Il buon uso del denaro

Samuel Gregg

S. Adam Seagrave, in un suo recente saggio pubblicato su Public Discourse, The Counterfeit Money of Our Casino Economy”, ha sostenuto che molti dei nostri problemi economici non si risolveranno finché il denaro non sarà nuovamente orientato verso la sua funzione economica basilare, ossia, fungere da mezzo di scambio. Secondo Seagrave, “Ogni volta che il denaro si colloca alla fine dell’equazione, piuttosto che a metà – il che significa che il denaro è sia il mezzo di scambio sia uno dei beni scambiati – il suo valore e il suo scopo sono distorti”.

Certo, lo scopo del denaro e della finanza più in generale è di servire l’economia reale. Il denaro non ha alcun senso al di fuori del mondo della domanda e dell’offerta. È anche vero che molti dei problemi che caratterizzano le moderne economie capitaliste sono imputabili soprattutto a disfunzioni del settore finanziario. È per questo che definiamo crisi “finanziaria” gli sconvolgimenti economici del 2008.

Detto questo, vorrei suggerire che un ritorno a ciò che chiamerò “denaro buono” richiede un serio ripensamento del ruolo delle istituzioni statali rispetto al denaro. Proprio da questo partono i grossi problemi di ​​molte economie attuali, le cause di tali problemi diventano più evidenti quando apprezziamo i molteplici scopi e funzioni del denaro.

Le funzioni del denaro
In ogni manuale di economia, la prima lezione sul denaro ci dice che la sua funzione più basilare è quella di essere un mezzo di scambio. Il denaro indica il valore dei beni e dei servizi reali, che sono oggetto di scambio economico. Questo, tuttavia, gli permette di avere altre tre funzioni: essere una riserva di valore nel tempo, un’unità di conto e fungere da modello di pagamento dilazionato.

Tali funzioni permettono al denaro di avere altri due scopi importanti. Innanzitutto, può comunicare informazioni in maniera efficace tramite il sistema dei prezzi. I prezzi portano un certo ordine nella natura apparentemente anarchica delle economie di mercato. I prezzi aumentano e diminuiscono in risposta alla domanda dei consumatori, secondo nuovi prodotti e servizi e in base alla loro qualità. Queste informazioni consentono di ricollocare regolarmente le risorse in conformità agli incessanti cambiamenti della domanda e dell’offerta. Queste informazioni consentono un coordinamento di milioni d’informazioni economiche sparse tra miliardi di individui.

Un secondo importante scopo del denaro è quello di essere capitale finanziario. Se il denaro non potesse fungere da riserva di valore, saremmo condannati a vivere in quelle economie di sussistenza, che hanno in gran parte prevalso fino agli inizi del Medioevo. Come ha scritto il francescano Pietro di Giovanni Olivi (1248-1298) nel suo De contractibus usurariis:

“Quando il denaro o i beni sono gestiti direttamente dai loro proprietari e messi a frutto per un possibile guadagno, essi non hanno solo la semplice qualità di denaro o di beni, ma possiedono anche, al di là di questo, una certa qualità basilare di generare profitto, che abbiamo comunemente definito capitale”.

Detta in parole contemporanee, il capitale finanziario si crea quando le persone producono più di ciò di cui hanno un bisogno immediato, realizzando un profitto, mettendo da parte questi beni in eccedenza e ottenendo un potere di acquisto. Questo capitale finanziario può essere investito per facilitare un’ulteriore produzione di beni e servizi per se stessi oppure per le persone a cui si è chiesto in prestito il capitale.

I pensatori scolastici hanno compreso gradualmente che il denaro (1) è mezzo di scambio; (2) può anche comunicare informazioni sui prezzi; (3) si è rivelato fondamentale, in quanto capitale finanziario, per l’identificazione di titoli giusti da attribuire agli interessi durante il Medioevo. Il processo con cui questo è avvenuto senza contraddire la dottrina cristiana classica sull’ingiustizia dell’usura è stato accuratamente spiegato da Thomas Divine, S.J., nel suo libro del 1959 Interest: An Historical and Analytical Study in Economics and Modern Ethics.

È importante notare che tali titoli sono stati in qualche modo il primo passo che ha portato a comprendere quanto il capitale finanziario, inserito in un vero mercato d’investimento (titoli, azioni, obbligazioni, ecc.), sia una forza produttiva. Unendo a tutto questo il riconoscimento del valore del denaro nel tempo – l’idea che una certa somma di denaro disponibile oggi varrà di meno in futuro a causa della sua eventuale capacità di guadagno – iniziamo a vedere come chi si dedica all’accumulo e all’investimento del capitale finanziario svolge il ruolo cruciale di alimentare la crescita economica che libera o tiene alla larga dalla povertà milioni di individui e famiglie.

La stabilità monetaria è importante
Se questi sono accettati come funzioni e ruoli essenziali del denaro, è importante che la stabilità monetaria prevalga. Ciò comporta stabilità nel (1) potere d’acquisto del denaro; (2) valore relativo di una valuta rispetto ad altre (cambio); e (3) costo di opportunità rispetto alle somme di denaro disponibili in futuro (cioè, i tassi di interesse).

La stabilità monetaria in tutte e tre le aree stimola la produttività e gli investimenti perché dà agli individui e alle imprese la fiducia che i prezzi dei beni, dei servizi, del lavoro e del capitale rimarranno relativamente costanti e prevedibili nel tempo. L’instabilità monetaria, al contrario, minaccia questa sicurezza e rende le persone diffidenti verso gli investimenti. Per i consumatori, l’instabilità monetaria mina la loro capacità di distinguere ciò che, almeno in parte, reputano accettabile nel mercato da quello che considerano di bassa qualità. Questo rende più difficile ai consumatori far coincidere le risorse di cui dispongono con il soddisfacimento delle loro esigenze e perseguire i loro desideri per periodi di tempo prolungati.

Se questo è vero, allora abbiamo bisogno di politiche monetarie che impediscono le minaccie alla stabilità monetaria, soprattutto da interferenze derivanti dall’offerta di moneta. L’obiettivo primario a lungo termine della politica monetaria dovrebbe essere quello di mantenere l’offerta di moneta più “neutra” possibile. Certamente, come ha osservato l’economista premio Nobel Friedrich von Hayek, la perfetta stabilità monetaria potrebbe essere mantenuta solo se il flusso di denaro restasse costante, tutti i prezzi perfettamente flessibili, e il futuro movimento dei prezzi molto prevedibile. La seconda e la terza di queste condizioni, ha dichiarato, è improbabile che si verifichino. Quindi, quando ci riferiamo alla moneta “neutra”, stiamo davvero parlando di ridurre al minimo inutili attriti e la volatilità, al fine di mantenere una certa costanza prevedibile dei tassi di cambio, dei tassi di interesse, e del potere d’acquisto medio di una valuta nel corso del tempo.

Indebolimento del denaro
Nei decenni più recenti, gli Stati e le loro banche centrali hanno cercato di utilizzare la politica monetaria per raggiungere gli obiettivi al di là della stabilità monetaria. Il denaro, in questi schemi, diventa uno dei tanti aggregati macroeconomici statisticamente tracciabili, utilizzati dalle istituzioni statali per tentare di orientare l’economia al fine di realizzare obiettivi quali la piena occupazione.

In fin dei conti, tali politiche hanno contribuito alla crescita di pressioni inflazionistiche in molti paesi, fino a quando le banche centrali, come la Federal Reserve negli Stati Uniti ad esempio,  hanno utilizzato i tassi di interesse per fermare l’inflazione alla fine degli anni ‘70 e ‘80. Anche se necessaria, tale procedura ha contribuito a un aumento della disoccupazione per diversi anni. Comunque, pochi Stati hanno rinunciato a considerare la politica monetaria come un mezzo per affrontare i problemi economici, questo permette loro di non prendere delle decisioni che sono necessarie per l’economia, ma dannose da un punto di vista elettorale.

I governi di sinistra e di destra hanno visto la politica monetaria come strumento macroeconomico per promuovere l’occupazione a breve e medio termine, creando, tra le altre cose, la svalutazione dei risparmi e il calo del potere d’acquisto del denaro. Hanno fatto questo pur sapendo che la riduzione della disoccupazione a lungo termine dipende molto più da fattori microeconomici quali garantire la flessibilità del mercato del lavoro e liberare l’economia dal clientelismo per quanto possibile.

La pratica recente di utilizzare la politica monetaria per evitare di prendere decisioni politicamente difficili  viene definito con il termine inglese “quantiative easing”, vale a dire, alleggerimento quantitativo. L’alleggerimento quantitativo, in parole povere, consiste nel far lasciar barcollare le economie in crisi aumentando l’offerta di moneta tramite l’acquisto da parte della banca centrale di obbligazioni e tramite altre attività finanziarie di banche private e di diverse istituzioni finanziarie. L’obiettivo è incoraggiare i prestiti privati, che a loro volta fanno aumentare l’offerta di moneta, stimolando in tal modo l’economia, ma anche di evitare o rimandare il doloroso processo che permette alle aziende fiscalmente insostenibili di chiudere.

Come tutti gli stimolanti che creano assuefazione, l’alleggerimento quantitativo  fornisce uno stimolo a breve termine creando alcuni effetti indesiderati a lungo termine. Nelle economie di mercato, per esempio, le persone devono essere in grado di fare una distinzione tra aziende sostenibili e non, in modo che possano investire nelle prime, per evitare le perdite connesse al possibile fallimento di quelle non sostenibili. L’alleggerimento quantitativo, tuttavia, aiuta a mantenere a galla le aziende non sostenibili. Così, le informazioni di cui le persone hanno bisogno per fare investimenti prudenti sono alterate. Questa situazione, inoltre, contribuisce a minare il costo opportunità per l’economia e facilita un’errata attribuzione dei capitali finanziari – significa meno crescita economica a lungo termine.

Potremmo dire molto di più sulle maniere in cui le nostre sfide economiche contemporanee aumentano a causa della politica monetaria discutibile. Non sappiamo dove ci porterà tutto questo. Ma se ci accingiamo a risolvere i problemi, è necessario ricordare quali sono e quali non sono le funzioni fondamentali e le finalità del denaro. Questa è la strada verso il buon uso del denaro e, di conseguenza,  verso un’economia più solida.

NOTE: L’articolo originale Good Money è stato pubblicato su The Public Discourse l’8 febbraio 2017. È apparso sul nostro sito il 5 aprile 2017 col titolo Making Sense of Money. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.