Salvare l’economia: i traguardi di Vernon Smith

Samuel Gregg, D. Phil.

Seguendo la tradizione di Adam Smith e di Edmund Burke, ha sostenuto l’economia.
L’economia è una questione di egoismo, e di come le persone la vivono”.
Quante volte avete sentito un’affermazione del genere? Il premio Nobel per l’economia Vernon L. Smith, che ha compiuto i suoi novant’anni il primo giorno di quest’anno nuovo è ancora più consapevole di questo. Come ha dichiarato nel discorso tenuto in occasione del conferimento del premio: i “valori a cui le persone rispondono non si limitano a... canoni di razionalità strettamente definiti”.

Questo è un messaggio che più persone hanno bisogno di sentire. Non si dovrebbe pensare che l’economia è così “triste”, e si potrebbe dare una valutazione più giusta ai mercati liberi. Una lettura attenta del discorso tenuto da Smith in occasione della consegna del Nobel e dei suoi numerosi scritti è proprio la dimostrazione del fatto che ha incorporato idee di altre discipline rispetto al comportamento umano. I suoi discorsi economici, quindi, sono disparati, spaziano dalla filosofia alla psicologia. Nel complesso, l’effetto è stato quello di aiutare l’economia a rispecchiare meglio la realtà umana, piuttosto che un homo economicus artificiale. Per tutta la sua carriera, Smith ha sfruttato fonti di conoscenza provenienti da altre discipline, alcune delle quali sono davvero sorprendenti.

La tua classe di economia ha un laboratorio?
Smith è più noto come pioniere dell’“economia sperimentale”. Si tratta di esperimenti comportamentali in cui le persone sono collocate in una particolare micro-economia in cui possono impegnarsi nel commercio, ma senza conoscere le condizioni che guidano la domanda e l’offerta. Chi esegue gli esperimenti può così verificare la validità di particolari teorie economiche, ottenendo in tal modo una maggiore conoscenza di come funzionano realmente gli scambi economici.

Col passare del tempo, l’economia sperimentale ha dimostrato l’importanza di quelle che Smith e altri chiamano “istituzioni economiche”, le regole formali e informali che danno forma alla vita economica in una certa società. Le istituzioni economiche, come si è visto nel mondo, davvero plasmano i risultati economici. Dalle leggi e regolamentazioni alle abitudini delle persone e alla gestione delle loro proprietà, qualsiasi insieme di regole interesserà (1) le informazioni che hanno le persone e (2) le motivazioni che le guidano.

Gli esperimenti di Smith hanno anche dimostrato evidentemente, come lui stesso dice in uno scritto del 1994, che: “Agenti economici possono raggiungere risultati efficienti che non sono intenzionali”. Quindi Adam Smith aveva ragione, quando lo aveva dichiarato in La ricchezza delle nazioni più di duecentoquarant’anni fa.

Vernon Smith non ha sicuramente iniziato con il desiderio di dimostrare la veridicità delle idee di Adam Smith perché, come lui stesso ha detto: “[Sono] stato cresciuto da una madre socialista e [mi è stato] aggiunto l’ulteriore handicap di aver studiato ad Harvard”. Visto cosa hanno dimostrato i suoi esperimenti su quello che ha definito “l’errore nel mio modo di pensare”, Smith ha cambiato idea. La verità era importante – non l’ego.

L’altro Smith
Questo non è stato il solo impegno di Vernon Smith nell’analisi del pensiero di Adam Smith e dell’Illuminismo scozzese. I filosofi scozzesi hanno fortemente influenzato la fondazione americana ma sono stati anche fondamentali per lo sviluppo delle economie di mercato moderne che, quando gli è stato permesso, hanno liberato milioni di persone dalla povertà.

Vernon Smith sottolinea che l’Illuminismo scozzese comprende quanto le persone siano complicate e dedica attenzione a tali complicazioni e a quanti disparati motivi guidano anche le loro decisioni economiche. Egli auspica che più economisti leggano l’altra grande opera di Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, un testo che Smith ha rivisto non meno di sei volte e che ha considerato il suo libro più importante.

L’Illuminismo scozzese ha rivoluzionato il modo in cui pensiamo alla natura stessa della ragione. Esso, sostiene Smith, si dedica ai processi deduttivi coscienti che creano le istituzioni sociali come le costituzioni. Ma vi è un’altra forma di razionalità, altrettanto importante, quella incarnata e convogliata nel tempo in abitudini, usi e regole. Spesso, come ha notato Edmund Burke, non comprendiamo appieno l’importanza di tali tradizioni fino a quando non le abbiamo perse. Lo studio di Smith su come tale conoscenza aiuta a guidare i risultati politici ed economici è un tratto distintivo del suo lavoro.

Ragione e fede
Come afferma Smith, la religione è un mezzo con cui tale conoscenza è stata trasmessa attraverso il tempo. In una lunga nota in calce al suo discorso per il Nobel, Smith ha sottolineato il ruolo della religione nella formazione della morale, necessaria per un comportamento sociale coeso, “rappresentato particolarmente dai grandi divieti che appartengono alle principali religioni del mondo”. Smith, nel suo discorso ha anche sottolineato che i dieci Comandamenti hanno stabilito le “basi di coesione nello scambio sociale”.

Da un lato, si tratta di una’affermazione empirica. È difficile immaginare che lo scambio sociale ed economico possa essere sostenibile a lungo termine in assenza di divieti assoluti di, per esempio, furto e omicidio esposti nel Decalogo e fortemente riaffermati da Cristo. Ma l’apprezzamento di Smith sull’importanza della religione deve anche qualcosa alla sua fede cristiana.

Fino a poco tempo fa, questo non era un argomento di cui Smith ha parlato pubblicamente nel dettaglio. Ma, in un discorso dal titolo “La fede e la sua compatibilità con la scienza e la ragione” tenuto nel 2016 all’Acton University, Smith ha iniziato a parlare di come era cresciuto in una famiglia appartenente all’unitarianismo durante e dopo la Grande Depressione. Alla fine e molto gradualmente, Smith ha dichiarato di essere “rinato e battezzato”.

Smith ha anche sostenuto la necessità di un’armonia essenziale tra fede, scienza e ragione. Sulla base delle scoperte dei fisici del XX secolo come Albert Einstein e il suo collega, il sacerdote cattolico Georges Lemaître (padre della teoria del Big Bang), Smith ha osservato che le affermazioni alla base della filosofia materialista sono state smentite dalla ragione e dalla ricerca scientifica. Ha inoltre evidenziato delle similitudini tra (1) le intuizioni raggiunte tramite la fisica moderna e (2) il linguaggio e la logica usati nelle Scritture ebraiche e cristiane per descrivere Dio come Causa Prima e origine della Creazione.

Certamente, ha detto Smith, Einstein aveva ragione a sostenere che le teorie progettate dagli esseri umani sono strumenti importanti per comprendere la realtà. Però, ha aggiunto Smith, prima della teoria ci sono il pensiero e la ragione: una sequenza logica che, ha detto, ha una similitudine nel versetto iniziale del Vangelo di Giovanni, “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Giov. 1,1).

Detto diversamente: la ragione non può derivare dall’irragionevolezza. In ultima analisi deriva da e riflette la luce del Logos stesso. Possiamo essere sicuri, conclude Smith, che la vita non è un caso. “Noi cristiani”, ha detto, “crediamo che procede da un atto d’amore del nostro Dio e nostro Salvatore, una fede che è compatibile con le scoperte dell’ingegneria e che quindi chiamiamo scienza”.

Dopo una vita di successi nell’ambito della scienza sociale economica, Smith ci ha ricordato che la ragione e la fede cristiana non dovrebbero mai essere viste necessariamente come avversari. In modi diversi ma compatibili e interconnessi, entrambi si preoccupano essenzialmente di conoscere la verità: la cui ricerca ci rende liberi.

Buon novantesimo compleanno, Vernon Smith. E la pace sia con te.

NOTA: L’articolo originale, Redeeming Economics: The Achievement of Vernon Smith è stato pubblicato su The Stream il 31 dicembre 2016 . La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.