Il divieto polacco dello shopping domenicale: più clientelismo che cattolicesimo

Mikołaj Pisarski

Il 24 novembre, la Camera dei Deputati del parlamento polacco, la Sejm, ha approvato un disegno di legge che eliminerà gradualmente gli acquisti domenicali fino a vietarli quasi del tutto nel 2020. Tale disegno di legge è stato approvato con i voti del partito di maggioranza, Diritto e Giustizia, e dalla maggior parte dei parlamentari del partito di destra Kukiz’15, nonostante i precedenti avvertimenti pronunciati per più di un anno da molti think tank polacchi difensori del libero mercato.

Il disegno di legge è promosso come una prova di adesione alla tradizione cattolica della Polonia. Nonostante, le sue numerose lacune si tratta di un altro modo per ottenere il sostegno politico del potente sindacato Solidarność. Allo stato attuale, tale disegno di legge permetterebbe più di trenta eccezioni, per lo più discriminanti, nei confronti di grandi centri commerciali. Ciò si adatta bene al pensiero del governo di Diritto e Giustizia, che considera i grandi centri commerciali una minaccia. La motivazione religiosa era, nella migliore delle ipotesi, al terzo posto. Ma il costo, come al solito, sarà pagato dai consumatori.

Il disegno, proposto dalla commissione pubblica “Domeniche Libere” guidata da Solidarność – il maggiore sindacato polacco – è stato modificato più volte. Solo poche settimane prima della sua morte, Janusz Śniadek, ex presidente di Solidarność e presidente della sottocommissione permanente del mercato del lavoro che stava lavorando al progetto, ha proposto un compromesso: limitare l’apertura dei negozi a sole due domeniche al mese. Sebbene sia stata abbandonata dopo pesanti critiche sia da Solidarność che dal clero polacco, questa proposta mostra che la motivazione alla base della decisione del partito di governo di limitare il commercio era puramente politica.

La legge definitiva che è passata al Sejm è molto più simile alla proposta iniziale di Solidarność. Verrà gradualmente eliminato lo shopping domenicale. A partire dal prossimo 1° marzo, il divieto  verrà applicato per due domeniche: la prima e l’ultima del mese. A partire dal 2019, i negozi potranno aprire solo una domenica al mese. Infine nel 2020 ci sarà un divieto totale, tranne sette domeniche l’anno: le tre domeniche che precedono le festività pubbliche e le ultime domeniche di gennaio, aprile, giugno e agosto.

Oltre ad ottenere l’approvazione dei sindacati che costituiscono una grande parte dell’elettorato del partito Diritto e Giustizia, il divieto si adatta bene all’idea dello Stato che vede i grandi centri commerciali di proprietà di marchi stranieri come una minaccia per i piccoli imprenditori polacchi. Dopo l’imposizione di una tassa sulle vendite per i grossi dettaglianti, che non doveva essere pagata dai negozi più piccoli, ecco un altro esempio di discriminazione da parte dello Stato nei confronti delle grandi ditte straniere.

Come afferma uno dei principali think tank polacchi del libero mercato, Civil Development Forum (FOR), tutte le esclusioni e le lacune del disegno sollevano seri dubbi sulla sua costituzionalità. Sebbene nulla indichi che il presidente polacco Andrzej Duda porrà il veto, almeno alcuni membri di Diritto e Giustizia sembrano ammettere le mancanze del disegno di legge.

In questo momento il Senato sta lavorando al progetto di legge e ha già annunciato attraverso il senatore Stanisław Kogut, membro di Diritto e Giustizia, che molto probabilmente introdurrà alcuni emendamenti. Purtroppo, nessuno di questi sembra fare gli interessi dei consumatori. Molto probabilmente il Senato cercherà di inserire almeno alcuni emendamenti che potrebbero consentire alle catene commerciali di possedere piccoli negozi per aggirare la legge.

Incoraggiato dal suo successo iniziale, Solidarność sta chiedendo ulteriori regolamentazioni. Alfred Bujara, il presidente della sezione nazionale dei commercianti di Solidarność, ha dichiarato che è giunto il momento di aprire un nuovo fronte: estendere il divieto di acquisti domenicali a Internet e di includere anche i centri logistici.

Estendere il divieto alle piattaforme commerciali virtuali può essere visto come un tentativo di imparare dall’esperienza di uno Stato vicino alla Polonia: quando lo Stato ungherese decise di introdurre una legge simile, limitando gli acquisti nei grandi centri commerciali nel 2015, il commercio di prodotti alimentari su Internet è aumentato di oltre il 30%. Come accade in molti casi simili, la gente troverà un modo per eludere qualsiasi legge che non tenga conto delle proprie preferenze. In Polonia succederà lo stesso che in Ungheria, e la quantità di scappatoie prese in esame prima che il disegno diventi una legge lo dimostra al di là di ogni dubbio.

Questa inefficacia nel far rispettare il divieto e la grande insoddisfazione verso la legge costringevano il governo ungherese ad abrogare la legge un anno dopo la sua introduzione. La sua controparte polacca potrebbe andare incontro allo stesso destino.

Il sostegno dell’opinione pubblica a tale divieto è basso, anche tra i commercianti. Secondo un sondaggio di SW Research, meno di una su quattro delle persone intervistate approva il divieto di acquisti domenicali. Ma la cosa più importante è l’impatto economico negativo che avrà di sicuro tale legge sull’economia polacca.

Il Warsaw Enterprise Institute (WEI), un think tank dell’Unione degli imprenditori e dei datori di lavoro (ZPP), ha pubblicato un rapporto che indica molte conseguenze negative. Le più gravi potrebbero influenzare l’occupazione nel settore del commercio, diminuire i ricavi e aumentare la quantità di cibo rimasto invenduto fino a quando non sarà più commestibile.

Cosa più importante, il rapporto ha smentito una delle principali argomentazioni presentate dai sostenitori del disegno di legge. Contrariamente alle loro opinioni, i dati mostrano che i piccoli negozianti non trarrebbero vantaggi dal divieto, in quanto la sua imposizione porterebbe a una diminuzione complessiva delle entrate anziché alla diversificazione.

Non sorprende che un’organizzazione che sostiene fortemente le battaglie degli imprenditori nella vita reale sia stata in grado di presentare la proposta più sensata appoggiata da tutti quelli che sono coinvolti nel dibattito in corso. Invece di introdurre una nuova proposta di legge, il WEI si è espresso a favore della modifica della legge sul lavoro per garantire ad ogni impiegato del settore commerciale almeno due domeniche libere obbligatorie al mese. Purtroppo, questa proposta è svanita nel corso del dibattito tenuto dalla sottocommissione. Nulla suggerisce che i legislatori considerino un simile approccio, che cerca di riconciliare gli interessi dei consumatori e degli impiegati del settore commerciale.

Attualmente, possiamo solo sperare che il disegno di legge segua presto le orme del suo predecessore ungherese e che il governo di Diritto e Giustizia ritiri presto la sua proposta dannosa. Nel frattempo, lo shopping domenicale prospererà comunque, ma non nei grandi centri commerciali – questa volta nelle stazioni di servizio che non rientrano nella proposta di legge e che ora stanno progettando di espandere la loro linea di prodotti.

Note: L’articolo originale Poland’s Sunday shopping ban: More cronyism than Catholicism è stato pubblicato sul nostro sito il 12 dicembre 2017. La traduzione italiana è dell’Istituto Acton.