Le 5 maggiori preoccupazioni del rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza economica

Rev. Ben Johnson

L’Oxfam ha appena rilasciato il suo rapporto annuale e i media hanno debitamente diffuso tali dati. È stato dichiarato che “l’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle tasche dell’1% delle persone più ricche della popolazione globale, mentre non è stato registrato alcun miglioramento nella metà più povera della popolazione”. In questa dichiarazione ci sono cinque preoccupazioni importanti che dovrebbero stare a cuore ad ogni cristiano:  

1) Disuguaglianza e povertà non sono la stessa cosa
Secondo il rapporto: “Tra il 1990 e il 2010, il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà (con meno di 1,90 dollari al giorno) si è dimezzato e ha continuato a diminuire da allora”. Questo declino ha indotto l’Oxfam a concentrarsi invece sulla disuguaglianza economica.

“L’industria della povertà ha spostato con successo l’attenzione dalla riduzione della povertà alla riduzione della disuguaglianza”, ha detto Rev. Richard Turnbull del Centre of Enterprise, Markets, and Ethics (CEME), alla serie di conferenze “Reclaiming the West” tenuta dall’Acton lo scorso 6 dicembre. “Le chiese sono complici di questa narrazione... È straordinario che così tanti evangelici si siano dedicati a questo”. Misurare la metrica in maniera errata porta a risultai insoliti, come…

2) Donald Trump: il povero di Oxfam?
Il rapporto attuale di Oxfam smentisce il presidente Donald Trump per aver  “un governo di miliardari”, probabilmente come Betsy DeVos. Eppure molte delle persone che hanno accolto favorevolmente il rapporto potrebbero essere sorprese di scoprire che, per l’Oxfam, Trump potrebbe essere stato classificato tra gli oppressi.

Oxfam valuta “i ricchi” sottraendo le passività nette dalle attività nette. Quindi, un avvocato che ha ottenuto sostanziosi prestiti studenteschi e che è stato appena assunto da una prestigiosa società di Wall Street è considerato “povero”. La rivista Fortune ha esaminato gli anni di minor successo di Donald Trump e ha posto questa domanda, “Non sarebbe stato sorprendente se il magnate, che negli anni ‘90 (i suoi anni più bui) possedeva una fortuna di un miliardo di dollari, non fosse solo finito in bancarotta ma avesse anche avuto molti debiti?”. Se avesse dei debiti, Trump dovrebbe stare nella lista dei più poveri di Oxfam, in una posizione peggiore di chi guadagna due dollari al giorno senza passività nette.

 3) “La fine della ricchezza estrema”
Il rapporto afferma: “Per porre fine alla povertà estrema, dobbiamo anche porre fine alla ricchezza estrema”. È come suggerire che, “Per porre fine alle malattie estreme, dobbiamo anche porre fine alla salute estrema”. Ecco le parole esatte del capitolo:

“Porre fine alla ricchezza estrema. Per eliminare la povertà estrema dobbiamo eliminare anche l’estrema ricchezza. Viviamo in una ‘età dorata’ che mina il nostro futuro. Gli Stati devono usare la regolamentazione e l’imposizione fiscale per ridurre drasticamente i livelli di ricchezza estrema e per limitare l’influenza dei soggetti ricchi (sia individui che gruppi) nei processi di definizione delle politiche pubbliche”.

Il recente periodo di tremenda generazione di ricchezza coincide con la caduta senza precedenti della povertà estrema. Il PIL pro capite è più che raddoppiato dal 1994. Nonostante coincida con un aumento della “disuguaglianza”, i valori della felicità globale sono aumentati ininterrottamente dal 1995, secondo il World Values Survey.

Senza emettere sentenze, Rev. Turnbull ha detto che “la creazione di ricchezza, per il cristiano, è in realtà un imperativo spirituale”, parte del “progetto della creazione”. Dio creò l’umanità a sua immagine, ci dotò di impareggiabili facoltà razionali, mise a nostra disposizione una vasta gamma di risorse naturali e ci comandò di lavorare creando valore aggiunto. Turnbull ha affermato che “faremmo bene a lodare, piuttosto che screditare, chi crea ricchezza assumendosi rischi imprenditoriali”.

4) Il salario minimo massimizza la disoccupazione
Il rapporto consiglia ad ogni nazione di pagare “salari di sussistenza” nella stessa sezione in cui si tratta la disoccupazione giovanile: 

“Quasi il 43% della forza lavoro giovanile globale è ancora disoccupata, oppure occupata ma povera... Purtroppo in molti paesi non esistono ancora né salari minimi né la contrattazione collettiva, e i salari più bassi sono notevolmente inferiori a quanto è necessario per sopravvivere o a ciò che può essere definito ‘salario dignitoso’”.

Sempre più dati dimostrano che salari minimi più alti aumentano la disoccupazione tra i meno istruiti, i giovani, le minoranze e coloro che vivono nelle comunità economicamente più svantaggiate. Un think tank britannico ha scoperto che l’aumento del salario minimo in Gran Bretagna eliminerà tantissimi nuovi posti di lavoro con salario basso tramite l’incremento dell’automazione. Negli Stati Uniti, le leggi sul salario minimo hanno portato un aumentato della disoccupazione nella fascia tra i 16 e i 30 anni, il 5,6%. Il salario minimo in California di 15 dollari all’ora avrà un costo stimato di 400.000 posti di lavoro, secondo l’Employment Policy Institute (EPI). E il Fraser Institute canadese ha scoperto che il salario minimo di 15 dollari nell’Ontario avrebbe “effetti negativi più gravi” su chi già vive in “aree economicamente svantaggiate

5) Il mito dello Stato onnisciente
L’Oxfam basa i suoi calcoli sui dati di Forbes e del Credit Suisse Global Wealth databook. Nel rapporto dello scorso anno è stato affermato con certezza che “otto uomini possiedono la stessa ricchezza dei 3,6 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera dell’umanità”. La relazione di quest’anno rivela, senza destare scalpore, che non sono più 8 ma 61. Una revisione del 763% non è una piccola inesattezza.

Nonostante il proprio errore, l’Oxfam si aspetta che ogni Stato calcoli accuratamente e imponga un solo tipo di “salario di sussistenza” appropriato a tutti cittadini. Ogni azienda deve affidare lo stesso compito ad ogni singolo dipendente, cosa che deve accadere anche per ogni lavoratore in ogni settore della sua catena di approvvigionamento globale. Se questo calcolo minuzioso non rientra nelle competenze dell’Oxfam, forse non rientra nemmeno nella competenza (per non parlare dello scopo) di qualsiasi azienda – ma anche di tutte le aziende.

Creare un’uguaglianza economica assoluta non rientra nemmeno nelle abilità dell’Oxfam. Non esistono due persone che condividono le stesse situazioni, competenze e opportunità – le quali sono differenti in diversi momenti della vita. In media una persona avrà una situazione economica a 22 anni, quando ha conseguito il suo primo titolo di studi al college, che è molto diversa da quella che avrà a 65 anni quando andrà in pensione. Questa diversità porta gloria a Dio in una moltitudine di modi unici.

Invece di lamentarsi per la disuguaglianza economica – e la creazione di ricchezza che ha fortemente ridotto la povertà globale estrema – i cristiani dovrebbero concentrarsi sull’alleviare la vera povertà, accrescere le opportunità economiche e attuare il progetto della creazione per migliorare il mondo che Dio ci ha temporaneamente affidato.

Note: L’articolo originale, The 5 biggest problems with Oxfam’s 2018 income inequality report, è stato pubblicato sul nostro sito il 22 gennaio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.