La soluzione orwelliana di Macron contro le fake news

Marcin Rzegocki

 

 

 

 

 

 

Il 3 gennaio, al primo incontro del nuovo anno con la stampa, il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato una proposta destinata a “proteggere la vita democratica” della Francia dalle “fake news”. Secondo il presidente francese, le cosiddette fake news costituiscono una minaccia per la democrazia stessa. “Svilupperemo i nostri strumenti legali per proteggere la democrazia dalle fake news”, ha detto in un video pubblicato su Twitter.

Queste proposte imporrebbero una maggiore trasparenza ai portali internet riguardo ai contenuti sponsorizzati che pubblicano nei periodi di campagna elettorale. L’identità degli inserzionisti e di chi li finanzia dovrebbe essere chiaramente indicata. Le somme di denaro spese per tali contenuti sarebbero limitate. I giudici potrebbero ordinare la rimozione dei contenuti dal sito in cui sono pubblicate le fake news, l’eliminazione dei link, il blocco dei siti o addiritura la chiusura degli account appartenenti agli utenti illeciti. Ha anche annunciato che al Consiglio superiore dell’audiovisivo (CSA) sarà dato il potere di contrastare qualsiasi tentativo proveniente dai media controllati o influenzati da stati stranieri di destabilizzare la società. Questo si riferisce ai media francofoni di proprietà dello stato russo, soprattutto Russia Today e Sputnik News, considerati strumenti di propaganda russi.“Se vogliamo proteggere le democrazie liberali, dobbiamo avere una legislazione forte”, ha detto Macron.

Anche se i dettagli della nuova legge non sono stati pienamente chiariti, l’idea che debba essere lo Stato a censurare le fake news è già stata ampiamente criticata in Francia e all’estero. L’opposizione ha detto che la Francia sta scivolando verso un regime orwelliano, e alcuni giornalisti hanno osservato che la legge di Macron può ridurre la diversità di opinioni e limitare la libertà di parola. “La democrazia è basata sulla neutralità dei media, che in realtà non esiste quando una stragrande maggioranza di giornalisti aderisce alla la sinistra”, scrive il sito web di destra La Gauche m’a tuer. Un deputato socialista, Jean-Luc Mélenchon, a sua volta, afferma che è evidente che la legislazione proposta rischia di diventare liberticide.

Nel contesto della lotta contro le menzogne nei media, nasce un’altra domanda importante: “Chi deciderà se una notizia è falsa?” I giudici del Syndicat de la Magistrature (sindacato dei giudici strettamente legato alla sinistra) o lo Stato?” chiede Marine Le Pen. “Chi deciderà qual è la verità?” Concorda Mélenchon.

Il presidente francese non è l’unico a voler limitare l’informazione estera nel suo paese. Lunedì, l’UE ha riunito un gruppo di 29 esperti per indagare sul problema delle “fake news” e presentare un piano per una risposta congiunta alla Commissione europea entro aprile. Martedì, il Parlamento britannico ha tenuto un’audizione sulle “fake news”.

Alcune nazioni hanno già preso provvedimenti. Le autorità dei media lituane hanno sospeso le trasmissioni dell’emittente televisiva Russa, RTR Planeta, perché “ispira sentimenti di guerra e incita all’odio”. In Svezia, quasi contemporaneamente a Macron, il primo ministro Stefan Löfven ha annunciato un’iniziativa di intelligence più severa per proteggere gli svedesi nelle imminenti elezioni dalla propaganda russa e di altri paesi stranieri. In un articolo leggiamo: “Ha detto che un nuovo ente statale sarebbe stato creato ‘immediatamente’ e sarebbe stato responsabile del rafforzamento della ‘difesa psicologica del pubblico svedese ‘identificando, analizzando e rispondendo’ a campagne d’influenza esterna”.

Anche se le leggi volte a diminuire l’influenza della propaganda straniera possono sembrare vantaggiose per molti – almeno a prima vista – è del tutto possibile che aprano la strada ad abusi di potere da parte dello Stato nei confronti dei suoi rivali politici. Etichettare le opinioni degli altri come “fake news”, “propaganda” o “incitamento all’odio” può portare a gravi conseguenze legali e può avere un impatto gravemente negativo su opinioni, punti di vista e fonti d’informazione differenti, un pilastro fondamentale di qualsiasi democrazia.

Il sistema politico democratico ha già un meccanismo efficace per far fronte alle fake news: i tribunali  consentono di fare causa per la diffamazione. Questa dovrebbe essere considerata una risposta dettata dal mercato libero verso certe fake news. Le cause legali, che sono discusse a porte aperte in tribunali imparziali e sono spesso seguite dai media, garantiscono un livello più elevato di obiettività e trasparenza rispetto alle decisioni arbitrarie delle autorità statali politicizzate prese a porte chiuse.

“Il desiderio di verità appartiene alla stessa natura dell’uomo,” scrisse Giovanni Paolo II nella sua enciclica del 1998 Fides et ratio. Le persone hanno sia una volontà sia una capacità intrinseca di cercare la verità. Questa si chiama ragione, il filo conduttore della civiltà occidentale fin dai tempi di Socrate. Pertanto, non si deve fare affidamento sulle autorità politiche affinché ci aiutino a distinguere le fonti mediatiche accurate da quelle false. Siamo in grado di farlo da soli, a condizione – indispensabile – di avere accesso a una varietà di diverse fonti d’informazione.

“La filosofia moderna, dimenticando di orientare la sua indagine sull’essere, ha concentrato la propria ricerca sulla conoscenza umana. Invece di far leva sulla capacità che l’uomo ha di conoscere la verità, ha preferito sottolinearne i limiti e i condizionamenti”, ha scritto San Giovanni Paolo II nell’encilica papale.

Invece di dirigerci verso questo vicolo cieco filosofico – forse autorizzando lo Stato a limitare la nostra libertà di stampa – dobbiamo piuttosto riconoscere le acute possibilità dell’intelletto umano e permettere loro di esercitare la libertà di pensare e decidere, da soli.

Note: L’articolo originale, Macron’s Orwellian fake news fix, è stato pubblicato sul nostro sito il 17 gennaio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.