande del Paese, oltre a contratti televisivi e alla vendita di gadget che fruttano centinaia di milioni di dollari ogni anno. Ciononostante, non era previsto alcun bilancio per il viaggio a Roma. Harbaugh ha detto che è stato possibile grazie alla generosità di un donatore anonimo, che ha definito “an incredible Michigan man”.

Chi poteva pagare per far trascorrere una settimana a Roma a più di 150 persone, che prevedeva il soggiorno in uno degli alberghi più lussuosi della città e i pasti di questi massicci giocatori? Qualcuno che ha chiaramente guadagnato un sacco di soldi in un’economia di libero mercato! Questo tipo di filantropia, in cui il donatore non riceve alcun riconoscimento, semplicemente non esiste altrove. Il tassista che mi ha portato allo Stadio dei Marmi si è lamentato che l’Italia non investe abbastanza nei suoi atleti. Io ho risposto che l’Italia non incoraggia abbastanza la creazione di ricchezza per permettere alle persone di farlo.

La ricchezza necessaria per tale filantropia può essere creata solo in un’economia di libero mercato. In cui i ricchi, invece di farsi guidare da interessi puramente personali, egoismo o avidità, spesso investono o donano i propri profitti per le cause in cui credono perché sono liberi di farlo (questo accade spesso con l’”incoraggiamento” dello Stato tramite la politica fiscale). Nessuna economia centralizzata o socialista potrebbe consentire una cosa simile. La libertà economica e la generosità personale sono essenziali per la prosperità delle persone a un livello così vasto.

Ora, passiamo al “perché”. Prima del viaggio, molti dei giocatori hanno dichiarato di essere contenti soprattutto della visita al Colosseo, cosa che è comprensibile poiché il Michigan Stadium di Ann Arbor è una sua versione moderna. I giocatori di football sono anche i soggetti che nella società moderna somigliano di più ai gladiatori. Per il Coach Harbaugh, però, era il Vaticano il punto di maggiore interesse. Dopo aver incontrato Papa Francesco, donandogli un casco di football personalizzato e un paio di Nike di Jordan Jumpman, l’allenatore ha detto: “Se non realizzassi più niente nella mia vita, se morissi adesso, mi riterrei un uomo beato”.

Sono le stesse parole che mi ha detto quando ho raccontato a lui e a suo padre Jack che sono stato battezzato da Papa Giovanni Paolo II. Harbaugh voleva che suo figlio appena nato, chiamato John Paul, fosse battezzato da Papa Francesco, ma è riuscito a far celebrare il battesimo e la prima comunione di sua figlia da un sacerdote americano nella chiesa di Sant’Anna, la chiesa parrocchiale della Città del Vaticano.

Harbaugh a proposito del suo incontro con il papa ha detto anche:

L’esperienza è stata emozionante, bellissima. Il volto del Santo Padre è bello. Il suo sorriso, il modo in cui parla è pacifico. È calmo. Sentivo che incontrare Gesù mi avrebbe dato una sensazione simile. [...] Ho cercato di comprendere il senso dell’incontro e cosa dovevo trarre da tale esperienza, mi ha dato il compito di pregare per lui. Quello lo faccio ben volentieri. Un paio di minuti dopo, ho incontrato monsignor McClory di Detroit e gli ho chiesto cosa avrei dovuto fare, come avrei compreso appieno quello che avevo vissuto. Lui mi ha detto di pregare dopo l’incontro e di restare in silenzio e di chiedere a Dio nella preghiera ciò che questo momento di grazia, questa opportunità e questa esperienza avrebbero dovuto darmi. Così farò. Sembra un buon consiglio.

Jim Harbaugh è un uomo ricco, famoso e ambizioso che ha già raggiunto la vetta della professione di allenatore quando ha portato i San Francisco 49ers al Super Bowl nel 2012, dove ha perso contro i Ravens di Baltimora, allenati da suo fratello maggiore John. Ha preso il posto di allenatore della squadra della sua università quando pochi pensavano che avrebbe voluto tornare e ha dato così ai suoi figli la possibilità di sperimentare quello che ha fatto ad Ann Arbor. Commentando il viaggio a Roma, Harbaugh ha detto che ha riunito le tre priorità della sua vita: prima la fede, poi la famiglia e poi il football americano. Eppure questo non significa che non ha sofferto (il suo primo matrimonio è fallito) o affrontato delle difficoltà (è stato licenziato dai 49ers). La sua vita dimostra che il successo e la fede non si escludono a vicenda.

Per molti dei giocatori della squadra dell’Università del Michigan, questo è stato il loro primo viaggio all’estero. Venire a Roma è stata considerata un’opportunità educativa ed è proprio così. È un utile promemoria del fatto che l’istruzione spesso sta fuori dalle aule, cosa sicuramente importante per gli atleti, solitamente conosciuti solo per le loro forze invece che per il loro cervello. Harbaugh vuole dare ai suoi studenti-atleti le stesse possibilità degli altri studenti di studiare all’estero, fare tirocinio, o di prendersi semplicemente un mese di pausa e tornare a casa, cosa che non è possibile per chi fa parte delle squadre universitarie. Il prossimo anno vorrebbe portare la squadra in Sudafrica o in Brasile.

Si tratta di ottime località ma non possono competere con la Città Eterna. Roma non è solo le rovine di un’antica civiltà o una destinazione turistica. Essa resta il cuore di una fede viva che può ancora toccare il cuore di giovani e anziani, ricchi e poveri, in una maniera che non può essere la stessa in nessun altro luogo. “È meglio di quanto mi aspettassi o avrei potuto sperare”, ha detto Harbaugh, aggiungendo, “Non mi piace fare i paragoni tra le città ma Roma è il meglio. È affascinante”.

Una delle tante cose meravigliose della vita a Roma è incontrare i pellegrini che vanno al Vaticano o che vedono il papa per la prima volta. È un modo per riaccendere la gioia che può essere diluita dalla routine e dalle frustrazioni di vivere in una città in cui le cose non funzionano a metà. Per uno del Michigan come me, vedere i membri della squadra, e soprattutto l’allenatore Harbaugh, così commossi dalla loro esperienza sarà una bella carica per un po’ di tempo.

Dovrebbe anche ricordarci le benedizioni di un’economia di libero mercato che rendono possibile questo tipo di filantropia e tutto il bene che ne deriva, soprattutto in quest’epoca in cui sono davvero pochi i leader mondiali che si schierano a difesa della creazione di ricchezza. Vorrei dire “grazie” a quell’“incredible Michigan man” chiunque egli sia. La tua generosità ha commosso più persone di quante tu possa immaginare. Ricorderò sempre quando il Michigan ha affrontato la Florida il 2 settembre alle 2:00, ora italiana.

È forte essere un Michigan Wolverine!

Kishore Jayabalan
Direttore