I “piccoli dei” dell’Oxfam sfruttano i poveri

Rev. Ben Johnson

È ironico che proprio l’Oxfam ha dimostrato l’ingiustizia di un certo tipo di disuguaglianza.

L’associazione internazionale non profit, famosa per la sua relazione annuale sulla disuguaglianza di reddito, è infangata dallo scandalo sugli abusi sessuali da parte dei suoi operatori, da probabili casi di pedofilia, intimidazione dei testimoni, nepotismo e per aver mentito ad un ente statale per mantenere i fondi dei contribuenti.

Quando si sono occupati del terremoto di Haiti nel 2010, hanno portato delle prostitute nelle aree abitative create da loro, finanziate da donazioni (e dal denaro proveniente dalle tasse). Qualcuno ha sostenuto che gli operatori dell’Oxfam non hanno risparmiato i minori. Dietro tutto ciò c’è il timore che gli aiuti possano essere stati sfruttati come merce di scambio, lasciando credere alle donne che se non accettavano le molestie non avrebbero avuto cibo e assistenza medica.

Roland van Hauwermeiren, responsabile dell’intervento dell’associazione ad Haiti, ha ammesso di conoscere bene questa situazione. Pur negando alcune notizie riportate dai media, van Hauwermeiren ha ammesso di aver avuto una relazione con una donna di Haiti che stava aiutando. “Ho sostenuto la sua sorella minore e la giovane madre fornendo pannolini e latte in polvere”, ha rivelato.

Ha detto di aver avuto lo stesso comportamento quando ha lavorato per l’Oxfam nel Ciad e in Liberia con il gruppo di aiuti Merlin (che in seguito si è fuso con Save the Children). Anche in quest’ultimo caso gli operatori della ONG avrebbero compiuto degli abusi su ragazzi di 14 anni e su bambine di 8 anni. Anche se le accuse di pedofilia ad Haiti non sono state provate, creano comunque un disagio.

Quando i funzionari dell’Oxfam hanno scoperto lo scandalo sessuale ad Haiti, hanno probabilmente violato la legge nascondendo la situazione al governo britannico. L’ente ha ammesso le molestie sessuali solo nella relazione dell’agosto 2011, negando gli aspetti più consistenti. La Commissione delle associazioni caritative britannica ha dichiarato:

“Secondo la nostra relazione non c’è stata nessuna accusa né ci sono delle prove di abusi. Non c’è alcun riferimento a ipotetici crimini sessuali su minori”.

In questo modo l’Oxfam ha continuato a usufruire di un flusso di entrate redditizio. Secondo la Reuters, analizzando il bilancio dell’ultimo anno, vediamo che l’associazione ha ricevuto 32 milioni di sterline dal ministero per gli aiuti britannico, parliamo dell’8% del suo reddito totale. Riceve altri 29,3 milioni di sterline dall’UE.

L’abuso sessuale e lo sfruttamento delle donne vulnerabili derivano da quello che il Financial Times ha descritto “inevitabile squilibrio di potere tra chi dona e chi riceve gli aiuti”. L’eurodeputato Daniel Hannan ha scritto che per gli abitanti dei villaggi, i funzionari di quest’associazione sono considerati “piccoli dei”, capaci di distribuire vita o morte a loro piacimento. Alcuni operatori finiscono col crederci.

Nonostante la gravità, la profondità, e l’estensione della cattiva azione commessa, il direttore generale dell’Oxfam, Marc Goldring, ha ammesso questo fine settimana: “Ho difficoltà a capire” le ripercussioni. “Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo forse ucciso i bambini nelle culle?”.

Quest’autocelebrazione è in netto contrasto con il consiglio di San Gregorio Nazianzeno che disse: “Siate come Dio per i poveri, imitando la misericordia divina. La cosa che più accomuna l’uomo con Dio è la capacità di fare il bene”.

Qualunque sia la soluzione questa crisi, non sta di sicuro nelle politiche d’identità. La risposta iniziale di cui si vantava l’Oxfam è stata l’impegno di “assicurare una maggiore equità di genere nei ruoli di leadership dell’associazione”, aggiungendo che 15 dei suoi 22 direttori esecutivi sono donne – sicuramente il 68% non è proprio equità di genere. Tuttavia, l’unico funzionario che si è assunto la responsabilità e ha rassegnato le dimissioni è la vice direttrice generale della sede britannica dell’Oxfam, Penny Lawrence.

La situazione non potrebbe essere migliorata se lo Stato si occupasse direttamente degli aiuti piuttosto che rivolgersi a enti privati. Chi lavorava per l’ONU nelle zone di missione per la pace ha abusato di 311 persone nel 2016. Dopo che l’ONU si è rifiutato di porre fine a tali abusi nella Repubblica centrale africana avvenuti nel 2013 e del 2014, Anders Kompass è stato denunciato al posto dei colpevoli ed è stato sospeso. Dopo un’indagine privata, che lo ha discolpato, la sua lettera di dimissioni ha denunciato la cultura di “totale impunità” che regna nell’ONU.

Più il potere è nelle mani di chi non agisce equamente, più ci guadagna chi commette cattive azioni.

Da dove si potrebbe cominciare per risolvere questo problema? Come possiamo essere sicuri del fatto che gli operatori umanitari siano considerati dei di misericordia e non dei del saccheggio?

Il rapporto dell’Oxfam sulla disuguaglianza offre un utile punto di partenza. Evidenzia una linea di condotta per le società colpevoli di un’“offesa” di gran lunga meno grave: non pagare ai suoi dipendenti quello che l’associazione definisce salario minimo, come leggiamo bel passaggio seguente:

“Niente dividendi senza salari minimi: le imprese multinazionali possono scegliere di dare priorità al benessere dei lavoratori che percepiscono i salari più bassi, astenendosi dal compensare gli azionisti tramite dividendi, riacquisto di azioni o bonus ai dirigenti e ai dipendenti meglio retribuiti finché non sarà garantito a tutti i lavoratori un salario minimo (calcolato in base a standard indipendenti) e finché non avranno intrapreso azioni per garantire che i prezzi da esse applicati forniscono un reddito minimo ai lavoratori e ai produttori lungo le loro filiere”. 

Se l’Oxfam crede che un singolo soggetto di un comparto della sua catena di approvvigionamento sia responsabile delle azioni svolte in altri comparti, allora può rispondere delle azioni dei suoi dipendenti. Ecco una controproposta modesta:

L’Oxfam può scegliere di dare la priorità al benessere delle persone che aiuta, astenendosi dal premiare i suoi dirigenti con stipendi e benefit – o come minimo rifiutare qualunque tipo di finanziamento statale – fino a quando 1) tutte le persone che aiutano non subiscono più alcun tipo di molestia sessuale da parte dei suoi dipendenti e 2) non smetteranno di ingannare gli Stati che hanno sovvenzionato questo sfruttamento.

Se l’ente pensa che questo sia impraticabile, potrebbe voler ripensare al suo consiglio agli altri.

In caso contrario, lo Stato dovrebbe prendere dei provvedimenti vincolanti per eliminare i cattivi che inducono in errore i supervisori per continuare a ottenere i finanziamenti dei contribuenti. La Commissione degli enti caritatevoli ha esercitato pressioni sull’Oxfam affinché temporaneamente decidesse di non richiedere sovvenzioni allo Stato e l’Unione Europea ha richiesto agli enti ad essa associati di adottare una “politica di tolleranza zero” se questi abusi sessuali fossero proseguiti. Entrambi dovrebbero assicurarsi sia che l’associazione licenzi tutti i colpevoli dell’inganno sia che venga richiesta una pena pecuniaria. Inoltre dovrebbe essere privatizzata una quota maggiore del suo bilancio di aiuti a lungo termine. Questo assicurerebbe un controllo più immediato, meno sprechi e meno burocrazia e consentirebbe una risposta più veloce e mirata per le singole circostanze locali.

Ogni azione illegale compiuta dal personale dell’Oxfam dovrebbe essere soggetta all’applicazione di ogni legge e statuto applicabili. I funzionari haitiani hanno avviato questo processo e lunedì scorso [il 12 febbraio] l’Oxfam ha annunciato che ha collaborato con le indagini... sette anni dopo aver nascosto gravi reati.

Martedì scorso Goldring ha anche rivelato che l’associazione ha ricevuto 26 nuove accuse di condotta sessuale illecita dopo che è scoppiato lo scandalo di Haiti, assicurando una nuova serie di rivelazioni mai sentite e sconcertanti.

Comunque, c’è un solo modo per porre fine a questa serie di abusi: Gli enti di beneficenza devono tenere in considerazione la dignità umana e il benessere delle persone deboli – i più piccoli – piuttosto che il denaro. Gli esseri umani diventano dei di misericordia solo quando vedono il volto di Dio in ogni volto umano, anche nei volti abbandonati o sfigurati. Questa visione rinnovata è così vitale che la nostra salvezza dipende da essa. (Matteo 25.31-46). La maggior parte degli operatori umanitari – come la maggior parte dei preti – realizza la propria vocazione rispettando i più alti standard etici. Nessuna organizzazione può nascondere la polvere sotto il tappeto e soprattutto non lo deve fare per assicurarsi un flusso continuo di denaro proveniente dai soldi dei contribuenti.

Nell’attuale campagna per la raccolta fondi allo scopo di combattere “l’estrema disuguaglianza”, l’Oxfam scrive che “sta combattendo per un futuro... in cui le persone vengono prima dei profitti”.

È giunto il momento che questo ente metta in pratica quanto predica.

Note: L’articolo originale Updated: Oxfam's 'little gods' exploit the poor è stato pubblicato sul nostro sito il 16 febbraio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.