Il libro di Michael Novak che ha cambiato la realtà

Samuel Gregg, D. Phil.

 

 

 

 

 

 

Il 1982 non è stato un anno felice per la libertà. Una grave e prolungata recessione ha contagiato l’America. Molti cominciarono a chiedersi se Ronald Reagan avrebbe potuto essere rieletto. La disoccupazione in Gran Bretagna ha raggiunse i livelli del dopoguerra. Dall’altra parte della Manica, François Mitterrand era occupato a nazionalizzare le banche e aumentare le tasse. Gli sandinisti di Daniel Ortega erano saldamente al potere in Nicaragua. L’influenza sovietica sull’Europa orientale sembrava più forte che mai. Si è capito che la solidarietà era finita in seguito alla dichiarazione del generale Jaruzelski dello "stato di guerra" contro il suo paese. In Medio Oriente, il Libano si stava dirigendo verso l’anarchia. E proprio dal Medio Oriente, il Presidente siriano Hafez al-Assad – padre di Bashar al-Assad – stava ordinando alle proprie forze di sicurezza di radere al suolo la città di Hama. Così morirono migliaia di persone. Ci sono cose che non cambiano mai.

Naturalmente, anche se in rare occasioni c’era un lato positivo. Contro ogni previsione, la Gran Bretagna ha liberato le isole Falkland, portando al collasso la corrotta giunta militare argentina. Tuttavia, trenta anni fa si è verificato un altro evento che avrebbe dato un profondo contributo a lungo termine alla lotta per la libertà: la pubblicazione, nel 1982 della magna opera di Michael Novak, Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo.

Nella situazione di vantaggio in cui ci trovavamo nel 2012, era facile dimenticare quanto questo libro fosse rivoluzionario. In Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo, Novak è il primo teologo a perorare la causa dell’economia di mercato in modo sistematico, analizzandola dettagliatamente da un punto di vista morale, culturale e politico. Inutile dire che, il libro di Novak ha generato violente reazioni da parte della sinistra religiosa. Lo scandalo fu probabilmente più grave perché il libro ha confermato quello che era diventato evidente a partire dalla metà degli anni ‘70 in poi: che Novak era sulla buona strada verso l’abbandono delle sue precedenti posizioni di sinistra.

Trenta anni fa, tuttavia, molti cristiani – protestanti, cattolici, ortodossi, ecclesiastici e laici – si stavano muovendo proprio in una direzione opposta rispetto a Novak. I teologi delle Americhe e dell’Europa occidentale sostenevano ancora, in maniera esagerata, il “dialogo” con il marxismo. Sul fronte opposto, la reazione di San Giovanni Paolo II e del cardinale Joseph Ratzinger contro le eresie dottrinali e le considerazioni marxiste in materia di teologia della liberazione era solo ad uno stadio iniziale.

In America, la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha rilasciato una marea infinita di considerazioni su argomenti economici che sono inevitabilmente il riflesso di una monotona e leggera inclinazione verso la sinistra. Poi, nel 1986, la Conferenza Episcopale ha pubblicato Giustizia economica per tutti – un documento il cui 25° anniversario è passato quasi inosservato nel 2011. In tutti i suoi aspetti, esso mostrava l’influenza di chi è convinto che i “due Giovanni” (John Rawls e Maynard Keynes) avessero detto tutto quello che non era mai stato necessario dire, uno in materia di giustizia e l’altro di economia.

Diversamente da Giustizia economica, Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo di Michael Novak continua ancora oggi ad essere fonte d’ispirazione, n on solo per gli americani. La sua traduzione samizdat e pubblicazione da parte dei dissidenti nella Polonia comunista nel 1986 è il riflesso del fatto che chi ha davvero sperimentato il socialismo in tutto il suo vuoto grigiore non solo è consapevole che il collettivismo ha fallito, ma ha anche compreso che non ci sono “altre strade percorribili”. Allo stesso tempo, gli europei dell’Europa centro-orientale non si fanno impressionare da questioni puramente utilitarie o di efficienza del mercato. Loro volevano radicare le economie libere in una visione più ampia e più ricca dell’essere umano. Molti di loro hanno trovato quello che stavano cercando in Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo.

Naturalmente il libro di Novak è stato in parte superato dagli eventi: la sconfitta del comunismo nell’Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica, il crollo quasi totale della teologia della liberazione in tutto il mondo cattolico e la nascita di nuove generazioni di vescovi e preti consapevoli che per il laici la politica economica è in gran parte un questione di giudizio prudenziale. Eppure i punti di forza di Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo reggono. Tra questi punti troviamo: una visione cattolica che prende sul serio il pensiero di Adam Smith sulle intuizioni economiche e filosofiche; l’affermazione che i mercati devono essere fondati su particolari attitudini morali, politiche e giuridiche e sulle istituzioni; fare attenzione a come la consapevolezza della realtà del peccato dovrebbe alimentare in noi l’ostilità verso l’utopismo economico e, forse soprattutto, lo sforzo sostenuto per inglobare il capitalismo democratico in una visione di Dio e dell’uomo, in modo da conferirgli un autentico significato teologico.

Tutte queste incursioni intellettuali ci aiutano facilmente a riconsiderare seriamente i meriti morali delle economie di mercato, non solo per i cattolici, ma anche per gli altri cristiani. Molte visioni del capitalismo, fin’ora prevalenti – come le concezioni del tutto inadeguate e fuorvianti promosse da Weber e Marx – sembravano improvvisamente molto discutibili. In tutto il mondo, hanno cominciato a diffonderi libri e articoli che hanno ripreso le idee espresse da Novak. Col senno di poi, è difficile discutere del filo conduttore tra particolari temi contenuti in Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo e di alcune delle affermazioni positive sull’economia di mercato che troviamo nell’enciclica del 1991 di Giovanni Paolo II Centesimus annus. Infatti quelli di sinistra sono stati i primi a farlo notare!

Ma forse l’effetto più significativo e sottovalutato di Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo è stata l’influenza che poteva avere su migliaia di uomini d’affari e imprenditori di tutto il mondo. Novak era riuscito a esprimere in parole qualcosa che sapeva istintivamente: che il loro lavoro quotidiano non era né un male necessario, né solo qualcosa di intrinsecamente immorale. Invece, gli affari potrebbero essere intesi come vocans ab Deus –  una chiamata di Dio che ha permesso alle persone impegnate nella trasformazione intellettuale del mondo di cambiare al contempo anche se stessi tendendo verso il bene. In breve, non accadeva solo che in un ambiente adeguato le imprese e il libero mercato erano gli strumenti che permettevano di ridurre più velocemente la povertà. È stato anche possibile trovare una scintilla del Divino nell’attività stessa delle aziende.

No c’è da sorprendersi se, ancora oggi, Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo attira delle critiche. Qualcuno di sinistra lo condanna, ritenendolo un tentativo insidioso di santificare un sistema essenzialmente immorale. Questo libro ha provocato reazioni anche in chi è incline ad idealizzare un mondo perduto di gilde o che persistono nella promozione di modelli economici corporativisti, convinti del fatto che sono queste le uniche visioni economiche che i fedeli cristiani possono sostenere.

Se non altro, l’attuale direzione della politica economica americana e gran parte di quella dell’Europa occidentale ci dice semplicemente quanto oggi abbiamo bisogno delle intuizioni di Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo e di libri simili. Anche dopo la grande recessione del 2008, non è difficile perorare la causa dell’economia di mercato. Ormai, i conservatori del libero mercato dovrebbero saperlo (ma a quanto pare in molti casi non lo sanno) che nelle discussioni di economia politica devono presentare argomentazioni più forti e più persuasive da un punto di vista morale, invece di trattare questioni “soggettive”, “relative” o “non scientifiche”.

E non è semplicemente una questione di acutezza strategica in quella che sarà sicuramente una battaglia incessante contro coloro che ripongono la loro fede nella pianificazione verticale dall’alto verso il basso, nella democrazia sociale, nello stato assistenziale o nell’emotività e nell’illusione “con la speranza di un cambiamento”. La moralità è una verità della realtà umana proprio come lo sono la domanda e l’offerta. Gli economisti più perspicaci, da Adam Smith a Wilhelm Röpke, lo hanno sempre capito.

E in questo può stare il significato a lungo termine di Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo. Tale libro continua a chiedere a chiunque abbia a cuore la libertà di guardare in alto e vedere che la verità sull’uomo – economica, culturale, politica, morale e teologica – è per sua stessa natura indivisibile. Di conseguenza trascuriamo una parte di tale verità a nostro rischio e pericolo.

Nota: l’articolo originale A Book That Changed Reality è stato pubblicato su The American Spectator il 15 agosto 2012. È apparso sul nostro sito il 29 agosto 2012. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.