Lettera da Roma: sollievo comico italiano per il disordine politico

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

non è una sorpresa che le elezioni italiane del 4 marzo non hanno prodotto un chiaro vincitore. Di recente, sono stati fatti dei cambiamenti alla legge elettorale per tentare di averne uno, ma il sistema é ancora progettato per impedire a fascisti e comunisti di prendere il potere. Così l’Italia continua a oscillare in maniera inefficace tra modelli di centro sinistra e di centro destra della democrazia Cristiana, anche se il partito che porta quel nome nobile non esiste più. La paralisi e l’inattività rimangono la norma. 

I media internazionali hanno riportato le elezioni come una vittoria populista, simile a quelle della Brexit e di Trump. È stato semplice e pigro inserire l’Italia nella rivolta dell’Anglosfera contro la classe governante, anche se la classe governante italiana, che è rappresentata da un presidente della Repubblica non eletto, ancora riesce a decidere che tipo di coalizione dovrebbe governare il Paese o se/quando si terranno nuove elezioni. Di conseguenza, niente è stato o sarà deciso dal popolo italiano, indipendentemente da chi sta al potere.

Il libertario che c’è in me era abituato a credere che Roma e persino l’Italia fossero governate meglio mentre non c’é nessun governo. Credevo che quando non ci sono politici contro cui scioperare o di cui lamentarsi, la gente andasse avanti con le proprie vite, che in Italia talvolta includono gli affari. Ma sbagliavo. Gli scioperi ci sono ancora. Le aziende hanno ancora difficoltà. La mano pesante dello Stato italiano può frustrare, strangolare e abbattere l’iniziativa privata anche senza i politici che adesso non siedono in Parlamento.

Non c’è via di fuga dall’invadenza dello Stato Italiano, così tentare di ridurre la sua espansione e le sue dimensioni, semplicemente non é una soluzione praticabile. 

Allora, la questione é: chi gestirà il Behemoth in modo meno dannoso per la società? Come ho scritto il mese scorso, la coalizione di centro destra ha usato come trampolino di lancio la flat-tax. Il Movimento 5 Stelle del comico Beppe Grillo non aveva una base forte su cui poggiare, chiedeva ai propri iscritti di avanzare suggerimenti politici attraverso un proprio sito web chiamato Rousseau che, non è una novità, era inadeguato e presto è fallito. Anche la Lega aveva una connotazione Rousseauiana, scegliendo una repubblica più piccola, sebbene non necessariamente più virtuosa, attraverso l’espulsione degli immigrati illegali. Gli italiani non attendono con impazienza la realizzazione né di una né dell’altra proposta.

Nonostante alti livelli di disoccupazione, crescita quasi a zero, ed i giovani che lasciano il paese appena possono (e non dimentichiamo l’assenza degli azzurri dai mondiali), l’Italia ha ancora il suo fascino. La gente ha la sensazione che in qualche modo sopravvivrà, proprio come hanno fatto generazioni precedenti in circostanze peggiori, anche se nessuno sa esattamente come. Forse è perché l’Italia, con la sua unica geografia, storia, arte e cibo, sarà sempre una popolare meta turistica. Ma sarà anche qualcosa in più?

Io ero abituato a pensare che la presenza del Vaticano a Roma potesse evitare alla città di diventare come Atene: ricca di spettacolari rovine provenienti da un lontano passato, ma con un presente o un futuro che non è un granché. Gli studenti delle università pontificie mantengono la città giovane e internazionale. Loro si trasformano in un certo senso in romani e riporteranno la “romanità” nelle loro case. I pellegrini continuano a venire da tutto il mondo per vedere non solo le bellissime chiese ma addirittura il Vicario di Cristo. È il papa, più di ogni altra cosa o persona, a mantenere Roma importante su scala globale.

Eppure, persino quando il mio pensiero va alla chiesa di Roma, ho dei dubbi. Principalmente, Papa Francesco fu eletto perché era un “outsider” e avrebbe avuto l’indipendenza per riformare i modi quasi feudali della Curia. Ha rafforzato alcuni uffici Vaticani, ma, come scrive la giornalista vaticana veterana Joan lewis, il morale è basso e manca una direzione. Gli impiegati vaticani non sono ben pagati ma hanno generosi benefici e la sicurezza del posto di lavoro che il papa non vuole abolire. È particolarmente difficile licenziare gente quando non ci sono posti nell’economia italiana. E poi c’è il “lettergate”, uno scandalo relativamente minore che mostra l’incompetenza e le inclinazioni ideologiche del Vaticano riformato.

Perciò il Vaticano è proprio una parte dell’Italia. Entrambi gli Stati sono profondamente radicati in un passato più glorioso e soffrono nel provare a tenere il passo con un mondo postmoderno che cambia velocemente. Per quanto frustrato io possa essere, non voglio che l’Italia sia come il Regno Unito o gli Stati Uniti. Posso raggiungere facilmente quei luoghi grazie a un conveniente volo ed essi possono persino venire da me grazie alla globalizzazione della cultura Anglo-Americana e tramite lo streaming di internet (che di solito qui funziona). Ma almeno queste famose parole di un grande politico inglese possono adattarsi allo stato dei fatti: Per farci amare il nostro paese, il nostro paese dovrebbe essere amabile. Sarebbe anche bello se le scritte sui muri fossero ripulite, la spazzatura raccolta, gli autobus arrivassero in orario, e le buche stradali fossero riparate.

Kishore Jayabalan
Direttore