Michael Novak: Cattolico, Patriota Americano e amante della libertà

Samuel Gregg, D. Phil.

La vita e le opere di Michael Novak sono state una testimonianza di fede cristiana e di speranza per l’America.

Quando è giunta la notizia della morte del teologo e filosofo Michael Novak, tale perdita è stata sentita molto forte da chi lo conosceva personalmente. Come molte persone di varie fasce di età, anch’io ho avuto la fortuna di beneficiare della sua sconfinata cortesia. Innumerevoli altre persone possono testimoniare i diversi modi in cui le sue idee hanno formato il loro pensiero su questioni di fede e di libertà e come hanno particolarmente influenzato i suoi amati Stati Uniti d’America.

Incontrare Novak ha significato conoscere un uomo che era anche orgoglioso di essere vicino alle sue radici contadine. Erano quelle di un altro paese – la Slovacchia – e hanno  avuto un’importanza  grande nella sua vita. Diceva spesso con rammarico di non saper parlare la lingua dei suoi antenati. I Novak (Stephen e Johanna Kaschak Novak) e i Sakmar (Ben e Anna Timchak Sakmar), si sono incontrati solo quando sono arrivati ​​a Johnstown, Pennsylvania. Le famiglie vivevano vicine in Slovacchia, ma è stata l’America a riunirle.

Dopo la liberazione della Slovacchia dall’oppressione comunista nel 1989 e la sua conseguente ascesa come nazione sovrana nel 1993, Novak ha investito tempo, energie e risorse per aiutare quel paese e il suo popolo a capire il vero significato della libertà. A tale proposito, Novak ritiene che l’esperimento americano della libertà ordinata aveva molto da insegnare alla terra che i suoi antenati avevano lasciato in cerca di libertà e opportunità.

Il patriottismo americano di  Michael Novak non era  semplice nazionalismo. Non ha mai denigrato altri paesi o culture. Questo comportamento deve molto alla fede cattolica che gli è stata trasmessa dai suoi genitori e alla quale ha aderito per tutta la vita. La sua profonda conoscenza della storia e ricchezza intellettuale della Chiesa – soprattutto nel caso di alcuni dei grandi pensatori cattolici del XX Secolo – ha sempre fatto crescere la sua convinzione che i cattolici, altri cristiani ed ebrei avessero molto da imparare dal particolare contributo dato dall’America al pensiero economico, culturale e politico.

Infatti, Novak ha incontrato e frequentato persone come Henri de Lubac, S.J., (probabilmente il teologo cattolico più autorevole del XX Secolo) dopo essere stato presente al Concilio Vaticano II durante il quale ha scritto il libro che lo ha fatto conoscere per la prima volta al vasto pubblico, The Open Church. L’opera ha presentato ai lettori di lingua inglese molte delle diverse personalità e idee che hanno portato alle deliberazioni del Concilio.

Sebbene sia giusto dire che Novak era dalla parte di quelli che chiedono alla Chiesa di prendere maggiormente in considerazione la modernità, ha evitato la caricatura dei bravi ragazzi “progressisti” contro i cattivi ragazzi “conservatori”, una narrativa di divisione  promossa dalla maggior parte dei giornalisti che si sono occupati del Concilio e delle sue conseguenze. Questo, io credo, ha fatto trasformare  più facilmente il suo cammino post-conciliare da quello che potrebbe essere definito ‘cattolicesimo liberale’ verso un’ortodossia cattolica dinamica.

Forse aveva a che fare con le sue radici slave e con il fatto che conosceva bene la storia infelice dell’Europa centrale e orientale che ha dominato il XX Secolo, ma Novak era molto consapevole della realtà del peccato e della fallibilità umana. Questo è uno dei motivi per cui è emerso alla fine degli anni ‘70 come un forte sostenitore delle economie basate sul libero mercato. Lasciando da parte i fallimenti dimostrabili delle economie controllate centralizzate e l’evidente crollo degli esperimenti socialdemocratici europei, Novak ha apprezzato le intuizioni di Adam Smith sul modo in cui le persone fanno scelte economiche, e ha pensato che non era saggio ignorare tali verità sulla condizione umana. Smith ha assunto un posto importante nel capolavoro di Novak del 1982,The Spirit of Democratic Capitalism, che ha rappresentato il primo sforzo di un teologo di offrire un’analisi morale, culturale e politica approfondita dell’economia di mercato in modo sistematico.

Questa, tuttavia, non era l’unica ragione per cui Novak ha esortato i credenti a prendere più sul serio il capitalismo. Senza parlare delle maniere in cui il capitalismo americano aveva liberato milioni di persone dalla povertà, Novak ha anche insistito che le economie di mercato apprezzano molto di più l’agire dell’uomo e la sua creatività nei confronti di altri sistemi economici.

Novak non era un difensore degli abusi e   delle ingiustizie che possono comunque esserci nelle economie libere. Basta leggere il suo libro sul massacro del 1897 dei minatori disarmati a Lattimer, in Pennsylvania, per  credere che non lo fosse. Novak ha anche sostenuto che i mercati hanno bisogno di operare nel contesto di una cultura che da forte considerazione alla virtù e  che esiste dentro un sistema politico che limita il potere dello Stato e incoraggia la partecipazione alla vita pubblica.

Ciononostante, Novak pensava che gli ebrei e i cristiani della sua generazione avessero la tendenza a ignorare il vero frutto  morale e materiale reso grazie all’imprenditorialità, al commercio e al libero scambio. Novak credeva che l’America fosse il posto dove questo sistema aveva dato il meglio di se ed era stato portato avanti su vasta scala. A volte ha dichiarato che questo è stato uno dei motivi per cui la gente voleva emigrare in America piuttosto che in Cina o in Pakistan.

Un’analisi dei numerosi scritti di Novak mostra chiaramente che i suoi interessi intellettuali andavano ben oltre la sfera dell’economia politica. Pensava che una buona economia fosse necessaria, ma che non fosse la cosa più importante in assoluto. Gli argomenti trattati da Novak nel corso della sua lunga vita variavano dalla teologia della liberazione alla morale della deterrenza nucleare, agli aspetti religiosi  dello sport, e alla nozione dell'intuizione secondo il pensiero del teologo gesuita Bernard Lonergan, per citarne solo alcuni.

I miei scritti preferiti erano quelli sulla fondazione americana. In particolare, mi piaceva  Washington’s God, un libro  in cui sua figlia Jana ha collaborato come co-autrice. A differenza di qualsiasi altro libro su Washington – che Novak chiama sempre “Generale Washington” – i due autori hanno illuminato i loro lettori  riguardo le sensibilità religiose sottovalutate del Padre dell’America in una maniera che non avevo mai visto fin’ora.

In fin dei conti, Novak è stato sempre alle prese con domande palesemente religiose. Come vediamo nel suo libro di maggiore successo, Belief and Unbelief, Novak ha preso un serio impegno con le persone di buona volontà che lottano per credere in  Dio, per non parlare del Dio che è Verità e Amore rivelato nelle Scritture ebraiche e cristiane. Quest’interesse,  a sua volta, ha portato Novak a riflettere sul perché gli esseri umani, creati come imago Dei, erano in grado di fare un grande male e anche un profondo bene. E senza dubbio c’è una figura che per Novak era la personificazione della parola “santo”, il suo amico slavo, San Giovanni Paolo II.

Il contributo indispensabile del grande papa alla sconfitta del marxismo e del leninismo in Europa centrale e orientale e nell’ex Unione Sovietica ha sempre colpito Novak come prova positiva del funzionamento della Provvidenza divina. Però molto di quello che era Karol Wojtyla come uomo e cristiano ha lasciato un segno profondo nell’anima di Novak. L’ultimo capitolo di uno degli ultimi libri di Novak, Writing from Left to Right, si intitola “Il Papa che mi ha chiamato suo amico”, fornisce molte informazioni del suo rapporto con Wojtyla. Novak non solo ha mostrato il lato umano del papa polacco, ha anche sottolineato il miscuglio caratteristico di grande intelligenza e genuina umiltà di Wojtyla. Una volta mi ha detto che vedere pregare il papa santo, era come vedere la persona Christi.

Come tutti noi, anche Novak ha avuto i suoi critici, la maggior parte dei quali ha contestato il suo punto di vista economico. Eppure, difendendo sempre le sue idee, Novak non si è mai dispensato dagli obblighi dell’amore cristiano.

Mentre lavoravo su un festschrift per celebrare i suoi numerosi successi accademici, mi sono imbattuto in alcune osservazioni veramente spietate fatte su Novak nelle memorie di un noto teologo europeo ormai invecchiato. Ho detto a Novak che, a mio avviso, i commenti di quel teologo erano quasi delle calunnie. Come risposta ha scrollato le spalle, ha sorriso e ha detto che c’è bisogno di pregare per tutti i sacerdoti. È stato uno di quei momenti in cui si è rivelato un maestro, momenti simili sono testimoniati dalle numerose persone che hanno beneficiato di una stretta collaborazione con lui.

Molto di più potrebbe essere detto sulla vita e le opere di Michael Novak. Ciò include il suo servizio pubblico, le sue amicizie con personaggi come Tom Hayden, Ronald Reagan, Sargent Shriver e Bobby Kennedy. Ma forse ricordiamo in particolare il suo grande amore per i suoi nipoti, i suoi tre figli, e soprattutto per la sua defunta moglie Karen Laub-Novak. Dopo la scomparsa della sua Karen nel 2009, inizialmente ho pensato che si fosse spenta una parte della luce nei suoi occhi. Presto mi resi conto, tuttavia, che Michael Novak sperava fortemente, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, nella “gloria del cielo promessa da Dio a coloro che lo amano e fanno la sua volontà” (CCC 1821).

Anch’io ho la ferma speranza e credo con fiducia che Michael si è riunito con Karen e che insieme vivranno una vita eterna con Cristo.

Réquiem ætérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.

Amen.

NOTA: L’articolo originale, Michael Novak: Catholic, American Patriot, and Lover of Liberty è stato pubblicato su Public Discourse il 20 febbraio 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.