Il libero scambio e la Brexit possono aiutare l’Africa a prosperare

Ibrahim B. Anoba

All’inizio del 2018, tutti i 54 stati membri dell’Unione Africana (UA) firmeranno un accordo per un’Area di Libero Scambio Continentale (Continental Free Trade Agreement o CFTA) per rendere l’Africa il più grande mercato comune del mondo. La CFTA potrebbe aumentare gli scambi nell’area del 50%, cifra mai raggiunta prima e creare circa 35 miliardi di dollari di entrate.

Ciò è necessario, poiché il commercio intra-africano costituisce solo il 18% del commercio totale del continente: una differenza abissale rispetto al 70% degli scambi commerciali tra i Paesi dell’Unione Europea (UE). Ma un trattato di libero scambio attuato correttamente potrebbe portare all’aumento degli scambi commerciali e favorire la popolazione sempre crescente del continente con maggiori risorse materiali. Sarebbe probabilmente anche un vantaggio per l’Africa che potrebbe negoziare accordi più equi con l’UE.

Relazioni commerciali con l’Europa
L’UE è il più vecchio partner commerciale dell’Africa moderna e, nonostante la forte riduzione delle loro relazioni economiche negli ultimi 14 anni, la CFTA potrebbe ancora aiutare l’Africa a trarre il meglio da questa partnership storicamente unilaterale.

Dall’ufficializzazione degli accordi commerciali tra Europa e Africa a metà del 1900, l’UE ha sfruttato la debolezza del commercio intra-africano a suo vantaggio. Eppure fino ad oggi, l’Unione Africana è colpevole di non creare le condizioni che consentano relazioni commerciali forti tra i paesi africani e le Comunità Economiche Regionali (Regional Economic Communities o REC), cosa necessaria per promuovere lo sviluppo. Questo trattato ha il potenziale di cambiare tale situazione.

Rafforzare la CFTA porterà ai paesi africani e alle REC maggiori possibilità di scambi commerciali nel continente, creando un po’ di concorrenza con l’UE. Il crescente interesse commerciale della Cina verso l’Africa la rende un altro possibile partner. Se l’Europa riconoscesse queste possibilità, l’Africa avrebbe l’opportunità di elevare la sua posizione negoziale nei confronti dell’UE. Inoltre, gli impegni di sviluppo dell’Africa potrebbero fornire ulteriori motivi per aumentare le importazioni dall’Europa nei prossimi due decenni.

Il continente prevede di spendere almeno 6 trilioni di dollari in infrastrutture entro il 2040 parte del suo sforzo di industrializzazione. Ciò si traduce in un maggiore bisogno di molti dei prodotti che importa dall’UE: macchinari, combustibili e prodotti chimici. Il testo proposto dalla CFTA consentirebbe ai paesi e alle REC di negoziare questi nuovi accordi a favore dell’Africa e di migliorare i loro attuali Accordi di Partenariato Economico (APE) con l’UE.

L’UA ha affermato che la corretta alternanza tra CFTA e APE dovrebbe consentire all’Africa di utilizzare la CFTA per strutturare gli impegni di liberalizzazione raggiunti dai singoli paesi e dalle REC, che sembra essere il suo vero obiettivo. È interessante notare che dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, che ha fiaccato la forza economica europea, l’Africa potrebbe contare su un altro vantaggio concreto fornito dalla Brexit.

Il Regno Unito è già uno dei maggiori partner europei dell’Africa e i principali sostenitori della Brexit offriranno maggiori possibilità all’Africa di importare più merci in Gran Bretagna quando quest’ultima non dovrà più rispettare la Politica Agricola Comune dell’UE che impone il 18% di dazi sui prodotti agricoli africani. Certamente, l’UE post-Brexit vorrebbe ugualmente sostituire gli scambi commerciali persi a causa della Brexit. Ciò significa che assisteremo a una nuova lotta per il commercio in Africa tra la Gran Bretagna e l’UE post-Brexit che gioca perfettamente a favore del continente.

La CFTA potrebbe stimolare l’industrializzazione dell’Africa
Oggi più che mai, il potenziale economico dell’Africa come mercato – specialmente come luogo di produzione di materie prime ad alta tecnologia per la sua popolazione crescente – attrae gli interessi delle super-economie emergenti come Cina, India e Israele. Se consideriamo anche le caratteristiche generali del piano d’azione della CFTA sulla promozione del commercio intra-africano (BIAT), il continente è destinato a una sinergia che promette di trasformare la sua economia nel più breve tempo possibile. Il piano di libero scambio integrerebbe i numerosi mercati frammentati per cooperare tra loro con lo scopo di aumentare la capacità produttiva, lo scambio di informazioni, il miglioramento delle infrastrutture e il flusso finanziario.

Da un punto di vista più strategico, tenta di riorganizzare il paesaggio geoeconomico di un’Africa divisa. L’accordo eliminerebbe le procedure doganali per creare una libera circolazione degli scambi transfrontalieri.

Questo mercato aperto potrebbe avere effetti senza precedenti su altri settori direttamente collegati all’economia. Per capire come potrebbe funzionare, consideriamo come esempio il trasporto aereo. I fornitori di servizi di questo settore lottano per affrontare dozzine di regolamentazioni differenti tra uno Stato e l’altro. Ma se per esempio, un quarto di questi 54 paesi africani riducesse significativamente le regolamentazioni sul trasporto aereo, potrebbe assistere ad un aumento stimato di 1,3 miliardi di dollari del loro PIL collettivo, aggiungendo altri cinque milioni di passeggeri e 155.000 posti di lavoro all’anno. Si tratta di uno stimolo potenzialmente definitivo verso la costruzione di un formidabile settore del trasporto aereo in Africa. Gli stessi cambiamenti trasformerebbero quasi sicuramente altri settori promettenti vittime di pesanti regolamentazioni statali che sono fondamentali per l’industrializzazione, come l’energia e le telecomunicazioni.

Un beneficio ancora maggiore che l’UA e gli economisti non stanno adeguatamente considerando è la trasformazione delle piccole e medie imprese (PMI). Con l’abolizione dei dazi doganali e l’eliminazione di altre restrizioni, è molto probabile che le PMI registrino rendimenti crescenti e, potenzialmente, la necessità di espandersi.

La possibilità di competere con le aziende dell’UE per i loro consumatori locali dovrebbe ispirare queste PMI a costruire marchi migliori per un continente in espansione. Gli Stati africani non dovrebbero creare delle politiche per migliorare la competitività del mercato delle PMI, poiché questo accadrebbe naturalmente in un mercato aperto. Tuttavia, la bellezza di quest’accordo storico sta nel cambiamento semplice ma vitale che promette. Se esso sarà attuato per almeno un decennio, avrà permesso agli imprenditori africani di condividere i loro talenti in un mercato globale in rapida evoluzione. Le innovazioni tecnologiche che hanno aiutato alcuni paesi a migliorare saranno trasferite ad altri attraverso il commercio. Il maggiore volume di scambi aumenterà il benessere personale e materiale degli africani, specialmente di quei milioni di persone devastate dalla povertà. E la possibilità di un aumento degli scambi – in Africa, UE, Regno Unito, Cina e altre potenze economiche regionali – è la via più importante per aprire le porte dell’Africa alla prosperità sconfinata.

Per un’Africa che si trova davanti a quelle che sembrano sfide scoraggianti – che molti ritengono possano essere affrontate solo con un maggiore coordinamento centrale statale – il coordinamento decentrato e organico introdotto dalla CFTA è vincente sotto tutti punti di vista.

Note: Ibrahim Anoba è direttore esecutivo dell'African Liberty Organization for Development e sostiene l’economia politica africana tramite Young Voices. Potete contattarlo su Twitter scrivendo a @Ibrahim_Anoba.

L’articolo originale, Free trade and Brexit can help Africa flourish, è stato pubblicato sul nostro sito il 16 gennaio 2018. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.