Il momento cattolico della Francia

Samuel Gregg

Dal momento che la Francia ha adottato definitivamente una forma di governo repubblicana nel 1870, è capitato raramente che il palazzo dell’Eliseo fosse occupato da ferventi cattolici. È riprovevole che questo sia accaduto soltanto in due casi: quando sono stati presidenti il maresciallo Patrice de MacMahon (1873-1879) e il generale Charles de Gaulle (1959-1969). Ora, nella nostra epoca presunta laica, vi è una forte possibilità che la Francia possa eleggere un altro devoto cattolico alla presidenza: François Fillon.

Fillon, candidato presidenziale di centrodestra del 2017 appartiene al tradizionale partito francese Les Républicains, egli non ha paura di parlare pubblicamente della sua fede cattolica. Questo lo dimostra quando utilizza a modello il suo punto di vista decisamente conservatore su questioni come l’eutanasia e la sua personale opposizione all’aborto. Ancora più notevole, tuttavia, è che molti cathos (gergo francese per dire cattolici praticanti) hanno lavorato apertamente per assicurare la vittoria di Fillon sui suoi rivali Nicolas Sarkozy e Alain Juppé alle primarie presidenziali del loro partito.

Un attivismo pubblico e diretto di questo tipo dei cattolici non è stato mai una caratteristica della politica francese contemporanea. Anche un cattolico tanto serio come Charles de Gaulle, non si è sempre pronunciato su questioni di fede nella sua vita pubblica. Nonostante ciò, de Gaulle non ha mai nascosto il suo essere cattolico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il generale organizzava il movimento della France libre ha fatto affidamento su cattolici ferventi, come l’ammiraglio Thierry d’Argenlieu (monaco carmelitano) e il generale Philippe Leclerc de Hauteclocque (sostenitore prebellico di Action française). Diversi cattolici praticanti, come Edmond Michelet (attuale candidato per la beatificazione) sono stati ministri durante la presidenza decennale di de Gaulle.

Tuttavia, de Gaulle non ha mai dimenticato che molti francesi cattolici, tra cui vescovi cattolici, avevano sostenuto Vichy dopo la catastrofica sconfitta della Francia nel 1940. De Gaulle non sostenne il partito democratico cristiano del dopoguerra, il Mouvement républicain populaire (MRP). Ciò è accaduto anche perché de Gaulle era infastidito per il sostegno dato dal MRP a quella che considerava la costituzione imperfetta della Quarta Repubblica. Eppure le sue riserve circa il MRP erano anche dovute alla sua sensibilità verso la partecipazione dei cattolici in quanto tali alla vita politica. Gérard Bardy, nel suo libro del 2011 Charles le Catholique, sottolinea che de Gaulle non voleva essere visto come colui che comprometteva l’impegno della Repubblica verso la laïcité, – la nozione che lo Stato avrebbe dovuto essere neutrale in materia religiosa e libero da influenze religiose – tanto che di solito non prendeva la Comunione quando partecipava alla Messa in veste ufficiale.

Allora, cos’è cambiato? Come è accaduto che i movimenti di giovani cattolici e quelli politicamente attivi come il Sens commun siano stati in grado di mobilitare apertamente gli elettori di centro-destra per sostenere lo schietto cattolico Fillon contro Juppé, auto descritto catholique agnostique, durante il ballottaggio delle primarie? Perché Fillon, Juppé, e Sarkozy si ritengono tutti obbligati a fare un appello diretto ai cattolici praticanti durante le primarie? La Francia sta vivendo quello che si potrebbe definire un suo momento cattolico?

Come accade quando convergono religione e politica, emergono preoccupazioni immediate e fattori a lungo termine. Tra le prime c’è la profonda ansia di tutta la società francese verso l’Islam, accentuata dal terrorismo islamico e dalla diffusione in tutto il Paese di zone a prevalenza musulmana, il cui accesso è sconsigliato “ai non musulmani. Di conseguenza, come ha dimostrato l’intellettuale cattolico Pierre Manent nel suo best-seller Situation de la France (2015), molti cittadini francesi si stanno ponendo una di quelle domande esistenziali a loro tanto care: cosa dà alla Francia il suo carattere distintivo? Alcuni, tra cui molti non credenti, hanno concluso che la Francia non può essere realmente capita senza il cattolicesimo, e che l’eredità lasciata dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese non ha innalzato abbastanza barriere contro la diffusione insidiosa dell’islamizzazione. Questo è stato compreso dopo il brutale assassinio di padre Jacques Hamel per mano di due terroristi islamici nel luglio del 2016, particolarmente toccante per molti cattolici del Paese e senza dubbio anche per gli ebrei, i protestanti e i non credenti.

I politici conservatori tradizionali si rendono conto di queste preoccupazioni. Ma Fillon riconosce anche che enfatizzando il suo cattolicesimo può allontanare gli elettori da uno dei suoi principali rivali: Marine Le Pen, capo del partito di estrema destra Front national (FN). La posizione sfacciatamente nazionalista del FN su questioni politiche ed economiche ha prevalso sulle preoccupazioni per l’Islam e sulla profonda insoddisfazione per le élite politiche francesi. Tuttavia gli accenni di Fillon alle sue idee cattoliche conservatrici e al ruolo che ha avuto la Chiesa nel forgiare l’identità francese attirano ora l’attenzione sulla natura piuttosto laica del FN, che è più nazionalista che cattolico. Fatta eccezione per la nipote di Marine Le Pen, Marion Maréchal-Le Pen (un’altra cattolica praticante che parla apertamente della sua fede), è stata notata particolarmente l’assenza della leadership del FN in manifestazioni importanti, mobilitate dal movimento cattolico La Manif pour tous contro la legalizzazione del matrimonio omosessuale sostenuta dal governo socialista nel 2013. Negli ultimi mesi, il FN ha anche attenuato la sua decisa presa di posizione degli anni precedenti contro l’aborto. Fillon si è così schierato per attirare il sostegno di alcuni ferventi cattolici che, esasperati dal secolarismo e dalle simpatie per l’UE delle élite francesi, si sono uniti al FN negli ultimi anni.

Al di là di queste considerazioni strettamente politiche, il ruolo svolto dalla les cathos nella vittoria alle primarie di Fillon riflette cosa sta accadendo da qualche tempo al cattolicesimo francese. Dopo il Concilio Vaticano II, molti francesi hanno adottato un atteggiamento di propensione al compromesso nella società e nella vita politica. In termini pratici, questa “apertura del cattolicesimo” comporta apprezzare nozioni come il dialogo tra il cattolicesimo e il Marxismo e aderire a posizioni comunemente descritte come “progressiste” su questioni che vanno dalla liturgia all’economia. Quelli che contestano tali tendenze, tra cui i teologi gesuiti Henri de Lubac e Jean Daniélou, che hanno avuto entrambi un ruolo importante nel Concilio, si sono spesso trovati emarginati.

Nei primi anni ‘80, era chiaro che il progressismo non poteva invertire l’evidente decadenza del cattolicesimo in tutta la Francia, e può darsi che abbia anche contribuito a quest’ultimo. Ma in questo momento, in cui la Chiesa aveva toccato il fondo, sono emersi alcuni leader straordinari, in particolare il cardinale Jean-Marie Lustiger. Convertito in adolescenza dall’ebraismo dopo che sua madre fu uccisa ad Auschwitz, Lustiger è stato nominato vescovo di Orléans nel 1979 da Giovanni Paolo II. Poi, appena due anni dopo, è diventato arcivescovo di Parigi. Conosciuto da amici e nemici come le bulldozer, Lustiger ha trasformato il cattolicesimo parigino invertendo la tendenza negativa. Tra le altre cose, ha fondato un seminario, ha sostenuto i numerosi movimenti laicali che proliferavano in Francia e creato un suo canale televisivo cattolico. Lustiger era determinato a far uscire i francesi cattolici dalla mentalità del declino programmato.

Lustiger ha anche reso visibile la Chiesa nella pubblica piazza francese. Ha incoraggiato i laici cattolici – i quali sono indifferenti ai compromessi progressisti e all’intransigenza lefebvriana – a partecipare ai dibattiti pubblici. Lustiger non ha esitato a commentare regolarmente e in modo creativo i temi di attualità. A volte questo ha portato a risultati sorprendenti. Dopo aver guidato la resistenza portata avanti con successo dalla Chiesa contro il governo socialista che cercava di ridurre l’autonomia delle scuole cattoliche nei primi anni ‘80, Lustiger ha sviluppato un buon rapporto con il presidente François Mitterrand. Un agnostico proveniente da una famiglia di tradizione cattolica, il socialista Mitterrand rispettava Lustiger per la sua integrità, convinzioni, e intelletto.

Lustiger, e molti di coloro che sono diventati sacerdoti nella sua epoca (spesso conosciuti come génération Lustiger), hanno dato visibilità alla Chiesa nella società della nazione. Oggi, molti di loro sono vescovi: Dominique Rey a Fréjus-Toulon, Olivier de Germay in Corsica, Marc Aillet di Bayonne, Éric de Moulins-Beaufort ausiliario di Parigi, il vescovo militare Luc Ravel, per citarne solo alcuni. Essi provengono da famiglie di professionisti, e possiedono tutti credenziali ottenute da istituzioni educative laiche delle èlite francesi, altrettanto ragguardevoli quanto le loro controparti del mondo accademico, imprenditoriale e politico. Tali vescovi sono quelli che i francesi definiscono décomplexé. Ciò significa che essi non sono spaventati dalla Francia laica e che non hanno bisogno di appoggiare né il gruppo dei cattolici progressisti, ormai sempre più ridotto, né i loro punti di vista su come dovrebbero comportarsi i cattolici praticanti e la Chiesa. Nel 2015, per esempio, il vescovo Rey ha innescato delle polemiche invitando Marion Maréchal-Le Pen per discutere insieme a rappresentanti di altri partiti i comportamenti dei cattolici nella vita pubblica, presso l’università estiva della sua diocesi. Nella sua risposta alle critiche, Rey ha sottolineato una cosa ovvia: è difficile tenere una conversazione importante sui cattolici in politica senza la partecipazione dei rappresentanti di un partito politico che riceve regolarmente milioni di voti in Francia.

Questi vescovi della génération Lustiger, i sacerdoti che hanno formato e i loro equivalenti cattolici laici che occupano posizioni di leadership rifiutano di comportarsi secondo le aspettative degli eredi di Voltaire e Rousseau che hanno guidato la cultura francese sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Questo spirito indipendente e sicuro aiuta a spiegare la capacità di ripresa della Manif pour tous che era più efficace nel mobilitare l’opinione pubblica rispetto ai gruppi sostenitori del matrimonio negli Stati Uniti, soprattutto a causa della sua abilità di richiamare centinaia di migliaia di persone nelle strade di Parigi, tra cui molti non cattolici. Era solo una questione di tempo prima che questo tipo di attivismo cattolico si estendesse nella politica di partito. L’ascesa di Fillon indica che quel momento è arrivato.

Ciò non vuol dire che les néocatholiques, come li chiama la stampa francese – la formidable Madeleine de Jessey del Sens Commun, il presidente del Manif pour tous Ludovine de La Rochère, intellettuali convertiti come Fabrice Hadjadj, o sacerdoti esperti di mass-media come Pierre-Hervé Grosjean, Pierre Amar, Guillaume Seguin, Antoine Roland-Gosselin e altri – dominano la Chiesa francese. Il lefebvrismo tradizionale continua ad esercitare una forte influenza. Non è nemmeno difficile trovare “un cattolicesimo a bassa energia” in tutta la Francia (o altrove in Occidente).

Eppure, qualcosa è cambiato nel cattolicesimo francese. Ha una vitalità che non si vede in Germania, in Belgio o in Svizzera. Quello che intendono oggi i francesi per fervente cattolico nella pubblica piazza è enormemente differente dalla posizione imbarazzante che ha caratterizzato molti cattolici politicamente attivi nei decenni precedenti. A quanto pare, l’idea secolare dominante di laïcité che ha prevalso finora sta ricevendo una batosta imprevista da una parte della Francia. Vive la différence!

NOTA: L’articolo originale, France’s Catholic Moment, è stato pubblicato su First Things di Febbraio 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton