Papa Francesco condanna l’usura - ma che cos’è?

Philip Booth

Papa Francesco ha recentemente tenuto un discorso alla consulta nazionale antiusura italiana per condannare la pratica dell’“usura”, facendo appello alla fine dello sfruttamento e a una maggiore educazione alla legalità. Si è rivolto alle due parti che potrebbero essere coinvolte in un rapporto finanziario difficile: ha parlato dell’importanza di vivere uno stile di vita sobrio in modo da non dover contrarre debiti non necessari, ha condannato, inoltre, i prestiti agli alti tassi d’interesse. Ha anche parlato di quanto sia importante aiutare chi è nel bisogno tramite il volontariato invece di prestare denaro. Tutto sommato, si tratta di un ottimo consiglio pastorale.

Ma che cos’è l’usura? Cosa ci insegna la Chiesa in materia? Quanto può essere problematico e quanto positivo l’intervento dello Stato in questo caso?

Solitamente, usura significava prestare del denaro cercando di ricavare degli interessi. Thomas E. Woods nel suo libro The Church and the Market esamina la storia e l’evoluzione dell’insegnamento della Chiesa. L’autore dice che proibire ogni tipo di interesse su un prestito è una posizione molto difficile da sostenere come principio universale.

Comunque, c’è chi chiede prestiti per scopi di consumo urgenti (come comprare del cibo), chi potrebbe chiedere il prestito per un investimento (ad esempio avviare un’attività). È sicuramente irragionevole che il finanziatore non riceva un compenso sotto forma di interessi per il denaro prestato, almeno nel secondo caso. Dopo tutto, chi chiede il prestito ha bisogno del capitale per creare poi denaro per sé. Chi presta denaro ha anche l’opportunità di investire subito quel denaro altrove e ottenerne un guadagno oppure può usarlo in seguito. C’è anche da dire che quando si concede un prestito è sicuramente giusto essere risarciti per l’inflazione (la diminuzione del potere d’acquisto del denaro prestato). Inoltre il prestatore va risarcito per il rischio (potrebbe non ricevere più il denaro prestato), e per tutte le spese legate a tale prestito (predisporre la transazione, accertarsi della buona fede del futuro debitore, e così via).

Per questi motivi sembra che la Chiesa abbia scelto la definizione di usura solo in base all’eccessivo tasso d’interesse. Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa dichiara che la ricerca di un profitto ragionevole è perfettamente accettabile. In un breve paragrafo tratta le conseguenze del prestito su chi lo richiede – specificamente dice che se le pratiche usurarie provocano la fame e la morte, un usuraio sta indirettamente commettendo un omicidio.

Il concetto di eccessivi tassi d’interesse non è così facile da attuare e la sua applicazione pratica richiede un certo discernimento etico. Le leggi dello Stato possono essere vane. Pensiamo a questa situazione dal punto di vista del prestatore e del debitore.

Consideriamo ad esempio il prestito del giorno di paga, che è di solito piccolo e facile restituire a breve termine. Quando i suoi tassi di interesse sono “annui” – come se fossero estesi con le stesse condizioni, mese per mese, per tutto l’anno – raggiungono dei valori incredibili. Tuttavia, è, in effetti, facile arrivare a tassi di interesse alti senza ottenere alcun profitto sostanziale, solo a causa del tipo di transazione.

Immaginiamo, ad esempio, un prestito di 100 sterline per due settimane, che comporta dei costi di gestione di sole 5 sterline, che sarà l’unico costo sostenuto dal cliente (senza considerare interessi, profitto o rischio di mancata restituzione). Il tasso di interesse annuale effettivo su tale prestito sarà di più del 250%. Paragonare il costo di un prestito a breve termine con quello di uno a lungo termine è come paragonare il costo dell’affitto di una notte in una camera d’hotel moltiplicato per 365 notti al costo dell’affitto di un appartamento per un anno.

Potreste pensare che se il prestatore non sta ottenendo un profitto particolarmente alto dalla transazione non è necessariamente un bene per il debitore – potrebbe trascinare quest’ultimo in una spirale di debiti con conseguenze devastanti. Tuttavia, non è così semplice come sembra. Una persona con un reddito prevedibilmente molto basso che utilizza un piccolo prestito per far fronte alle spese ordinarie si troverà probabilmente nei guai. Dall’altra parte se una persona riceve la bolletta elettrica dei mesi invernali solo cinque giorni prima della scadenza potrebbe prendere un prestito del giorno di paga e restituirlo entro il mese. Così eviterà di essere inserito tra i cattivi pagatori oppure la seccatura (e probabilmente dei costi aggiuntivi) per lo scoperto bancario. Gli studenti potrebbero anche chiedere un prestito ad esempio per acquistare dei grossi beni di consumo (come un portatile) solo perché il loro piccolo prestito è fornito dallo Stato. Prima che il mercato fosse regolarizzato nel Regno Unito, la media dei debitori di tali prestiti aveva un livello d’istruzione secondo la media della popolazione, ed era più probabile che fosse una persona con un lavoro.

Sebbene i prestiti con alti tassi di interesse sfruttino il creditore e lo inseriscono in un vortice che lo risucchia molto dipende dalle particolari circostanze del prestatore e del debitore.

Cosa accadrebbe se si cercasse di regolamentare i tassi di interesse? Conosciamo già la risposta perché in molte zone succede. La regolamentazione sui prestiti del giorno di paga comporta a un completo fallimento finanziario e di conseguenza diventa difficile comprare un alloggio o addirittura trovare lavoro; porta all’uso di istituti di credito illegali, che tendono ad avere metodi piuttosto brutali per riavere il denaro prestato e a pesare di più sui membri della famiglia e all’uso di forme di credito più costose. (La prova di ciò, che è in vari studi effettuati, può essere anche trovata in Flaws and Ceilings, edito da Coyne and Coyne, pagine 139-146).

Forse i cristiani dovrebbero riflettere un po’ di più sul punto di vista dell’Islam in materia di usura. In questo caso l’attenzione si concentra sui problemi dei contratti di prestito che prevedono degli interessi. Sì teme che si possa arrivare a una distribuzione iniqua del rischio e quindi che questo possa avere un effetto negativo sui rapporti tra le persone. Ad esempio, se qualcuno prende un prestito per avviare un’attività e poi questa fallisce, il prestatore deve comunque avere la restituzione del debito con conseguenze devastanti sul debitore. Tuttavia, queste conseguenze sono molto ridotte grazie al metodo moderno attuato negli Stati Uniti per affrontare la situazione dell’indebitamento e del fallimento, anche in questo caso positivo ci sono dei punti controversi. Non sarebbe meglio se il prestatore avesse un interesse nell’attività?

Potrebbe anche essere meglio per il prestatore poter diventare azionista dell’attività finanziata piuttosto che ricevere tassi d’interesse. I cristiani potrebbero imparare dai musulmani. Tuttavia questi ultimi hanno delle difficoltà spiegate dal fatto che cercano di rendere così tanti prodotti finanziari islamici simili, quanto più possibile, ai prodotti occidentali equivalenti, pur restando conformi alla legge della Sharia.

Cosa impariamo da questo? Prima di tutto, il sistema fiscale non dovrebbe mai prediligere il debito al capitale. Nella maggior parte dei sistemi fiscali occidentali, il capitale è tassato in maniera penalizzante. Questo era particolarmente vero negli Stati Uniti, fino  alle recenti riforme del presidente Trump che hanno in qualche modo ristabilito un equilibrio.

In secondo luogo, dovremmo, come suggerisce Papa Francesco, aiutare volontariamente i bisognosi piuttosto che prestargli denaro. E forse le parrocchie dovrebbero sostenere più attivamente lo sviluppo di istituti di credito. Questi ultimi potrebbero erogare prestiti e sviluppare relazioni personali con i creditori per aiutarli a gestire meglio i loro affari. Inoltre dovrebbero agire in maniera eticamente corretta – essere attenti ad assicurare che le loro azioni riducano, piuttosto che aumentare, il bisogno di credito dei loro clienti.

Tuttavia, dovremmo diffidare delle regolamentazioni. Alcune forme di regolamentazione avranno effetti collaterali peggiori di altre. Ma tutti hanno il potenziale per peggiorare la situazione e aumentare il rischio per coloro che si trovano in difficoltà economiche. Le osservazioni di Papa Francesco non menzionavano la regolamentazione, invece offrivano un consiglio pastorale utile – e importante – per gli individui a cui possiamo dare ascolto.

Note: L’articolo originale Pope Francis condemns usury - but what is it? è stato pubblicato sul nostro sito il 12 febbraio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.