Lettera da Roma: crescenti minacce contro la libertà europea

Kishore Jayabalan

Cari amici dell’Istituto Acton,

il galateo non prevede di iniziare l’anno con previsioni tragiche, ma visti i continui attacchi terroristici islamici, la preoccupazione crescente per l’ostilità russa e l’inettitudine generale dei suoi leader, abbiamo molte ragioni per preoccuparci del futuro della libertà in Europa.

I funzionari antiterrorismo italiani e tedeschi erano pienamente consapevoli della minaccia rappresentata dal cittadino tunisino Anis Amri e non hanno potuto impedire che dirigesse un camion contro un mercatino di Natale a Berlino. A questo va aggiunto l’attacco alla discoteca di Istanbul la notte di Capodanno, l’omicidio di un prete francese mentre celebrava la messa in Normandia e l’attentato di Nizza durante le celebrazioni della presa della Bastiglia, possiamo aspettarci maggiori misure di sicurezza interna in ogni grande città europea. A Roma ci sono già tanti poliziotti armati, molti dei quali hanno un comportamento di noncuranza tale da non ispirare molta fiducia nella loro capacità di fermare un attacco vero e proprio.

I paesi baltici quali Lituania, Estonia e Lettonia non sono molto tranquilli a causa dei russi, date le vicissitudini di Vladimir Putin con l’Ucraina e a causa della volontà di Donald Trump di non inimicarsi la Russia. L’Occidente sembra tenere poco in considerazione quanto questi paesi, ora membri della NATO, hanno sofferto enormemente sotto l’occupazione sovietica. Sarebbe saggio che la Polonia cerchi mezzi alternativi per difendersi.

Il terrorismo islamico e i problemi russi non sono una novità nella storia europea moderna, che è priva di una risposta seria contro queste minacce, anche le più scioccanti. Angela Merkel può solo sperare che tra i rifugiati che la Germania sta accettando non ci siano terroristi, mentre Papa Francesco richiede a gran voce un atteggiamento non violento. Si tratta di buoni sentimenti umanitari, ma non molto utili a chi desidera preservare se stesso e la sua libertà.

Quindi, cosa si può fare? Uno dei miei scrittori preferiti su questioni europee è Pierre Manent, il cui libro, Beyond Radical Secularism è stato pubblicato in lingua inglese lo scorso anno. Il titolo in origine era Situation de la France ed è stato scritto sulla scia degli attentati di Parigi del gennaio 2015, si tratta di un’acuta e ponderata difesa dell’occidente cristiano e in particolare dello Stato-nazione. Manent non solo chiede agli europei di riconsiderare i pregiudizi laici che non hanno permesso all’Europa di vedere le sfide che gli venivano poste dall’Islam, ormai entrato nella sua cultura; egli invita i cristiani a porre fine ai loro modi disfattisti di pensare e di agire e di iniziare a lavorare più apertamente per il bene comune delle loro nazioni.

Alcune delle proposte di Manent sono pratiche – menu halal nelle scuole, piscine unisex, accettare il modo di vestire dei musulmani in pubblico fino lasciare scoperto solo il viso, limitare il finanziamento estero alle moschee – e si tratta di proposte dettate da quello che lui definisce un atteggiamento “difensivo”. I musulmani fanno e faranno parte della vita europea, e bisogna fare dei tentativi per accoglierli. Ma devono anche inserirsi nella vita delle nazioni in cui si trovano che è condivisa da tutti i cittadini.

Il consiglio di Manent per la Chiesa è particolarmente degno di nota. Non ci sono invocazioni del vecchio regime o richieste di una nuova crociata; piuttosto la Chiesa deve andare oltre il pensiero liberale e il linguaggio dei diritti umani e fornire una difesa spirituale della vita comune della nazione di “tipo cristiano”, cioè uno stile che è stato profondamente modellato dal cristianesimo (sia da quello dei cattolici che da quello dei protestanti) che rimane ancora aperto ad altre fedi. Forse in previsione della vittoria di François Fillon, i cattolici sono invitati a diventare più attivi nella politica, invece di ritirarsi a vita privata.

Partecipando apertamente alla vita politica, i cattolici francesi contribuirebbero a rilanciare l’idea dell’“Alleanza”, che ha creato la nazione di Israele e che potrebbe ancora una volta portare libertà e responsabilità (verso Dio e gli uomini), che un tempo era al centro dell’“arco europeo”. Tale politica influenzata dalla religione sarebbe stata molto difficile da immaginare in Francia anche solo pochi anni fa, ma come abbiamo visto con la Brexit e la vittoria di Trump, l’inimmaginabile sta diventando la norma in questi giorni.

Anche se il libro di Manent è rivolto ai cristiani, è tutt’altro che un tratto cattolico o settario. Oltre alla posizione difensiva già menzionata verso l’Islam, egli sostiene che i cittadini francesi possono essere uniti nonostante le loro differenze religiose, purché la nazione abbia una propria “forma” per unirli e tenerli uniti. Questa forma, tuttavia, è stata trascurata dai cristiani a causa della carneficina della Seconda Guerra Mondiale e perché sono state favorite istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea e le Nazioni Unite. Può essere compito dei cristiani europei dimostrare che lo Stato-nazione può prosperare senza soccombere ai pericoli del nazionalismo.

Un modo per farlo sarebbe quello di rispettare i limiti del potere dello Stato. Non c’è da sorprendersi se i paesi europei sono diventati sempre più Stati assistenziali, mentre hanno ridotto la spesa per il settore militare facendo affidamento sugli Stati Uniti per la loro difesa. Uno Stato che non capisce ciò che non dovrebbe fare trascura le sue responsabilità fondamentali, quali emanare le leggi e mantenere l’ordine. Più esso s’intromette in settori come l’economia, l’assistenza sanitaria e l’istruzione, meno si concentra sulle sue funzioni basilari. Ridurre il ruolo dello Stato in alcuni aspetti della vita sociale può rafforzare le sue mansioni in altri ambiti in cui la sua presenza è più appropriata, aiutandolo a riacquistare la fiducia dei suoi cittadini.Un modo per farlo sarebbe quello di rispettare i limiti del potere dello Stato. Non c’è da sorprendersi se i paesi europei sono diventati sempre più Stati assistenziali, mentre hanno ridotto la spesa per il settore militare facendo affidamento sugli Stati Uniti per la loro difesa. Uno Stato che non capisce ciò che non dovrebbe fare trascura le sue responsabilità fondamentali, quali emanare le leggi e mantenere l’ordine. Più esso s’intromette in settori come l’economia, l’assistenza sanitaria e l’istruzione, meno si concentra sulle sue funzioni basilari. Ridurre il ruolo dello Stato in alcuni aspetti della vita sociale può rafforzare le sue mansioni in altri ambiti in cui la sua presenza è più appropriata, aiutandolo a riacquistare la fiducia dei suoi cittadini.

Un’economia in crescita è un altro elemento unificante della società moderna che viene troppo spesso dato per scontato. Non mi aspetto che uno scrittore raffinato come Manent difenda l’economia di mercato nel suo libro, ma quei cattolici che Manent spinge a fare politica dovrebbero prestare attenzione al fatto che un’economia stagnante o in calo rende il loro compito molto più difficile. La libertà economica rimane un aspetto fondamentale ma sottovalutato della libertà, perché altrimenti questa fornisce alle persone opportunità sicure e continue per contribuire al bene comune.

Ho probabilmente sbagliato a essere così pessimista all’inizio di questa lettera. Se la Francia moderna si rende conto che la religione e la libertà possono completarsi a vicenda, cosa impedisce che accada anche nel resto d’Europa?

Kishore Jayabalan
Direttore